mercoledì 1 marzo - Maddalena Celano

Patriarcato | La donna come proprietà privata e come proprietà collettiva

La storia della violenza contro le donne è strettamente legata all’idea arcaica della donna percepita come proprietà privata, sottomessa a un uomo “proprietario”. L’idea della donna come oggetto non autonomo e privo di cittadinanza nasce con l’affermarsi dell’istituzione patriarcale, come sistema mondiale globale, in cui le disuguaglianze di genere si perpetuano meccanicamente. Il patriarcato è spesso definito come un sistema di dominio maschile. Patriarcato significa letteralmente "la regola del padre" e deriva dal greco πατριάρχης (patriarkhēs), "padre di una razza" o "capo di una razza, Patriarca ", che è un composto di πατριά (Patria), "stirpe, discendenza, etnia" (da pater πατήρ, "padre") e ἄρχω (arkhō), "io regola".

Storicamente, il termine patriarcato è stato usato per riferirsi a un autocratico capo maschio di una famiglia. Tuttavia, in tempi moderni, si riferisce più in generale a sistemi sociali in cui il potere è detenuto principalmente da uomini adulti.

Questa definizione non illumina, ma piuttosto oscura, la complessa serie di fattori che agiscono insieme nel sistema patriarcale. Necessitiamo di una definizione più complessa, se vogliamo capire e sfidare il sistema patriarcale in tutti i suoi aspetti. Il patriarcato è un sistema di dominio maschile, radicato nell'ethos della guerra che legittima la violenza, santificato da simboli religiosi, in cui gli uomini dominano le donne attraverso il controllo della sessualità femminile, con l'intento di passare la proprietà agli eredi maschi. Gli uomini in questo sistema sono eroi di guerra, è detto loro di uccidere altri uomini, è detto loro di stuprare le donne del “nemico”, di cogliere i frutti del suolo “nemico”, di sfruttare le risorse, e di possedere le donne “nemiche” come bottino di guerra.

Marx ed Engels hanno affermato che la famiglia patriarcale, la proprietà privata, e lo Stato sono sorti insieme. L'origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato: è un saggio scritto alla luce delle ricerche di Lewis H. Morgan (in tedesco: Der Ursprung der Familie, des Privateigenthums und des Staats) e le intuizioni dello storico delle religioni Bachofen. Si tratta di un saggio del 1884, dello storico materialista Friedrich Engels. Esso si basa in parte sulle note di Karl Marx a Lewis H. Morgan (Ancient Society - 1877). Il libro è uno dei primi lavori antropologici sull’economia della famiglia. Anche se la loro comprensione delle società che precedettero il "patriarcato" è viziata, la loro intuizione che il patriarcato sia collegato alla proprietà privata, al controllo della sessualità femminile e alla nascita dello stato è piuttosto corretta. Il patriarcato non può essere separato dalla guerra, dai re o governanti che assumono il potere a seguito delle guerre, dal controllo della sessualità femminile, dalla proprietà privata, dalla violenza, dalla conquista, dallo stupro in guerra, e dalla schiavitù.

Il sistema che definiamo come patriarcato è un sistema di dominio imposto con violenza o minaccia della violenza. Si tratta di un sistema sviluppato e controllato da uomini potenti, in cui si dominano le donne, i bambini, altri uomini, e la natura stessa. Certamente non è nella "natura" degli "uomini" dominare con la violenza. Il Patriarcato è un sistema che ha avuto una certa origine nella storia, il che significa che non è né eterno, né inevitabile. Alcune donne e alcuni uomini hanno resistito al sistema patriarcato durante la storia e siamo in grado di resistere ancora oggi.

La modalità patriarcale della produzione-economica è riscontrabile nel lavoro di cura, lavoro sottovalutato e non retribuito delle casalinghe che sono classe di produzione, mentre i mariti sono la classe esproprio. Il secondo livello che descrive le relazioni patriarcali nel lavoro retribuito, si riferisce al fatto che tradizionalmente alle donne sono stati concessi i lavori peggiori: i lavori di cura, i lavori servili, subordinati, di solito sotto-pagati e precari. La violenza maschile costituisce la terza struttura e spiega come la violenza degli uomini contro le donne sia sistematicamente supportata e tollerata dallo Stato che mai interviene efficacemente contro di essa. Il quarto livello descrive i rapporti nei confronti della sessualità, dove il patriarcato ha deciso per noi che l'eterosessualità debba essere la norma e che la sessualità femminile debba essere controllata e subordinata alle esigenze maschili. (Walby, 1990).

Alcune definizioni di patriarcato sono influenzate da una nuova ricerca raccolta e analizzata da Heide Goettner-Abendroth in Società di Pace, che analizza alcune dinamiche delle società pre-patriarcali che lei chiama "matriarcato" o "società di pace". Goettner-Abendroth identifica la struttura profonda delle società matriarcali utilizzando quattro indicatori:

1) economico: queste società generalmente praticano l'agricoltura su piccola scala e realizzano la parità economica tra i membri attraverso l’ uso diffuso di regali e doni, come costume sociale.

 2) queste società sono egualitarie, matrilineari, e matrilocali. La proprietà agraria si trova nel clan materno e uomini e donne restano a vita nel loro clan materno.

 3) politico: queste società sono comunitarie e hanno ben sviluppato sistemi democratici di consenso;

4) la cultura, la spiritualità: queste società tendono a considerare la Terra come una Grande Madre. 

La cosa più importante è che il principio “terreno” permea tutto, queste società onorano il principio di cura, di amore, e la generosità che si associa alla maternità, che entrambi, uomini e donne, possono e devono praticare.

La cultura Moso dell'Himalaya che è stata recentemente studiata, proprio mentre sta scomparendo, è un classico esempio.

Le donne Moso scelgono i loro partner sessuali liberamente e sono libere di terminare una relazione sessuale e trovare un altro uomo. Non vi sono figli illegittimi perché tutti i bambini hanno le loro madri come riferimento principale. Non vi sono "puttane" perché le donne sono libere di fare sesso con chi vogliono e quando vogliono, senza stigma sociale e senza tabù. La dicotomia vergine-puttana, diffusa nel patriarcato, semplicemente non esiste.

Con l’esempio fornito dai Moso, siamo arrivati a capire su un livello più profondo che il patriarcato è un sistema di dominio maschile in cui gli uomini dominano le donne attraverso il controllo della sessualità femminile.

Studi antropologici suggeriscono che la maggior parte delle tribù preistoriche di cacciatori-raccoglitori erano, in realtà, società relativamente egualitarie, e che le strutture sociali patriarcali non si svilupparono fino a molti anni dopo la fine del dell'epoca pleistocenica, a seguito degli sviluppi sociali e tecnologici, come l'agricoltura e l'addomesticamento. Secondo Robert M. Strozier, la ricerca storica non ha ancora individuato un "evento scatenante". Alcuni studiosi indicano circa sei mila anni fa (4000 a.C. ), quando il concetto di paternità mise radici, come l'inizio della diffusione del patriarcato.

L'archeologa Marija Gimbutas ritiene che gli insediamenti agricoli della vecchia Europa nel Mar Egeo, nei Balcani e in Italia meridionale riportino relazioni di genere egualitarie. Lei suggerisce che fu l’ondata d’invasori kurgani, antica popolazione delle steppe ucraine, che cambiarono le relazioni di genere ed hanno istituito le gerarchie maschili che hanno portato alla nascita del patriarcato. Steven Taylor dimostra che l'aumento del dominio patriarcale è stato associato con la comparsa di sistemi politici gerarchici socialmente stratificati, violenza istituzionalizzata associata a un periodo di stress climatico.

Il controllo della sessualità femminile attraverso due istituzioni: il matrimonio-patriarcale o della prostituzione-patriarcale sono centrali e inter-dipendenti.

I costumi che circondano il matrimonio patriarcale, compreso il requisito che la sposa sia sessualmente intatta o "vergine", la "protezione" della verginità di una ragazza da parte del padre e dei fratelli, l'isolamento delle ragazze e delle donne, il requisito che le mogli debbano essere sessualmente fedeli ai loro mariti, e l'applicazione di questi costumi attraverso la vergogna, la violenza o la minaccia della violenza, tutti hanno un unico scopo: far sì che i bambini di un "uomo" siano effettivamente i suoi. Mentre è stato relativamente facile sapere chi è la madre biologica di un bambino, per secoli non è stato facile essere certi del padre biologico. Se una donna ha più di un amante, senza la prova del DNA, che solo di recente è stato scoperto, è quasi impossibile essere certi del padre di un bambino.

Ci si potrebbe chiedere:

perché è così importante per un uomo sapere chi sono i suoi figli biologici?

 La risposta si trova in questa definizione: il patriarcato è un sistema di dominio maschile in cui gli uomini dominano le donne, attraverso il controllo della sessualità femminile, con l'intento di passare la proprietà agli eredi maschi.

Marx ed Engels avevano ragione nell’affermare che il patriarcato e la proprietà privata sono integralmente correlati. Non vi sarebbe il bisogno, da parte di un uomo, di essere sicuri della paternità dei suoi figli se l'istituzione della proprietà privata individuale non esistesse e se il valore dei singoli non sia stato definito dalla proprietà che possiedono e trasmettere ai loro eredi, di solito figli maschi.

Di fatti la parola “eredità” o proprietà-ereditata, in greco moderno, periousia, una parola derivante dal greco antico, illustra il collegamento tra proprietà e identità. Ousia in greco antico si riferisce al proprio essere o essenza. Peri-ousia è ciò che circonda il proprio essere essenziale e definisce il modo in cui si "è". Il suo significato chiaro è che "ciò che si è" ed è definito dalla "proprietà" sia ereditata che trasmessa. Senza la stretta identificazione dell’"essenza" di un uomo con la sua proprietà, non ci sarebbe bisogno di una preoccupazione così costante sapendo che gli eredi della proprietà di un uomo "in realtà sono" i suoi figli biologici.

La domanda successiva è: come ha fatto un sistema a identificare l'essenza di un uomo con la sua proprietà e la capacità di trasmetterla ai figli? La risposta a questa domanda è: la guerra e la confisca delle "proprietà" dei popoli conquistati. Le donne, con l’ istituzione della guerra diventano “bottino”: in altre parole, le donne dei popoli conquistati saranno oggetto di stupro o addette alla prostituzione in quanto donne “pubbliche” del popolo conquistatore.

 

Tutte queste tesi sono riportate nei testi della teologa e storica delle religioni Carol P. Christ’s, in particolare nei seguenti saggi: Goddess and God in the World con Judith Plaskow e A Serpentine Path.

 

Il problema della dote nel Patriarcato: il prezzo della sposa e la “s-vendita” delle donne.

 

La Dichiarazione delle Nazioni Unite sull'eliminazione della violenza contro le donne (1993) afferma che "la violenza contro le donne è una manifestazione delle relazioni di potere storicamente ineguali tra i sessi, che hanno condotto alla dominazione e alla discriminazione contro le donne da parte degli uomini. La Dichiarazione sull'eliminazione della violenza contro le donne è stata adottata senza voto da parte dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite con la risoluzione 48/104 del 20 dicembre 1993. In essa è contenuto il riconoscimento della "necessità urgente per l'applicazione universale alle donne dei diritti e dei principi in materia di uguaglianza, la sicurezza, la libertà, l'integrità e la dignità di tutti gli esseri umani". La risoluzione è spesso riconosciuta come complementare e un rafforzamento dei lavori della Convenzione sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione della donna e la Dichiarazione e Programma d'azione di Vienna. La violenza economica contro le donne è una delle violenze più diffuse nel mondo che trae la propria radice nell’istituzionalizzazione delle “dote”.

 L'antropologo Jack Goody effettuò uno studio comparativo dei sistemi di dote in tutto il mondo ed ha dimostrato che la dote è una forma di eredità nell’area euro-asiatica dal Giappone all’ Irlanda che trasmettono, attraverso la dote, la proprietà ai bambini di entrambi i sessi. Questa pratica si differenza della maggior parte dell’Africa subsahariana, società che pratica l’“eredità omogenea” in cui la proprietà è trasmessa soltanto ai bambini dello stesso sesso (sempre il maschio) come titolare di proprietà.

Queste società si caratterizzano anche per la trasmissione del "prezzo della sposa": denaro, beni o proprietà vengono donati allo sposo o alla sua famiglia dai genitori della sposa (non per la sposa stessa). 

Goody ha dimostrato una correlazione storica tra le pratiche di “dote-paritaria” e lo sviluppo intensivo dell’agricoltura attraverso l’aratro, da un lato, e l'ereditarietà omogenea (prezzo della sposa) e l’agricoltura estensiva con l’utilizzo della zappa dall'altro. Sulla base del lavoro di Ester Boserup, Goody osserva che la divisione sessuale del lavoro varia nell’agricoltura con l’ aratro e l’ orticoltura estensiva con il nomadismo. Nelle regioni scarsamente popolate, dove sopravvive il nomadismo, la maggior parte del lavoro è compiuto dalle donne. Queste sono le società che danno un prezzo alla sposa. Quindi la ricchezza prodotta dalla sposa viene pagata a titolo di risarcimento per la sua famiglia per la perdita della sua forza lavoro. Con l’utilizzo massivo dell’aratro, l'agricoltura diventa in gran parte un lavoro svolto prevalentemente da uomini; è qui che nasce l’ utilizzo della dote da versare alla famiglia dello sposo. L’aratro nell’agricoltura è associato alla proprietà privata e il matrimonio tende a essere monogamo, per mantenere la proprietà all'interno della famiglia nucleare, in modo da mantenere di proprietà all'interno del gruppo. 

 

La nascita della “donna-pubblica”

Ovviamente, l’affermarsi della proprietà privata nelle singole società comportò la nascita di numerose diseguaglianze sociali: non tutte le famiglie garantirono un’adeguata dote alle figlie. Va da sé che non tutte le donne si permisero un buon matrimonio o un matrimonio felice. È facile immaginare il destino delle donne prive di mezzi economici per diventare “proprietà-esclusiva” di un uomo. Alle donne, essendo interdetto il lavoro politico, il lavoro militare, il lavoro artistico o culturale, come ampia parte del lavoro artigianale e commerciale, non potersi permettere di acquisire una dote, significò essere destinate alla prostituzione, cioè a diventare “donne-pubbliche” o “proprietà-collettiva”.

Durante il Medioevo, la prostituzione era molto diffusa nei contesti urbani. Nonostante tutte le forme di attività sessuale al di fuori del matrimonio furono dichiarate peccaminose dalla Chiesa Cattolica Romana, la prostituzione era di fatto tollerata (seppur in maniera riluttante) perché si riteneva evitasse mali maggiori come lo stupro, la sodomia o la masturbazione (http://www.goodreads.com/book/show/800026.The_Medieval_Underworld The_Medieval_Underworld, Andrew McCall, 1979); nonostante molti canonisti che premevano ed esortavano le prostitute a convertirsi e cambiare vita.

A Londra i bordelli di Southwark erano di proprietà del vescovo di Winchester (The_Medieval_Underworld, Andrew McCall, 1979).

In seguito divenne pratica comune nelle grandi città dell'Europa del Sud istituire bordelli sotto il controllo delle autorità, vietando al contempo qualsiasi forma di prostituzione svolta al di fuori di tali locali; l'atteggiamento a cui ci si atteneva maggiormente in gran parte dell'Europa del nord era invece quello del laissez faire (Norman Davies, Europe: A History, Oxford, Oxford University Press, 1996, p. 413, ISBN 0-19-820171-0).

La prostituzione trovò infine un mercato molto fruttuoso durante tutto il periodo delle Crociate.

L’unica religione che condannò in modo netto e senza equivoci la prostituzione fu l’Islam. Nel VII secolo il profeta islamico Mohammad dichiarò la prostituzione vietata in ogni caso, considerandola un grave peccato (Sahih al-Bukhari: Center for Muslim-Jewish Engagement). Tuttavia, a causa delle guerre piuttosto frequenti nell’ area Mediorientale, si diffuse la schiavitù sessuale: durante tutta l'epoca medioevale e prima dell'età moderna, donne e ragazze africane, caucasiche, dell'Asia centrale ed europee sono state catturate e costrette a servire come concubine all'interno degli harem dei signori arabi. Ibn Battuta dice più volte d'aver acquistato delle schiave-concubine (Islam and slavery: Sexual slavery).

Secondo i musulmani sciiti il profeta sancì l'istituto del matrimonio a tempo determinato, chiamato mut'a in Iraq e sigheh in Iran, ma ciò è stato invece utilizzato spesso come copertura per legittimare le lavoratrici del sesso in una cultura in cui la prostituzione è altrimenti severamente proibita in quanto peccaminosa (Pınar İlkkaracan, Deconstructing sexuality in the Middle East: challenges and discourses, Ashgate Publishing, Ltd., 2008, p. 36, ISBN 0-7546-7235-2.).

I sunniti, che costituiscono la maggioranza dei musulmani in tutto il mondo, ritengono che la pratica del matrimonio temporaneo sia stata abrogata ed infine vietata da uno del successore del profeta, Umar. In tutti questi casi contemplati, le prostitute delle società antiche vivevano in perfetta schiavitù giacché bottino di guerra o perché reiette sociali, dunque incapaci di sopravvivere autonomamente. Quindi per secoli le prostitute dovettero sottostare alle angherie poliziesche (delle varie polizie private dei vari signorotti locali o sultanati) e alle violenze della soldataglia. E la stragrande maggioranza dei loro proventi servì a ingrassare le casse dei tenutari, spesso legati (cioè vassalli) ai signorotti locali o ai sultanati (nel caso delle aree mediorientali).

Entro la fine del XV secolo gli atteggiamenti sociali nei confronti della prostituzione cominciarono ad indurirsi. Un focolaio di sifilide scoppiò a Napoli nel 1494 e si diffuse poi velocemente in tutto il continente europeo e parrebbe aver avuto origine da scambi commerciali con America Latina e dai frequenti viaggi dei marinai in luoghi “esotici” ("Columbus May Have Brought Syphilis to Europe". LiveScience. 15 gennaio 2008); ma il repentino aumento di malattie sessualmente trasmissibili possono aver avuto origine dal massiccio utilizzo di schiave sessuali provenienti da “paesi esotici”.

All'inizio del '500 emerse con forza l'associazione tra prostituta e contagio da peste, perciò la figura della prostituta fu associata agli “untori”, provocando la messa al bando dei bordelli e la pratica della prostituzione da parte dell'autorità secolare (Leah Lydia Otis, Prostitution in Medieval Society: The History of an Urban Institution in Languedoc, Chicago, University of Chicago Press, 1985, p. 41, ISBN 0-226-64033-7.);

inoltre la loro proibizione a termini di legge fu utilizzata anche per rafforzare il sistema del diritto penale dell'epoca (Leah Lydia Otis, Prostitution in Medieval Society: The History of an Urban Institution in Languedoc, Chicago, University of Chicago Press, 1985, p. 44, ISBN 0-226-64033-7).

Il diritto canonico definisce la prostituta come "una donna promiscua, a prescindere dagli elementi finanziari" (London Commissary Court Act Books, London, Department of Manuscripts, 1470–1473). La prostituta, considerata "una puttana a disposizione della brama di molti uomini" è stata così sempre più strettamente associata alla promiscuità di per sé (James Brundage, Sisters and Workers in the Middle Ages, Chicago, University of Chicago Press, 1989, p. 81).

La posizione ecclesiastica nei riguardi delle prostituzione fu triplice: "l'accettazione della prostituzione come un fatto sociale inevitabile, la condanna di coloro che traggono profitto da questo commercio, e l'incoraggiamento rivolto alle prostituta di ravvedersi" (Leah Oyit Otis, Prostitution in Medieval Prostition, Chicago, University of Chicago Press, 1985, p. 13). La Chiesa fu costretta a riconoscere la propria incapacità d'eliminare la prostituzione dalla società mondana e nel XIV secolo "cominciò a tollerare la prostituzione come un male minore."( Jacques Rossiaud, Medieval Prostitution, New York, Basil Blackwell, 1988, p. 160).

Tuttavia le prostitute dovevano essere escluse dalla comunità cristiana fino a quando non avessero smesso d'esercitare. Intorno al XII secolo cominciò a prendere piede l'idea della prostituta redenta e divenuta così santa, questo soprattutto attraverso la figura di Maria Maddalena, una delle sante più popolari dell'epoca; si utilizzò la storia biblica della Maddalena - vista come prostituta convertita a seguito del suo incontro con Gesù - per incoraggiare le prostitute a pentirsi (Ruth Karras, Holy Harlots: Prostitute Saints in Medieval Legend, in Journal of the History of Sexuality, vol. 1, nº 1, luglio 1990, p. 4).

Allo stesso tempo furono istituite delle case religiose con lo scopo di fornire asilo ed assistenza alle "maddalene": le case delle maddalene erano particolarmente popolari e raggiunsero il loro picco nei primi decenni del '300 (Vern Bullough, Sexual Practices and the Medieval Church, New York, Prometheus Books, 1982, p. 41.

^ Nickie Roberts, Whores in History: Prostitution in Western Society, London, Harper Collins, 1992, pp. 73–4.).

Nel corso del Medioevo vari pontefici e comunità religiose fecero diversi tentativi per rimuovere la prostituzione dalla società o riformarne l'istituzione, con successo variabile nel tempo (Vern Bullough, Sexual Practices and the Medieval Church, New York, Prometheus Books, 1982, pp. 41–2).

Con l'avvento della riforma protestante, un numero sempre maggiore di città tedesche chiusero i bordelli nel tentativo di sradicare il fenomeno della prostituzione. In alcuni periodi, le prostitute dovevano distinguersi con segni particolari, a volte tenendo i capelli molto corti o addirittura completamente rasati o indossare un velo che ne coprisse tutto il volto tranne gli occhi.

In seguito, la prostituzione fu gradualmente "tollerata", più che "liberalizzata", a condizione che tutte le prostitute siano poste sotto il controllo della polizia locale (privata o pubblica) e obbligate a continui controlli sanitari. Durante il periodo della Compagnia britannica delle Indie orientali nella società Raj (tra la fine del '700 e l'inizio dell'800) era abbastanza comune, per i soldati inglesi frequentare le prostitute indiane, visitate in qualità di ballerine-naucht (Michael H. Fisher, Excluding and Including "Natives of India": Early-Nineteenth-Century British-Indian Race Relations in Britain, in Comparative Studies of South Asia, Africa and the Middle East, vol. 27, nº 2, 2007, pp. 303–314 [304–5], DOI:10.1215/1089201x-2007-007).

Ma dal momento in cui le donne britanniche cominciarono a giungere in India in gran numero, durante la prima metà dell'800, divenne sempre più raro, per i militari europei, far uso di prostitute locali, fino a quando con gli eventi relativi ai moti indiani del 1857 il meticciato venne radicalmente disprezzato (Karen Redrobe Beckman, Vanishing Women: Magic, Film, and Feminism, Duke University Press, 2003, pp. 31–3, ISBN 0-8223-3074-1) e le prostitute indiane isolate, ghettizzate e controllate dalla polizia.

La violenza di genere, in altre parole la violenza sulle donne, è ormai considerata un problema di salute pubblica, un’assoluta priorità in (quasi) tutti i paesi del mondo, ma gli abusi compiuti sulle prostitute non sembrano stimolare altrettanta attenzione da parte dei Legislatori (o in chi si occupa di salute e sicurezza pubblica).

Una ricerca pubblicata recentemente sul British Medical Journal, dalla professoressa Kate Shannon, che insegna alla University of British.

Per la ricerca sono state intervistate 250 “lavoratrici del sesso” di Vancouver, che normalmente prestano la loro attività in strada. La loro età media è di 36 anni e la maggior parte di loro ha cominciato a prostituirsi intorno ai 15 anni di età.

Le domande che sono state loro poste sono le seguenti: “Hai subito abusi fisici negli ultimi sei mesi (esclusi i clienti)?Qualcuno ti ha spinto a fare sesso contro la tua volontà (esclusi i clienti) negli ultimi sei mesi? Hai avuto un “brutto incontro” con i clienti negli ultimi sei mesi?

 Risultati: Più della metà delle prostitute (57%) ha subito abusi almeno una volta negli ultimi 18 mesi. Quattro su dieci (38%) hanno subito violenza fisica, un quarto di loro (25%) ha subito uno stupro e tre su dieci (30%) hanno affermato che i loro clienti sono stati violenti durante la prestazione sessuale.

 




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