giovedì 4 agosto 2016 - Fabio Barbera

Parliamo di integrazione, umanità e accoglienza con il fondatore del Centro Balducci, Pierluigi Di Piazza

E’ l’autore di libri interessanti e attuali come il testo sociologico intitolato "Il mio nemico è l’indifferenza" e il dialogo tra un’atea e un prete intitolato "Io credo", nel quale ci offre una preziosa chiacchierata con l’astrofisica Margherita Hack: Pierluigi Di Piazza è il fondatore di una delle migliori strutture d’accoglienza esistenti sul territorio, Il Centro di Promozione Culturale Ernesto Balducci di Zugliano del Friuli ad Udine. All’interno trovano sostegno famiglie, bambini, giovani, anziani, adolescenti, genitori, umanità proveniente da diverse parti del mondo; persone che fuggono dalle tensioni internazionali alla ricerca di una nuova possibilità. Ogni giorno si scontra con l’indifferenza, il razzismo fomentato da media e politica e quell’odio dettato dalla paura dell’ignoto e dello sconosciuto, lo fa semplicemente coi fatti: promuovendo integrazione, offrendo ospitalità e tutele all’interno di una struttura che merita d’essere raccontata, visitata, aiutata. Ne parliamo su Agoravox Italia.

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Salve Pierluigi, benvenuto su AgoraVox Italia
 
Grazie a voi di questa possibilità di comunicazione, conoscenza, dialogo.
 
Ci descrive le attività del Centro?
 
Il Centro Balducci è nato dall'ispirazione evangelica all'uso del denaro e delle strutture. Un contributo regionale per la ristrutturazione delle case parrocchiali - era il periodo del terremoto in Friuli del 1976 – è stato impegnato per predisporre l'abitazione ricavandovi due appartamenti e finalizzandone uno all'ospitalità di persone in necessità. Non si pensava a stranieri, poi nel 1988, a febbraio, bussarono alla porta tre persone provenienti dal Ghana; allora ci fu l'intuizione che il fenomeno migratorio sarebbe stato lungo e complesso, come la storia di questi anni e quella attuale dimostrano. Da allora è iniziato un percorso che è cresciuto senza sosta, con più consapevolezza, spazi per l'accoglienza, organizzazione; si avverte quotidianamente e costantemente la necessità di imparare ad educare ed educarci al rapporto con la diversità.
 
La storia del Balducci parte così nel 1988...
 
Sono tre le date particolarmente significative che determinano la storia del Centro Balducci, oltre a quella del 1988 ricordo settembre 1992, quando abbiamo aperto una seconda casa e fondato un'associazione legalmente riconosciuta, oggi onlus, e dedicata a padre Ernesto Balducci, morto a seguito di un incidente stradale il 25 aprile di quell'anno. Il Centro Balducci vive la quotidiana esperienza dell'accoglienza delle persone ed intreccia ad essa a promozione di incontri culturali, nel senso più ampio e profondo della parola. Importante evidenziare il rapporto con le scuole e il fatto che il Centro rappresenti quotidianamente il luogo di incontro di diversi gruppi ed associazioni; vive della presenza e della disponibilità di persone volontarie.
 
Chi era Ernesto Balducci?
 
E' stato un prete dell'ordine religioso degli Solopi; nato a Santa Fiora, alle pendici del Monte Amiata, figlio di una famiglia povera, il papà era minatore, visse soprattutto alla Badia Fiesolana; sospettato ed inquisito per le sue idee, ha partecipato allo straordinario laboratorio culturale della Firenze del sindaco La Pira e di alcune figure di preti illuminati. Padre Balducci è stato un intellettuale, uno scrittore, un grande e convincente comunicatore. Impegnato per la giustizia, la non violenza attiva e la costruzione della pace, per l'incontro con l'altro e la diversità. Nel 1963 è stato condannato a 8 mesi con la condizionale per aver difeso Giuseppe Gozzini, in Italia il primo cattolico obiettore ad essersi rifiutato di fare il servizio militare.
 
Un ottimo esempio di pacifismo coerente e contro ogni tipo di guerra. Un'identità che all'interno della struttura si sente ancora oggi e anima lo spirito delle iniziative culturali ad essa legate; parlando delle attività di un Centro di accoglienza viene naturale fare una riflessione: in un periodo storico in cui le migrazioni sono inevitabili, proprio una realtà come il Centro Balducci rappresenterebbe una risorsa, pilastro sociale da sostenere, promuovere, incentivare, capace nell’incontro di ammortizzare e dissolvere lo scontro di civiltà; invece le istituzioni sembrano tenervi un po’ al margine..
 
Questo in buona parte è vero; a mio avviso accade perché nei suoi limiti e nelle sue ricchezze è autonomo e libero. Personalmente, a nome del Centro, esprimo idee e riflessioni come si avvertono in coscienza, ritengo che questo possa essere guardato con sospetto dalle istituzioni e dalla politica; per quanto riguarda la Chiesa istituzionale probabilmente sono, siamo ritenuti troppo autonomi: l'accoglienza certo è indiscutibile, ma non le idee elaborate e proposte dal Centro Balducci.
 
Ecco, il messaggio del Centro è proprio di unione, uguaglianza, interazione ed integrazione. All'ingresso, oltre alla bandiera arcobaleno e ad uno striscione che invoca verità per Giulio Regeni, figura una frase (nella foto) che si ripete in tutte le religioni, di quelle capaci di spazzare via qualsiasi dogma univoco, monoteistico e discriminante: "Non fare agli altri ciò che non vuoi sia fatto a te"; c'è davvero in ogni culto: dall'ebraismo, al confucianesimo, dall'islamismo al cristianesimo, dall'induismo al buddismo. Di fatto un principio laico ed empatico troppo spesso disatteso dai sistemi confessionali. Eppure basterebbe applicarlo per dissolvere le distanze. Basterebbe così poco. Abbiamo dimenticato le nostre fondamenta fatte di migrazioni?
 
I motivi, i principi ispiratori delle religioni sono stati e sono spesso disattesi nella storia, come purtroppo ugualmente la Dichiarazione Universale dei diritti dell'uomo, i principi dell'ONU, la nostra Costituzione, la Convenzione di Ginevra sull'accoglienza dei rifugiati... spesso rifletto su come l'essere umano nei suoi momenti migliori sia capace di intuire e prospettare una società più equa e giusta, come dovrebbe essere, relazionarsi, vivere con gli altri e tutelare e custodire ciò, ma poi per diversi motivi – personali, sociali, culturali, economici, politici, religiosi – disattende queste prospettive così importanti. Sono convinto che siano molto importanti i processi educativi, nei vari ambiti e nelle diverse situazioni.
 
Da insider può darci il termometro dell’integrazione: qual è lo stato di salute dello Stivale in termini di accoglienza, tolleranza e discriminazione?
 
L'Italia, a mio avviso, ha il grande merito di salvare in mare decide e decine di migliaia di persone, anche se non in modo sufficiente perché tante ne sono morte tra il 2015 e il 2016. Poi però non c'è nessun progetto di inserimento, ad eccezione dello SPRAR (il sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati); positivo ma largamente insufficiente.
 
Nel libro Io credo, dialogo tra un’atea e un prete”, offre un’interessante, appassionata e coinvolgente chiacchierata con Margherita Hack, che ricordo ha della ricercatrice?
 
Un ricordo molto positivo: Margherita Hack è stata una donna libera e impegnata, decisa e disponibile, diretta e coerente, una grande scienziata capace di comunicare a tutti, a cominciare dai bambini e dai giovani.
 
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Ci racconta il vostro incontro?
 
L'avevo conosciuta diversi anni prima, l'avevo poi invitata in chiesa a Zugliano per un dialogo con un biblista molto bravo, anche mio insegnante, don Rinaldo Fabris, per una chiacchierata sul rapporto tra ateismo e fede, poi ad un convegno e a tanti altri incontri; al termine di uno di questi – si trattava della presentazione di un suo libro sul suo viaggiare in bicicletta – è nata l'ipotesi di un dialogo con lei, mediato dalla giornalista della Rai, Marinella Chirico, su diversi aspetti della vita. E così ci siamo incontrati più volte nella casa di Trieste dove viveva con Aldo, suo marito, e con otto gatti e un cane. E' stato un dialogo diretto, interessante, coinvolgente.
 
Il libro ne è stata testimonianza.
 
Affollate ed interessanti sono state le numerose presentazioni, da Firenze a Pisa, a Trento, in diversi luoghi del Friuli..
 
Anche al Centro Balducci?
 
Ovviamente. Quella sera, nonostante la pioggia battente, la partecipazione alla presentazione è stata ampia. Una folla trasversale, attenta e partecipe.
 
Il suo ultimo lavoro, invece, è il libro intitolato “Il mio nemico è l’indifferenza”, una spinta all’empatia corredata da documentazioni, dati ed esperienze?
 
Sono partito da uno spunto di riflessione lanciato da Papa Francesco a Lampedusa nel luglio del 2013, quando ha ricordato la domanda di Dio a Caino: “Dov'è tuo fratello?” e la risposta: “Non sono io il custode di mio fratello”. Tradotto significa: “cosa mi importa dell'altro, degli altri, della loro condizione, della loro vita?”. Invece, ricordando “I care” della scuola di Barbiana, dovremmo riuscire a dire ogni giorno: “Mi sta a cuore, riguarda anche me, non me ne frego..”. E' sempre Papa Francesco a porre l'attenzione sul pericolo della globalizzazione dell'indifferenza; indifferenza è voltarsi dall'altra parte, non guardare o farlo con superficialità, è non ascoltare le grida, i gemiti, non percepire il silenzio che copre grandi dolori, non volerlo interpretare, non volersi porre in relazione; è assuefarsi alle ingiustizie, alle violenze, alle guerre, ai morti. E' il silenzio complice del male. Ho voluto scrivere un libro che raccontasse tutto ciò, per ricordare quanto sia indispensabile un'educazione permanente alla sensibilità e alla pratica del prendersi a cuore, del prendersi cura, del custodire, dell'accompagnare.
 
E' una chiave di lettura assolutamente condivisibile: l'empatia come approccio alla vita e alla società, come strumento per abbattere le tensioni e la paura dell'altro.
 
E' un approccio che riconduce all'amore, solo l'amore potrà salvare l'umanità e tutte le forme di vita.
 
Come fare a sostenere il Centro?
 
Il Centro Balducci si sostiene entrando in sintonia con lo spirito che ne ha sollecitato la costituzione, con la partecipazione diretta e prima ancora la stima, la fiducia, l'accompagnamento. Se poi è possibile entrando concretamente nella vita del Centro come volontari, mettendo a disposizione la propria umanità, le proprie abilità, le proprie qualità. Vale anche il sostegno economico, ma lo metto come ultimo perché prima sono decisive e fondamentali le dimensioni che ricordavo. Veniteci a trovare a Zugliano.
 
Siete anche on-line, con una pagina web dove poter trovare informazioni, recapiti e contatti utili, su Facebook e su YouTube. Prossimi appuntamenti che vi riguardano e che può condividere con i nostri lettori?
 
Intanto, durante questo periodo, ospitiamo un campo estivo dedicato ai bambini, intitolato “Facciamo PACE, viaggiamo insieme”. Da settembre riprenderemo gli incontri pubblici e le attività culturali; iniziamo già dal 22 e fino al 25 si svolgerà il 24° Convegno del Centro Balducci, che cercherà di approfondire le grandi questioni raccolte in queste parole racchiuse nel titolo dell'iniziativa: "Crisi, disordine e cura". Presto sarà pronto il programma definitivo e subito diffuso in maniera capillare. Siete già da adesso invitati. 
 
Da me ed Agoravox giunga tutto l’apprezzamento per le attività che quotidianamente porta avanti con passione e dedizione. Grazie per la piacevole chiacchierata, ricca di spunti di riflessione; torneremo a trovarla, a raccontare, a dialogare. A presto.
 
Grazie a voi, a presto. Sempre disponibile e auguri per la vostra attività.
 
Il Centro Balducci {JPEG}

 




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