venerdì 22 maggio 2020 - Persio Flacco

Oligarchia dei Partiti

Le ragioni storiche geopolitiche che hanno motivato l'instaurazione di un regime dei partiti in Italia sono ben individuabili nelle loro linee generali.


Noi italiani siamo usciti dalla guerra da sconfitti sia militarmente sia come inventori del Fascismo, ispiratore del Nazionalsocialismo, e ci siamo forzatamente ritrovati nel blocco occidentale: capitalista, contrapposto a quello orientale: comunista, separati dalla Cortina di ferro.
Il riscatto portato dalla Resistenza è stato parziale, e comunque positivo solo verso l'interno, dal momento che protagonista più influente della lotta di liberazione era il Partito Comunista, legato al blocco avversario, dunque sospetto per gli Alleati.

In queste condizioni, con una Europa in macerie, con il crescente livello di scontro tra i blocchi e data l'importanza geo-strategica dell'Italia nello scacchiere internazionale, le potenze occidentali, e segnatamente la capofila USA, non potevano consentire agli italiani di autodeterminarsi democraticamente, essendoci il rischio concreto che fosse il PCI a salire al potere e a scegliere per il Paese lo schieramento avversario. Per questo la Costituzione appena promulgata è stata di fatto sospesa, dando vita al regime dei partiti.

Con il crollo dell'Unione Sovietica e del blocco comunista le ragioni del regime dei partiti sono venute meno, e infatti l'inchiesta Mani Pulite ha tentato di destrutturarlo colpendolo dove era possibile per la Magistratura: nella componente del malaffare, della corruzione, del clientelismo, della contiguità con le Mafie ad esso connaturato.

In questo modo ha spazzato via la vecchia classe politica, ma ovviamente non poteva colpire la sua base ordinamentale, costruita coartando la Costituzione. A questo avrebbero dovuto provvedere le nuove forze politiche per via legislativa attuando la Costituzione.

Purtroppo le nuove forze politiche hanno trovato comodo sistemarsi al posto delle vecchie nel regime partitocratico e godere del potere che conferiva loro, sicché questo è rimasto intatto fino ai giorni nostri, con tutto il corollario di malaffare e di negazione della democrazia che ne è parte integrante.

Questo breve e rozzo excursus storico serve ad introdurre una riflessione su quello che probabilmente è il più efficace tra gli espedienti escogitati per mettere nelle mani dei partiti il potere scippandolo ai cittadini.
Mi riferisco alla torsione dell'art.67 della Costituzione:

"Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato".

Questo articolo stabilisce la condizione sine qua non affinché un regime possa dirsi realmente democratico. E' del tutto evidente, infatti, che qualunque soggetto o condizione si interponga tra i cittadini e i loro rappresentanti comporta un vulnus per la democrazia, fino alla sua negazione. La mancata applicazione dell'art.67, la interposizione dei partiti tra cittadini e rappresentanti, ha l'effetto di sottrarre il potere al popolo e di consegnarlo nelle mani dei partiti, più precisamente nelle mani dei capi partito.

Questo dato di fatto è di palmare evidenza, dal momento che è sotto agli occhi di tutti che i parlamentari non sono affatto liberi nello svolgere il loro compito di rappresentanza, sono invece soggetti alla disciplina di partito, devono seguire le indicazioni date loro dalla direzione del partito di appartenenza. Pena processi di espulsione, di emarginazione, di mancata ricandidatura.

Nei fatti l'organo principe della sovranità popolare è quasi interamente controllato da pochi capi partito. Questo fa di loro una oligarchia che legifera e governa ogni istituzione dello Stato sotto l'apparenza della democrazia.

Dunque, quando qualcuno si chiede come sia stato possibile che Parlamento e Governo abbiano preso in passato decisioni rilevanti senza consultare i cittadini e palesemente contro l'interesse della Nazione hanno la risposta: sono decisioni prese dai capi partito, non dai rappresentanti della Nazione e dal Governo da essi legittimato.




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