martedì 23 maggio - angelo umana

"Noi" professionisti: corteo per chiedere le tariffe minime

Tutta la comprensione possibile per “Noi Professionisti” che hanno sfilato nella capitale giorni fa. Si leggeva (dal Fatto Quotidiano) “avvocati ingegneri architetti commercialisti medici e dentisti: mestieri che lamentano difficoltà, in certi casi alle prese con pesanti cali di reddito degli iscritti e soprattutto con una concorrenza al ribasso che incide anche sulla qualità delle prestazioni”. Io ho dei dubbi che sempre e certamente la concorrenza al ribasso delle tariffe incida sulla qualità delle prestazioni.

Vogliono la reintroduzione delle tariffe minime che abolì il ministro dello Sviluppo Economico Bersani nel 2006: Bersani fu applaudito allora (mai più successivamente, in altre funzioni), le sue “lenzuolate” si disse erano qualcosa di liberale che faceva un governo di sinistra. Ricordo le parafarmacie, la possibilità di evitare il notaio sui passaggi di proprietà di auto moto e barche, interventi su negozi banche assicurazioni e compagnie telefoniche (il costo della ricarica).

A volte le prestazioni, sia di artigiani/commercianti che “professionisti” sono di bassa qualità anche con le tariffe minime. Si spera che ognuno sia professionista o professionale nel suo mestiere, con o senza laurea, e che svolga la sua attività per vocazione e attitudine.

E’ il mercato o la preferenza del consumatore a stabilire chi merita una buona parcella oppure no. I “professionisti” spesso accampano i loro studi universitari o i sacrifici dei genitori e loro come giustificazione di una tariffa minima, ma non è sempre e solo un titolo di studio a creare un buon professionista.

Che ad esempio ci siano troppi avvocati in Italia è cosa risaputa, alcuni tribunali assegnano loro a profusione la mansione di “amministratore di sostegno”, bisogna farli lavorare, anche se in quella mansione non è detto che sia un avvocato l’addetto ideale. Sarebbe come dire che un giornalista, altro esempio, vada pagato non al di sotto di uno stipendio minimo, in realtà alcuni di essi sono “remunerati con cifre insultanti o anche senza essere pagati” (cito Ferruccio De Bortoli nel libro ‘Poteri forti … o quasi’): ma ogni lettore può andarsi a leggere o a sentire il giornalista o il comico che preferisce, su carta o in rete, e pagare se gli pare. L'Unità docet.




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