martedì 21 marzo - Riccardo Noury - Amnesty International

Mondiali di calcio 2022 in Qatar all’esame dell’Organizzazione internazionale del lavoro

Oggi l’Organizzazione internazionale del lavoro prenderà in esame una denuncia presentata da un gruppo di sindacati nei confronti del Qatar, paese organizzatore dei mondiali di calcio del 2022.

Il tema, di cui abbiamo già scritto in passato in qui, è sempre lo stesso: la condizione di sfruttamento estremo dei lavoratori migranti impiegati nella costruzione degli stadi e delle altre infrastrutture necessarie per lo svolgimento della competizione.

La settimana scorsa il governo del Qatar ha comunicato all’Organizzazione internazionale del lavoro che l’ultimatum dato nel marzo 2016 è stato rispettato e che la legge di riforma 21 adottata nella seconda metà del 2015 ha “annullato il sistema dello sponsor” (kafala) e che una successiva legge, all’inizio di quest’anno, ha “annullato il permesso di uscita”.

Questi annunci fanno parte di una strategia difensiva adottata recentemente dal governo del Qatar in vista della decisione di oggi.

Se è vero che le nuove norme contengono un’importante novità, ossia l’abolizione del divieto per il lavoratore migrante che ha lasciato il Qatar di rientrarvi per due anni senza il permesso del suo precedente datore di lavoro, per il resto è cambiato poco o nulla. L’assenza delle parole “sponsor” e “sponsorizzazione” non ha mutato la sostanza.

Infatti, il lavoratore ha ancora bisogno del permesso del suo datore di lavoro per cercare un impiego alternativo nel corso della durata del suo contratto, che di solito è di cinque anni. Se viola la norma, può essere considerato “clandestino” ed essere arrestato e poi espulso.

Il lavoratore migrante non può lasciare il paese senza darne “notifica” al datore di lavoro. In pratica, è sempre tenuto ad ottenere il consenso di quest’ultimo.

Infine, le nuove norme facilitano per il datore di lavoro il trattenimento del passaporto dei lavoratori migranti al suo servizio.

Insomma, le ragioni per una pronuncia dell’Organizzazione internazionale del lavoro contro il Qatar ci sono tutte. Ma l’ipotesi più probabile è quella di un compromesso, per cui al paese verranno dati altri otto mesi per dimostrare di aver fatto riforme concrete.




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