giovedì 20 aprile - UAAR - A ragion veduta

Libertà Religiosa | Laicità o integralismo?

Una settimana fa il Pew Research Center, un’organizzazione conservatrice Usa, ha aggiornato il suo indice mondiale sulle restrizioni alla libertà di religione.

Immagine da Corsera

I criteri adottati sono basati sull’interpretazione che gli anglosassoni danno di questa espressione, e sono quindi molto discutibili: il divieto di indossare il velo nelle scuole francesi rappresenterebbe una limitazione, ma non lo sarebbe il divieto posto agli atei di ricoprire incarichi pubblici in alcuni stati Usa.

Anche le perquisizioni delle moschee sospettate di terrorismo vengono giudicate “restrizioni” alla libertà religiosa (di fare attentati?), mentre dei blogger atei uccisi in Bangladesh non si dà alcuna menzione. Facilmente, entro tale definizione di “restrizione” rientrerà anche il recente episodio avvenuto all’aeroporto di Ciampino, dove una musulmana si è rifiutata di sottoporsi ai controlli di sicurezza nel momento in cui il metal detector ha dato una segnalazione di allarme all’altezza del suo velo.

Ma difficilmente accadrà per i numerosi casi, emersi nelle ultime settimane, di ragazze sottratte alle famiglie che le battevano soltanto perché vestite in modo “religiosamente scorretto”, o che volevano imporre loro matrimoni combinati. Così impostati, tali criteri finiscono fatalmente per collocare l’Europa, alle prese col tema caldissimo dell’accoglienza, al primo posto tra i continenti in cui si registra un aumento delle discriminazioni. La ricerca ha tuttavia destato l’interesse del Corriere della Sera, come già era accaduto per le ricerche analoghe di Acs – Aiuto alle Chiesa che Soffre, una fondazione di diritto pontificio, e di Porte Aperte, un’organizzazione di estrazione evangelica. Le “persecuzioni” contro i cristiani trovano ovviamente molto spazio sui media italiani, ma non sono certo le uniche: l’Iheu, l’internazionale secolarista di cui fa parte anche l’Uaar, diffonde ogni anno un rapporto sulle discriminazioni contro i non credenti.

Quali che siano gli approcci, la realtà è comunque sotto gli occhi di tutti. Ed è spesso drammatica. Il mondo islamico è ormai caratterizzato da una generalizzata regressione: governi tiepidamente laici che si scoprono clericali (per esempio il Bangladesh), governi clericali che diventano regimi islamisti (la Turchia, che si accinge a seguire la strada di Iran e Arabia Saudita), e persino nuove entità territoriali, jihadiste a tutto tondo (dallo Stato Islamico a Boko Haram). L’applicazione integralista e intollerante della shari’a non è forse mai stata così vasta.

Eppure, il fenomeno non è ristretto solo all’islam. Che deve infatti subire a sua volta le discriminazioni introdotte dal crescente nazionalismo religioso nell’India guidata da Narendra Modi, la pulizia etnica nella Birmania buddhista ora capeggiata dal premio Nobel Aung San Suu Kyi, la costante colonizzazione ebraica nei territori palestinesi promossa dal governo israeliano, nonché la reviviscenza antireligiosa del regime comunista cinese.

Anche il cristianesimo non scherza. La granitica alleanza con il potere putiniano garantisce al Patriarcato ortodosso di Mosca una posizione di predominanza di cui non godeva in modo così ampio da prima di Pietro il Grande. Se le Chiese protestanti scandinave conoscono un declino che apparentemente non conosce sosta, quelle Usa sono salite sul carro di Donald Trump, che sembra pronto a sottrarre le confessioni cristiane (e solo loro) al divieto di immischiarsi nella vita politica riservato a tutte le organizzazioni non profit. Nel frattempo, il boom mondiale dei pentecostali prefigura un futuro ancora più oscuro anche per l’Africa e l’America Latina.

E che dire della Chiesa cattolica? Il mondo occidentale si è come incantato di fronte a papa Bergoglio, che in quattro anni di pontificato non ha tuttavia avviato alcuna significativa apertura legislativa sulle istanze laiche. A livello locale tutto continua come prima: le conferenze episcopali sono quasi ovunque saldamente legate alla destra identitarista, anche laddove (Polonia, Ungheria) è diventata liberticida. In Italia, l’opposizione alla legge sul testamento biologico viene condotta con le stesse parole d’ordine usate all’epoca di Ratzinger.

Viviamo in un mondo in cui la percentuale di non credenti ha raggiunto il livello più alto nel corso della storia umana. Nel contempo – per reazione? – è anche un mondo che non ha mai visto un dilagare simile di integralismo religioso. La circostanza smentisce la credenza comune che la secolarizzazione produca automaticamente laicità. Si va verso uno scontro di “civiltà” integraliste? Forse sì. Dati alla mano, probabilmente sì. Ed è evitabile soltanto se si rafforza la laicità. Sta alle autorità politiche provvedervi, sta ai cittadini laici farglielo capire a chiare lettere.

Raffaele Carcano, coordinatore culturale Uaar




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