martedì 21 febbraio - Camillo Pignata

PD: la scissione, finalmente

"Fermatevi, fermiamoci". Si moltiplicano gli appelli e le grida di allarme. Le pressioni si sprecano, e così anche i tentativi di frenare questa operazione.

Succede quando la destra sta per perdere un pezzo di potere. E allora la scissione diventa un suicidio, una conflagrazione che scompagina il paese.

No! non è un suicidio, caro professore Prodi. Non è un suicidio.

E un’operazione necessaria anche se tardiva che serve ad uscire fuori da un equivoco, ad impedire che voti di sinistra vadano ad un partito di destra, a liberare la sinistra dai lacci e lacciuoli del liberismo.

Per la sinistra è suicidio restare in un partito guidato da un leader che odia il sindacato, ha cancellato l'art 18, ha condiviso è andato oltre la riforma Fornero nella rapina dei diritti dei lavoratori, dei precari e dei disoccupati, e oggi rivendica con forza il sacrificio dell'etica pubblica, sull'altare del consenso che giustifica tutto, anche liste zeppe di persone equivoche, il tradimento del programma elettorale e il governo con l'avversario politico.

Quale convivenza è possibile in un partito e con un partito dove l’avversario da rottamare non è Alfano o Verdini, ma Bersani; la controparte non è Marchionne o Serra, ma i sindacati?

In questo partito c’è spazio per la sinistra, né per una convivenza, né per un’alleanza. E se non c’è spazio per la sinistra, perche la sinistra deve rimanere in questo partito?

E’ un’operazione necessaria: se la sinistra resta in un partito di centrodestra rinnega la sua storia, perde la sua specificità, e con essa le ragioni per essere votata.

La divergenza di opinioni, anche molto diverse e distanti all’interno di uno stesso partito, è legittima e auspicabile, ma con dei precisi limiti. Essa non deve mai tradursi nel cambiamento della natura del DNA del partito, nell’annientamento di una componente essenziale di quel partito, nella trasformazione del suo identikit, in quello del partito avverso.
Che senso ha per la sinistra rimanere nel PD, evitare la scissione, se l'orizzonte politico di questo partito non è più il centrosinistra, ma il centrodestra?

Serve a qualcosa? Certamente serve a portare voti di sinistra, ad una forza politica di destra, per scaricare sulla sinistra la responsabilità politica della destra di ogni nefandezza verso i lavoratori, i precari, i disoccupati.

Serve uscire da un equivoco, e fare chiarezza, in un partito che si chiama partito fa il comitato elettorale, che si chiama di sinistra e fa cose di destra, che si chiama democratico ed è autoritario, che dice di appartenere a tutti ed invece appartiene ad una sola persona.

Serve a ridare un sogno una fede laica a persone che ci credono e per crederci hanno bisogno di una ideologia. Ma oggi nel partito c’è il pragmatismo, si decide giorno per giorno, scompare il programma, la visione prospettica dei problemi.

Gli iscritti del PD sono per lo più di sinistra, ma oggi il partito si è spostato a destra, ha rotto con i sindacati, sta realizzando la svolta autoritaria, vuole abolire l’articolo 18 dello statuto dei lavoratori. Oggi è il tempo della personificazione della politica.

La scissione serve a rompere con questa politica. Gli iscritti vogliono partecipare, formare, condividere la linea politica e invece sono costretti ad assistere ma non a partecipare.

Ma oggi c’è il teatro della politica. L’alleanza con Berlusconi, la svolta autoritaria, l’abolizione dell’articolo 18, sono state volute dalla classe dirigente, da Renzi e subite dal partito. Oggi, nel Pd, c’è un uomo solo al comando. Serve a restituire al popolo di sinistra un partito dove la democrazia e la partecipazione politica è di casa.

Un’operazione tardiva? No! Non è un un suicidio è un’operazione che arriva troppo tardi, perché viene da lontano. Inizia con lo smantellamento della sinistra all'interno del PD per responsabilità di tutti: di Veltroni che ha dato la prima picconata all’art 18 quando ha sostenuto che questo articolo non era un tabù, di D'Alema quando, per avere il governo, si è alleato con Cossiga e Mastella, di Renzi e delle sue riforme: sanità scuola costituzione.

Per troppo tempo il popolo di sinistra del PD, è stato lasciato senza difesa, a subire insulti e prepotenze, in un partito che non lo rappresentava, estraneo alla sua cultura, ed indifferente se non ostile verso i suoi bisogni le sue esigenze.

Per troppo tempo i suoi avvertimenti, il suo disagio, sono rimasti senza risposta.

Per troppo tempo questo popolo è stato costretto a non votare, ad emigrare a trovare rifugio in forze politiche estranee, in una diaspora senza fine e senza meta.

E' ora di dire basta!

 




Lasciare un commento