sabato 10 giugno - Riccardo Noury - Amnesty International

Mosul, la battaglia finale: tra attacchi indiscriminati contro i civili e scudi umani

La battaglia tra le forze irachene e della coalizione a guida Usa contro lo Stato islamico nella zona occidentale di Mosul, dove si trova il centro storico della città, è oggi arrivata al 111° giorno e i circa 200.000 civili intrappolati sono sempre più a rischio e sopravvivono mangiando granaglie e bevendo acqua piovana.

Il 25 maggio le forze irachene e della coalizione a guida Usa che combattono contro lo Stato islamico hanno lanciato volantini per sollecitare i civili a lasciare le zone ancora sotto il controllo del gruppo armato.

La risposta dello Stato islamico è stata cinicamente chiara: non si muove nessuno e chi fugge viene ucciso. Un enorme numero di civili è così a disposizione per farne scudi umani. Un evidente crimine di guerra che non solo mette a rischio la vita di famiglie intere ma che rende molto complicato distinguere tra civili e combattenti nei due chilometri quadrati del centro storico di Mosul.

La tattica dello Stato islamico è chiara: costringere la controparte a scegliere se rinunciare all’assalto finale o fare una carneficina di civili, resa peraltro ancora più probabile dalla modifica alla procedura sull’individuazione dei bersagli che le forze Usa hanno fatto alla fine dello scorso anno e quasi annunciata dall’avviso che il finale sarà estremamente violento. Già ad aprile le vittime civili di Mosul, così come quelle degli attacchi in Siria, erano risultate in aumento. Le forze irachene non sono da meno.

Di fronte a questa situazione, cinque organizzazioni non governative per il rispetto dei diritti umani e del diritto umanitario – Airwars, Amnesty International, Human Rights Watch, War Child e International Network on Explosive Weapons – hanno chiesto alle forze irachene e a quelle della coalizione a guida Usa di non usare armi esplosive con effetti ad ampio raggio, come le bombe aeree di 500 libbre o proiettili non guidati lanciati da mortai e lanciarazzi.

Le cinque Ong hanno sollecitato le forze irachene e della coalizione a guida Usa a usare tutti i mezzi disponibili per verificare la presenza di civili nelle immediate vicinanze di uomini armati o di altri obiettivi militari.

Le cinque Ong ricordano a tutte le parti in conflitto che le leggi di guerra proibiscono l’ìmpiego di scudi umanivietano di condurre attacchi deliberati contro i civili od obiettivi civili così come attacchi indiscriminati o sproporzionati e obbligano coloro che prendono parte a un conflitto ad avere costante attenzione, durante le operazioni militari, per le vite dei civili e a “prendere tutte le misure necessarie” per evitare o minimizzare vittime civili o danni a obiettivi civili come conseguenza di un attacco.




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