mercoledì 4 gennaio - Aldo Funicelli

Migranti, la rivolt nel cpa di Cona: la bomba sociale

Non c'è stato alcun sequestro a Cona, al centro di accoglienza nel veneziano per immigrati nella giornata di ieri. Un centro di accoglienza, uno dei tanti in Italia, che sotto i tendoni "accoglieva" più di migliaia di immigrati, alcuni da un anno, in attesa di un pezzo di carta che attestasse lo status di profugo.

Persone ammassate in un centro, situato in un paesino di 190 anime e a chilometri dalla città più vicina, senza poter svolgere alcuna attività, senza alcun supporto per l'integrazione in un paese che i migranti non li vuole, non qui, alzando muri e barricate.
Il sindaco di Cona, nell'articolo di Giuseppe Pietrobelli sul Fatto quotidiano:

Il sindaco, eletto con una lista civica di centrodestra, rincara: “Sa cosa le dico? Che gli errori commessi lunedì notte dai migranti sono inferiori a quelli dei politici, che si sono limitati a mandare da noi e in altre realtà del Veneto centinaia, migliaia di persone,senza avere un progetto”.
Cona è un paese di tremila anime, la frazione di Conetta ne conta 190. Da più di un anno una vera bomba umana è stata catapultata in questo lembo di campagna veneziana, ai confini con la provincia di Padova,s convolgendo abitudini anti-che, una struttura sociale e demografica impreparata. “Il progetto dei politici è fallimentare proprio perché non hanno un progetto –continua Panfilio –. S
i parcheggiano quasi mille persone in attesa di stabilire se sono profughi o meno. E poi? Se sono dichiarati idonei a restare nel nostro territorio, dove troveranno un'occupazione, visto che non hanno profili professionali utilizzabili dal nostro mercato del lavoro? Per questo tanto sacrificio, nostro e delle persone che vengono ospitate,non serve a nulla”

Un centro di accoglienza che è diventato una bomba, esplosa dopo che una ragazza ivoriana di 25 anni, Sandrine, è morta per un'embolia polmonare. Poteva essere salvata se anziché in un centro come quello fosse stata accolta in una struttura diversa?
Forse.

Di certo c'è che di situazione come quella di Cona ce ne sono altre, in Italia. Di certo c'è che è fallito questo non modello di accoglienza: un non modello dove la politica nazionale ha delegato i problemi a comuni e regioni, senza una visione di insieme.


Altro che il modello tedesco di cui aveva parlato Report in una sua inchiesta (dove pure proponeva un modello virtuoso per la gestione dei migranti).

Abbiamo gestito la questione migranti all'italiana: cooperative che probabilmente non hanno alcuna preparazione in termini di accoglienza (con pochi esempi virtuosi), assunzioni clientelari pensate per portare voti, nessuna idea di un percorso di integrazione.
E, fuori dalle tende, partiti che soffiano sul fuoco dell'insofferenza, ci prendono le case, si prendono i soldi, il lavoro, prima gli italiani. 
Tutto fa brodo, italiani contro immigrati. In attesa della prossima rivolta, del prossimo morto, in attesa dei CIE (dove non entreranno più i giornalisti).
E domenica tutti a messa.




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