martedì 10 gennaio - Camillo Pignata

Mentana, Grillo e la fabbricazione delle notizie false

L’Italia occupa il sessantasettesimo posto nella classifica sulla libertà di stampa, ma Grillo e Mentana pensano che questo problema si possa ridurre ad una questione di fabbricazione di notizie false, e alla responsabilità di singole reti e di singoli giornali.

Mentana poi si sorprende per essere stato il solo a reagire nel modo più duro, all’attacco di Grillo contro stampa e TV che cementano il potere di governo. Ma non si sorprende che la gente, vittima del potere mediatico, non abbia fino ad oggi avvertito e non avverta, l'esigenza di sottrarsi all’influenza del potere mediatico e abbia preferito e preferisca essere una platea dei teleutenti sonnolenta, incapace di formulare un’analisi appropriata delle realtà reale e della realtà virtuale, e di interrogarsi sul rapporto tra comunicazione, attività, struttura e natura della politica.

Il problema è più grave e più complesso di quello ipotizzato da Grillo e contestato dal direttore del Tg de La7. 

Il problema non è quello delle singole reti o singole testate che fabbricano le notizie allo scopo di cementare il potere di chi governa un paese. Se così fosse sarebbe tutto più facile. Una volta individuati i responsabili, il problema sarebbe risolto.

Il problema non sono le singole reti che fabbricano, ciascuna per proprio conto, notizie false. I media non operano ciascuno per proprio conto, ma fanno gioco di squadra.

E prova ne è l’assenza un’articolazione di posizioni e di linee politiche, e la presenza una unanimità di posizioni, negli attacchi a personaggi politici scomodi come Raggi e Martino, quella stessa unanimità che abbiamo avuto, in occasione della crisi dello spread, dopo l'ultimo governo Berlusconi.

Le attività delle singole reti o testate sono espressione di un sistema di potere gestito diretta e controllato dal potere finanziario, indirettamente attraverso il dominio sulla politica e sui media ad essa riferibili, e direttamente, attraverso la proprietà di stampa e tv .

E’ un sistema estremamente invasivo che ha manipolato e manipola i cervelli delle persone, che ha cambiato e cambia i connotati dei partiti e della loro attività, e quindi la stessa politica, sempre più personificata, mercificata.

La gente decide e ragiona, con gli elementi comunicativi che gli vengono forniti.

La tradizionale opinione per la quale la comunicazione è solo uno strumento per diffondere iniziative politiche appartiene al passato.

La comunicazione condiziona

la stessa analisi politica, che risulta fuorviante se non tiene conto della comunicazione prodotta da questo sistema.

L’analisi politica non si esercita sui bisogni veri delle persone, ma su quelli rappresentati da stampa e tv i dalle tv. L’analisi corretta è quella politico/mediatica, che si realizza con il confronto tra la "realtà reale" frutto degli eventi, e la realtà virtuale prodotta dalla comunicazione, per ricavarne indicazioni per una iniziativa politica.

Si tratta di un sistema che ha cambiato i connotati dei partiti e della loro attività, e che prodotto una politica, sempre più personificata, mercificata, mediatizzata, che non vive più di vita propria.

Il sistema di potere mediatico svolge il ruolo dei partiti a cui ha espropriato le sue funzioni, ne condiziona le scelte, e così supporta, affossa o addirittura promuove iniziative politiche, seleziona e forma personale politico, produce consenso.

Un sistema di potere che non opera solo con notizie false, per ingannare, ma con notizie nascoste o enfatizzate per convincere, creare consensi.,ottenere obiettivi politici.

Ci sono trasmissioni dedicate a fomentare mentalità e cultura razzista, ci sono trasmissioni dirette a distruggere le forze di opposizione, che più fanno paura al potere finanziario che chiamano populiste.

Mentre la critica al governo galleggia sull’acqua, ed è fatta di punture di spillo, senza forza persuasiva.

È vero il problema non si risolve con i tribunali del popolo, il problema si risolve con la conquista, da parte della gente, della coscienza critica, che è il bagaglio indispensabile per l’analisi politico/mediatica.




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