mercoledì 8 marzo - UAAR - A ragion veduta

Natalità | Fare figli “perché il Paese muore”

L’ha certificato l’Istat: il numero di nuove nascite, in Italia, nel 2016 ha toccato un nuovo minimo storico. Il tasso di fecondità è in calo in ogni strato sociale, la popolazione invecchia, e il saldo demografico è coperto da immigrati prevalentemente occupati in mansioni di basso livello.

Sono dati che hanno allarmato il Forum delle Associazioni Familiari. Il suo presidente Gianluigi De Palo (già assessore nella giunta romana di Alemanno, e noto per i progetti di asili-nido parrocchiali sostenuti dall’amministrazione pubblica) ha dichiarato ad Avvenire che “il Paese sta morendo”. La sua tesi è che “senza un fisco a misura familiare, senza famiglie e senza figli non ci sarà mai anche una ripresa economica”.

L’Italia è troppo popolata per l’orografia del suo territorio e per le calamità naturali che lo colpiscono regolarmente. Il pil è ormai fermo da due decenni, e tanti giovani se ne vanno all’estero alla ricerca di un futuro migliore. Gli anziani, anche. Il fatto che gli italiani, nonostante parecchi luoghi comuni, diano prova di essere responsabili, avendo compreso che non è razionale mettere al mondo bambini quando non si può offrire loro un futuro dignitoso, dovrebbe essere salutato con favore da tutti.

Quelli del Forum la pensano invece diversamente. Chiedono agli italiani di creare una famiglia, e lo chiedono per la Patria e per Dio (come accadeva in ere tanto infauste quanto le conseguenze che ebbero). Non fossero anche quelli che dicono no alla fecondazione artificiale, alle adozioni gay e alla gestazione per altri, sarebbero un filo più credibili. Dicono che il Paese sta morendo perché ci sono poche nascite, ma non si avvedono che ci sono poche nascite proprio perché il Paese sta morendo. Anche per responsabilità dei natalisti come loro, tuttora al governo.

Raffaele Carcano




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