lunedì 13 febbraio - Emilia Urso Anfuso

Movimento antipartitico rivoluzionario: non è il M5S, era il Fascismo...

Agli albori del Partito Fascista, esso non era – di fatto – un partito, bensì un “contro-partito”. Sorse per via della condizione socioeconomica derivante dal post Prima Guerra Mondiale, in un periodo storico in cui l’Italia si trovava a dover fare i conti con la disoccupazione, la povertà, gli scioperi sempre più frequenti, l’aumentare dei conflitti sociali e l’avanzata del Partito Socialista, che creava il timore di una nuova rivoluzione civile, di stampo comunista.

La rabbia popolare cresceva di giorno in giorno, sfociando in frequenti occupazioni di fabbriche e rivendicazione dei diritti civili e dei lavoratori.

Ecco quindi che, il giovane Benito Mussolini, dirigente del Partito Socialista, fonda un movimento politico che, solo all’inizio, fu di stampo rivoluzionario, raccogliendo le istanze rabbiose dei reduci di guerra, ma anche della popolazione allo stremo.

L’impronta rivoluzionaria e antipartitica però, durò, poco: in breve tempo, infatti, il movimento – da rivoluzionario e portavoce della rabbia popolare – divenne un movimento di attacco contro qualsiasi opposizione, e vennero introdotti metodi violenti per sopprimere chiunque si opponesse alle idee e ai progetti ideati: erano i primi segni dello squadrismo fascista.

Il passaggio da movimento rivoluzionario antipartitico a partito a tutti gli effetti, si ebbe nel 1921, con la fondazione del Partito Fascista, capitanato da Benito Mussolini.

Come ricorderete, nel 1922 ci fu la marcia su Roma, esattamente il 28 Ottobre: migliaia di militanti fascisti, parteciparono a questa manifestazione armata, per ottenere da Re Vittorio Emanuele III, la designazione a Premier di Benito Mussolini.

La storia del fascismo è poi cosa nota. Voglio però soffermarmi su alcuni punti: il fascismo nacque in virtù della volontà di abbattere un sistema istituzionale ormai in crisi. Raccoglieva la rabbia popolare, di cui si faceva portavoce.

Si basava in pratica, sugli stessi principi di un movimento che, oggi, appare sempre più simile – almeno a giudicare dalle idee fondanti – a quello che poi, di fatto, portò l’Italia a uno stato di dittatura e a tutte le conseguenze che conosciamo.

Sapete peraltro, che tra le prime azioni del Partito Fascista, vi era la proposta di cancellare il Senato? Guarda caso, esattamente come nel recente referendum costituzionale, un partito che a inizio del secolo scorso portò la nazione alla dittatura, inizia il suo percorso istituzionale con l’idea di cancellare una delle due camere, al fine di negare pluralismo e dibattito.

Le similitudini sono molte tra ieri e oggi. Le idee fondamentalmente sono le stesse. Molto simili le azioni, i concetti, i metodi utilizzati.

E’ necessario, a mio parere, fare molta attenzione a ciò che si muove oggi, ricordando però, cosa accadde in passato. Perché le ragioni della rabbia popolare, gira che ti rigira, sono sempre le stesse, ma uguali sono anche le ragioni della politica, che palesemente però, non è interessata a risolvere le motivazioni alla base della rabbia popolare, ma le ingloba al solo scopo di ottenere potere. Ieri come oggi.

Per cambiare un sistema istituzionale in crisi, non è utile attendere che una nuova componente politica prometta di migliorare la situazione, perché quando si entra a far parte del sistema politico, la trasformazione è quasi automatica: si passa in breve tempo dall’essere portavoce del popolo, al ruolo di partito politico, con annessi e connessi, fino a giungere allo scollamento tra le ragioni fondanti e quelle della politica.

Dovrebbe essere il popolo, compatto, a sapere cosa e come chiederlo. Un popolo unito può cambiare le cose. Un popolo diviso tra più partiti, è fiaccato dell’energia necessaria per combattere il sistema partitico.

Mi auguro, fortemente, che prima o poi la popolazione capisca la valenza di se stessa. E inizi, non tanto a fare la rivoluzione violenta, quanto a rivoluzionare le proprie convinzioni, e prendere atto che, il potere è da sempre nelle mani del popolo, nel bene e nel male. E se davvero vogliamo cambiare sistema, dobbiamo sperare solo in noi stessi.

Il cambiamento spesso fa paura. Ma io provo maggior paura nella stagnazione, che ci porterà – inevitabilmente – verso un periodo sempre più gravoso.

Almeno, proviamoci.

*per approfondimenti, consiglio la lettura del primo volume della Biografia di Mussolini "Mussolini e il Fascismo" (8 volumi l'opera completa) di Renzo De Felice, edizioni Einaudi.

*Video: Dal "Diario delle volontà", del 1921, di cui vi riporto un passo:

"Il Fascismo é una grande mobilitazione di forze materiali e morali. Che cosa si propone? Lo diciamo senza false modestie: governare la Nazione. Con quale programma? Col programma necessario ad assicurare la grandezza morale e materiale del popolo italiano.

Parliamo schietto: Non importa se il nostro programma concreto, non é antitetico ed é piuttosto convergente con quello dei socialisti, per tutto ciò che riguarda la riorganizzazione tecnica, amministrativa e politica del nostro Paese.

Noi agitiamo dei valori morali e tradizionali che il socialismo trascura o disprezza, ma soprattutto lo spirito fascista rifugge da tutto ciò che é ipoteca arbitraria sul misterioso futuro".




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