giovedì 13 luglio - Antonio Mazzeo

Mafia a Messina, Operazione Beta e l’oscuro affaire delle Case popolari del Comune a Fondo Fucile

Il lungo capitolo dell’ordinanza di custodia cautelare emessa dalla DDA di Messina nell’ambito della cosiddetta operazione antimafia “Beta” e dedicata all’affaire del gruppo Romeo-Grasso relativo alla vendita al Comune di Messina di numerosi alloggi popolari al fine di “risanare” la baraccopoli di Fondo Fucile (pagg. 423-463) presenta alcuni passaggi particolarmente inquietanti, su cui riteniamo sia necessaria da parte del’Amministrazione comunale chiarire nelle sedi istituzionali il modus dell’assessorato competente(l’assessore De Cola, bisogna dirlo con chiarezza, non risulta essere indagato) nella vicenda.

In particolare a pag. 429, gli inquirenti nel sottolineare che con delibera di Giunta n. 263 dell’11 aprile 2014, il Comune di Messina aveva deciso di prorogare il termine di presentazione delle offerte per l’acquisto di alloggi a Fondo Fucile (con la motivazione che “i soggetti interessati, hanno anche fatto rilevare la ristrettezza dei tempi concessi, a poter produrre tutta la documentazione richiesta entro il 15 aprile, termine ultimo previsto per la presentazione delle offerte, pertanto uno slittamento dello stesso”), affermano testualmente che “APPARE GRAVE E PECULIARE IL DOVER RILEVARE QUANTI PROVVEDIMENTI IRREGOLARI, ILLECITI, STRUMENTALI, SI COLGONO IN UN SOLO APPALTO”. Da quanto sopra, parrebbe che il giudizio di “irregolarità” e “illegittimità” venga espresso proprio sulla delibera di proroga della Giunta comunale.
 
Ancora più grave e sempre di non facile lettura è quanto riportato nell’ordinanza a pag. 459. Riportiamo integralmente il passaggio proprio per non incorrere in imprecisioni che capovolgano il senso dell’analisi impietosa degli inquirenti sulla borghesia mafiosa peloritana.
“La esposizione delle prove di cui in richiesta, si riporta perché propone direttamente le prove e si condivide, come da tecnica motivazionale sempre usata nel procedimento in caso di condivisione con la informativa, registrando ogni aspetto. valutativo del giudice.
Nella specie, come in altre, la lettura appare però alquanto carente.
 
Da Cucinotta, a stare alle intercettazioni, si passa alla telefonata diretta al Grasso del De Cola, soggetto che palesemente il Romeo non vorrebbe menzionato e vi è da due associati un raccordo di tale telefonata ai “favori” fatti al Cucinotta. E’ un passaggio inesplorato e il Cucinotta paga solo, ma la nuova mafia, che si può ritenere nota nell’ambiente (telefonando a Grasso si telefona a Romeo, ad un mafioso, e aggiudicando alle loro ditte la stessa cosa, si aggiudica ai mafiosi) non ha appoggi, del mondo di sopra, solo singoli. sarebbe del resto illogico e metodo di lettura depistante. I mondi si incontrano con mille facce, ritenere un corrotto o un complice singolo e spuntato dal nulla è effettuare una ricostruzione prossima all’inverosimile.
 
E anche la lettura della corruzione, come singolo pagamento di una somma di denaro al funzionario corrotto è mera ipotesi di scuola, i rapporti crescono, si sistemano i figli e parenti, certo a 500 euro o magari a 100.000 dollalri secondo i livelli, e, cosa più grave, ci si compenetra nella capacità di forza dell’associazione, i favori contro altri che alla fine consentono di dire quel “noi” che non è a mettere un cappello su una testa che non vuole essere calzata ma una adesione a soggetti e metodi associativi che vale il vecchio giuramento col santino, il sangue e la “punciuta”. E i rapporti con architetti, impiegati sotto i cavalli e forze dell’ordine lievitano”.
 

Articolo pubblicato con Enrico Di Giacomo in Stampa libera, l’11 luglio 2017.

(Foto: Vonvikken/Wikimedia)




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