mercoledì 29 marzo - Riccardo Noury - Amnesty International

Napoli, 1300 rom a rischio di sgombero e centinaia di loro rimarranno senza casa

Circa 1300 rom tra cui centinaia di bambini, anziani, malati e disabili, rischiano di perdere l’alloggio nell’insediamento informale di Gianturco a Napoli.

Alcune delle famiglie rom si trovano a Gianturco dal 2011 dopo che, per allontanarle, era stato dato fuoco al campo in cui vivevano. Altre famiglie sono arrivate più di recente.

Già nel gennaio 2016 era stata emessa un’ordinanza per allontanare nel giro di 30 giorni le famiglie rom dall’insediamento di Gianturco, che si trova su un terreno privato. Ad alcune famiglie era stato notificato ufficialmente lo sgombero, ma molte affermano di non aver mai ricevuto nessuna comunicazione.

Lo stesso Comune di Napoli ha confermato ad Amnesty International che solo a una parte dei residenti è stato notificato lo sgombero. Il Comune ha dunque negoziato con le autorità giudiziarie diverse proroghe, salvo poi comunicare ad Amnesty International il 27 febbraio che nessun’altra proroga sarebbe stata possibile e che l’ordine di sfratto sarebbe avvenuto da lì a poco.

Durante l’anno trascorso, non è stata avviata nessuna reale consultazione per valutare le possibili alternative allo sgombero.

Secondo le informazioni raccolte da Amnesty International, il comune di Napoli ha intenzione di spostare circa 200 abitanti di Gianturco in un nuovo campo costruito in via del Riposo con fondi erogati dal ministero dell’Interno. Verranno anche utilizzati alcuni piccoli appartamenti confiscati alla criminalità organizzata. Inoltre il Comune di Napoli ha messo a disposizione un totale di 75.000 euro per dare un sostegno temporaneo all’affitto a 25 famiglie, nel rispetto di una serie di condizioni.

Nonostante questo, è la stessa municipalità ad ammettere che centinaia di persone, tra cui molti bambini, non avranno accesso ai piani alternativi e rimarranno quindi senza casa.

Qui un appello al sindaco di Napoli e al ministro dell’Interno per fermare il processo di sgombero fino a che non venga attivato un reale processo consultivo con tutte le famiglie rom coinvolte, per valutare possibili alternative abitative e garantire che nessuno rimanga senza casa a seguito dello sgombero, e per chiedere che i piani di reinsediamento per le famiglie rom non prevedano la creazione di nuovi campi basati sulla segregazione etnica in linea con gli standard abitativi definiti dalle leggi internazionali e regionali sui diritti umani e dalla Strategia nazionale d’inclusione delle comunità rom, sinti e camminanti.

La foto è di Claudio Menna per Amnesty International.




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