lunedì 30 gennaio - Camillo Pignata

M5s: il silenzio sulla politica xenofoba di Trump

"Il nostro Paese - ha scritto su Twitter Trump - ha bisogno di confini forti e di controlli estremi, adesso. Guardate quello che sta succedendo in tutta Europa - ha denunciato Trump - e in tutto il mondo, un caos orribile".

Parole che puzzano di xenofobia e di nazionalismo lontano un miglio e fanno seguito ad un ordine esecutivo con cui ha chiuso i confini ai cittadini provenienti da sette Paesi musulmani. Un nuovo stop all’immigrazione, che sta scatenando proteste in tutto il mondo.

Sono intervenuti la cancelliera tedesca Angela Merkel, Gentiloni e anche Theresa May, tutti a stigmatizzare la decisione del presidente USA.

Il che rende ancora più assordante il silenzio del MOV5s su questa decisione. Se premier europei che pure hanno espresso posizioni deboli ed incerti sull’immigrazione hanno sentito il bisogno di protestare, di ritenere ingiustificato il bando imposto dal presidente Trump, perché Grillo, Di Maio, Dibba tacciono?

Il fatto è che la posizione del MOV5S verso Trump, è il segno di idee non definite e per questo confuse, non solo sul problema dell’immigrazione ma anche sull’Europa. Trump non vuole accogliere ed integrare gli immigrati. È questa la linea del movimento?

La politica del presidente americana e nazionalistica e protezonistica. È questa la linea del movimento?

La risposta a queste domande in un senso o in un altro, potrebbero dirci tante cose sulla linea politica del movimento sull'Italexit, e sulla formazione di un'Europa politica.

Se si è nazionalisti si chiudono le frontiere e si propende, non solo per l’uscita dell’Italia dall’euro, maanche per la rinuncia alla costruzione dell’Europa.

C’è un filo rosso che lega nazionalismo, protezionismo e la politica contro gli immigrati. E questo filo è la politica della esclusione della fortezza,del contrasto alla solidarietà ,ai valori di società aperta, di accoglienza, di integrazione, identità plurale.

Non a caso Trump appoggia e sostiene la Brexit, e la fine dell’Europa unita del disegno di Spinelli. Non si può essere con Trump, e contestarne le linee fondamentali della sua politica: il nazionalismo il protezionismo e la politica contro gli immigrati.

Non si può essere contro Trump, e condividerne queste linee politiche. E' il momento di decidere.

Il movimento è adulto, e per questo è ora che stabilisca chi è e che cosa vuol fare.

Non basta dire “non siamo né di destra né di sinistra”, e ogni tanto accennare alla natura antisismica del movimento, senza specificare perché e come il movimento è antisistema, le sue connotazioni specifiche, i suoi caratteri peculiari.

Non basta presentare alcuni disegni di legge,qualche progetto per individuare un programma, che non è e non può essere, mai solo una risposta alle esigenze di oggi, ma sempre più alle esigenze di domani. 

Non basta rincorrere la realtà, bisogna costruirla o quantomeno contribuire a costruirla.

DiBA ,e con lui il movimento, sostengono che” la battaglia del presente (e del futuro) non è tra destra e sinistra - categorie ottocentesche incapaci ormai di farsi carico delle pulsioni politiche, etiche, sociali, anche esistenziali degli esseri umani - ma tra chi vuole essere sovrano e chi vuole privarci di questa sovranità.

Ma non è così.

Destra e sinistra esistono sempre, e sempre esisteranno. Finché c'è un povero e un ricco, un debole e un forte, esisteranno sempre destra e sinistra.

Certo assumono forme diverse, e non si accompagnano a conflitti di classe come un tempo.

La battaglia del presente, si svolge tra capitale globale e diritti globali, tra sistema politico e sistema finanziario,che opera solo per il capitale, tra nazionalismo e la globalizzazione. E’ vero il nemico da battere ,quello più pericoloso, è il capitalismo finanziario.

E’ vero esiste la “bancocrazia”, ma essa non ha infestato la partitocrazia, l’ha sostituita. Se i partiti fossero partitocratici, se avessero potere,dominerebbero le banche ed invece ne sono schiavi. Se PPE il PSE fossero stati solo contagiati dal virus del potere delle banche, la contrapposizione tra queste forze politiche, non sarebbe scomparsa, questi due partiti, con storia ed ideologie contrapposte,non avrebbero votato insieme, come alleati, uniti dal servizio al potere finanziario.

La “bancocrazia” non ha infestato il potere dei partiti, lo ha eliminato.

I partiti non sono banche, sono le banche ad essere partiti. Non sono gli uomini politici a comandare le banche, ma le banche a comandare gli uomini politici. Basta ricordare il processo di finanziarizzaione della politica ,con Paulson AD della Goldman Sachs, che diventa ministro del tesoro USA, ai tempi di Bush, Monti presidente del consiglio,Passera di banca intesa ministro dello sviluppo economico.

L'europa politica è necessaria, perché n economia il mondo è mercato interno, dove vige la competizione sistemica, sempre più accesa che richiede alle imprese e agli stati una dimensione adeguata per sopravvivere. In un mercato dove competono giganti si determina la necessità,per i paesi europei di avere una dimensioneadeguata alla nuova competizione,e quindi un' Europa unita .

La necessità di questa Europa, imposta non solo dalla competizione, ma anche dalla interdipendenza tra i vari strati, dal fatto che taluni problemi come l’immigrazione, l'ambiente la ricerca sono problemi per i quali non è sufficiente una risposta nazionale. Competizione interdipendenza, la dimensione internazionale di alcuni problemini: questi i fattori della globalizzazione, e quindi dell'Europa che ne è una espressione.

Ma quando si affronta il tema della globalizzazione occorre precisare, che essere per la globalizzazione non significa condividerne la gestione, così come stare in Europa non significa condividerne la gestione.

Una cosa è la globalizzazione, altra cosa è la sua gestione. La globalizzazione è un fatto naturale come la pioggia l'alba,è il prodotto del progresso tecnologico nei trasporti e nell’informatica, che ha reso il mondo più piccolo, la sua gestione un fatto economico e politico.

Se il movimento è globale è per la costruzione dell’ Europa politica, in questa costruzione una pietra fondamentale, è l'accoglienza e l'integrazione degli immigrati, che non è solo espressione del valore della solidarietà ma indica la volontà dell’ Europa politica. C’è un filo rosso che lega globalizzazione, la libertà di circolazione di merci e di uomini , la lotta per i diritti globali, la politica di integrazione e di accoglienza degli immigrati.

La gestione attuale della globalizzazione ha globalizzato il capitale e imposto il nazionalismo sull’immigrazione,e sui diritti fondamentali della persona. Per questo occorre globalizzare i diritti fondamentali della persona, per meglio contrapporli al capitale globale.




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