venerdì 10 febbraio - Camillo Pignata

Michele, precario suicida

Michele si ammazza, e la sua morte diventa l’occasione per scatenare l’ennesima guerra tra i poveri. Michele è vittima dell’economia che uccide, del fascismo finanziario che non distingue tra giovani e vecchi, bianchi e neri.


Si accende un dibattito, ma non di questo sistema si parla, delle sue responsabilità delle sue colpe e di quelle della politica, che tale sistema ha supportato.

Non si parla della Troika, del pareggio di bilancio e della linea del rigore che ha sottratto ai cittadini, giovani e vecchi, bianchi e neri, i diritti fondamentali della persona.

Non si parla delle 8 persone che hanno la ricchezza di metà del mondo. Se Michele è morto, la colpa a non è loro, la colpa, è dei pensionati, dei cassintegrati, del dipendente che prende mille euro al mese.

Ma voi cari ragazzi, non cadete nel tranello di questa guerra.

Chi licenzia ingiustamente un anziano per assumere voi è quello stesso che licenzierà voi per assumere un giovane in un'altra parte del mondo, un giovane che costa di meno.

Chi toglie dei diritti agli immigrati non li darà agli indigeni, ma al suo portafoglio, perché l’immigrazione è solo una questione di voti e di business.

A vincere non sarete voi, ma il capitale e l’ingiustizia. Se voi servite oggi domani, può darsi che non serviate.

Ma il mondo è in fermento contro il potere fianziario, che si nasconde sotto le vesti di Trump e della Brexit.

Le forze sociali sono in movimento, la vittoria referendaria dei no contro Renzi, i movimenti popolari contro il presidente USA, c'è la gente di Sanders, Podemos.

E allora la morte di questo ragazzo, rischia di essere un detonatore, che da troppo tempo, ha voglia di scoppiare.

Al potere finanziario non basta più nascondere le colpe del capitale, dividere la povera gente, occorre qualcos’altro. E allora il nazionalismo, contro le distorsioni della globalizzazione da loro alimentate.

Un altro tranello, perché il nazionalismo non serve a difendere l’interesse nazionale, Michele gli altri precari e gli altri sfruttati, ma a consentire alle nazioni e ai capitali più forti di prevalere su quelli più deboli.

 

Prima l'America dice Trump, prima gli italiani dice Salvini, prima i francesi dice la Le Pen. Uno slogan che riduce la miseria, la fame, la guerra ad una graduatoria territoriale, fatti mondiali come l’emigrazione, l’occupazione, i diritti della persona, ad un fatto nazionale, un fatto strutturale ad un fatto emergenziale. E intanto, applaude la gente, quando sente questo slogan. Applaude perché evoca un egoismo nazionalistico che diventa regionale, poi comunale, poi familiare e personale. “Prima io, poi gli altri” .

 

Ma chi saranno gli altri, chi saranno i secondi? I secondi saranno solo gli scarti, quelli che non servono, ragazzi come Michele, di professione precario, che a trenta anni si è ammazzato.

Ma voi ragazzi non arrendetevi, rompete il silenzio il muro dell’indulgenza e gridate forte la vostra rabbia. Non fatevi sopraffare dalla delusione e dallo scoramento, accettate la sfida contro il fascismo finanziario, contro i giornalisti politici ed intellettuali che non meritano la qualifica di cittadini, che vi scagliano contro vostro fratello, e vostro padre, e oggi vi illudono con la chimera del nazionalismo, la panacea di tutti i mali.

Non assolvete il capitale globale, le banche e i politici amici, quelli che con la guerra tra i poveri, il nazionalismo, vogliono dividervi ed illudervi per dominarvi meglio. “Divide et impera” dicevano i romani.

Arrabbiatevi e lottate, perché la rabbia e la lotta fanno bene a voi e male a loro, e a chi gli esprime comprensione o simpatia o solidarietà. Lottate per la riduzione dell'orario del lavoro, perché è giusto lavorare meno per lavorare tutti.

Come è giusto tassare i processi produttivi, quei robot, che tolgono lavoro a voi, per dare più profitti alle imprese.

Lottate per tassare chi delocalizza, perché non si possono lasciare tanti giovani e tanti padri di famiglia, in mezzo ad una strada ,nella disperazione, senza pagare uno scotto. Riscoprite il valore della solidarietà e del rispetto della persona, perché il lavoro non è un osso intorno a cui si sbranano una muta di cani.

Questa guerra porta solo ad un'uguaglianza al ribasso: meno diritti per tutti. Ma l'uguaglianza o è un passo avanti, una conquista di più diritti per tutti o non è uguaglianza.

In questa uguaglianza con i vostri simili, giovani o vecchi indigeni o immigrati c'è la vostra dignità (art 36 della Costituzione), la vostra libertà (art 1, 2, 3, 4 della Costituzione) e il vostro futuro, il nostro futuro.




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