martedì 16 maggio - Doriana Goracci

Messico | Addio Javier Valdez Cárdenas: professione giornalista, ucciso

"Mai prima d'ora abbiamo avuto una tale crisi di sicurezza nel giornalismo e più che mai ora dobbiamo fare il nostro lavoro, come fossimo scesi a 50 passi per l'inferno". 
 

Il 15 maggio 2017, Javier Valdez Cárdenas era a Culiacán, forse neanche 50 passi dal settimanale Río Doce, che aveva fondato con altri giornalisti nel 2003. 
 
 
Era di giorno, in mezzo a una strada messicana, in uno dei paesi più infelici del mondo per chi scrive e combatte i signori, e le loro donne, nel regno della droga.
 

 
"Vivere in Sinaloa è una minaccia, e un giornalista è un'ulteriore minaccia": altre tristi e recenti considerazioni di Javier Valdez: era il 25 marzo 2017 quando scrivevo un post Giornalismo Ucciso Silenzio forzato,.
 
#NoMasPeriodistasAsesinados, "Mai Più Giornalisti Uccisi", fu solo 2 mesi fà l'ennesima protesta in Messico per i giornalisti assassinati.
 
 
Javier Valdez Cárdenas, corrispondente della Jornada, nel luglio 2016 aveva pubblicato il suo ultimo libro "Narco Orphans" a cura di Aguilar: storie di bambini, vedove di persone scomparse o giustiziate: giornalisti, uomini d'affari, poliziotti e madri: siamo tutti più orfani di un altro grande coraggioso forte uomo.
 
 
Lo piangono in tanti Javier Valdez anni e in tanti ridono come iene nel deserto, attorno a una carogna.
 
In un articolo di Internazionale del febbraio 2016 scriveva Adela Navarro Bello: "Oggi il Messico è il paese dell’America Latina in cui l’esercizio del giornalismo è più pericoloso".
 
Javier Valdez è la quinta vittima, professione giornalista, dell'anno 2017.
 

Il 22 novembre 2011 Javier Valdez ricevendo l'International Press Freedom Award CPJ disse nel suo discorso di ringraziamento: "Abbiamo imparato a vivere in tempi in cui i proiettili volano intorno a noi".
 
Dodici infami colpi l'hanno finito, aveva 51 anni, di cui 30 passati a fare il Giornalista.

 




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