venerdì 28 luglio - Pompeo Maritati

Macron: il Napoleone del XXI secolo preferisce partire dalla Libia

Nel 1798 Napoleone Bonaparte intraprese la campagna d’Egitto con successo, in parte immeritato, vista la sconfitta subita dalla sua flotta ad Abukir da parte degli inglesi, che segnò la sua ascesa politica che l’avrebbe portato a governare l’Europa. Nel XXI secolo, il nuovo Napoleone, ovvero Macron, al di sora e aldilà di ogni regola diplomatica, contrariamente al suo blasonato predecessore che scelse allora l’Egitto, parte senza consultarsi con nessun partener europeo alla conquista economica della Libia.

Lo fa con arroganza ma con una azzeccata tempistica, nell’ambito di un palcoscenico delicato quale quello nord africano, caratterizzato dal preoccupante fenomeno dell’emigrazione che io ritengo al momento pilotata.

L’Italia ha una sua storia secolare con la Libia, nel bene e nel male. Oggi l’ENI la fa da padrona in materia di gestione delle risorse petrolifere locali, dando peraltro occupazione stabile a oltre 30.000 lavoratori libici. Solo che in questi ultimi anni, in particolare con la gestione Renzi, la problematica libica pare essere stata sottovalutata o probabilmente messa un po’ da parte, non so se per incapacità della Farnesina o per altri reconditi motivi a noi sconosciuti. Sta di fatto che messa la palla al centro, Macron non ci ha pensato due volte a fare un plateale quanto spiacevole sgambetto, ridicolizzando, agli occhi del mondo, la capacità italiana di saper tenere e gestire le redini diplomatiche con la Libia.

Non possiamo dimenticare lo sciagurato intervento di qualche suo predecessore che intervenne senza alcuna autorizzazione o condivisione internazionale, bombardando Tripoli per abbatterne il regime, violando la risoluzione dell’ONU che prevedeva solo l’intervento su Bengasi, per poi passare alla Siria e nel Sahara, guarda caso aree particolarmente ricche di oro, petrolio e uranio. Una politica interventista che definirla scellerata è farle un complimento, partecipando così alla destabilizzazione di tutta quell’area, difendendo questa strategia dietro il paravento della necessità militare a far fronte ai pericoli dell’ISIS. Calcoli di strategia internazionale di cui la Francia non mi pare possa avocare quali successi.

Macron sta dando l’impressione che voglia ripercorrere la storia di qualche secolo fa, salta dai balcani all’Africa, dice che l’Italia dev’essere aiutata e non lasciata sola nella problematica dell’immigrazione ma poi chiede le frontiere e i porti. Mette lo sgambetto all’Italia dicendole di stare Serena.

L’Italia purtroppo ha poco da stare serena. Sono in gioco prima di tutto gli interessi sullo sfruttamento energetico in Libia di cui l’ENI ne è protagonista, e poi, non ultimo, è in gioco la sua credibilità internazionale in materia di diplomazia. Che il nostro ministro degli esteri non brilli per capacità eccelse mi pare alquanto noto e ne tanto meno può questo essere ritenuto un affronto nei suoi confronti. Purtroppo la realtà è lì sotto gli occhi di tutti anche perché la precedente gestione, anche se breve di Gentiloni, non mi pare possa essere annoverata tra le più fruttuose per gli interessi italiani nel mondo.

Adesso si dovrà pensare ad una contromossa che possa far capire ai francesi ma soprattutto al mondo intero che “qui nessuno è fesso” e che il manifestato appoggio alle politiche della cancelliera di ferro si stanno rivelando non proprio adeguate a ribattere la conquista strategica dell’Europa da parte di Macron che ha già iniziato a godere, tra l’altro, dell’appoggio di tutti gli stati membri balcanici dell’Unione Europea.

Sarà capace la Farnesina, in generale il governo, a mettere in campo una contromossa che faccia capire a Macron che l’isola d’Elba potrebbe risultargli alquanto ospitale. Io ne sarei felice.

 

 

 




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