lunedì 12 giugno - Aldo Giannuli

Legge elettorale: e se interpellassimo prima la Corte Costituzionale?

Come si sa, il verdetto della Corte Costituzionale del 2014 non comportò la decadenza del Parlamento appena eletto per il principio della conservazione degli atti e della continuità delle istituzioni. 

E va bene, però sarebbe stato politicamente opportuno andare a votare al più presto con il sistema residuato dalla sentenza della Corte. E invece, auspice un disinvoltissimo Capo dello Stato, il Parlamento è restato in carica per tutta la legislatura ed ha eletto ben due volte il presidente della Repubblica, fatto una serie di controriforme, fatto ben due leggi elettorali (di cui una dichiarata incostituzionale a sua volta), fatto la riforma costituzionale poi sonoramente bocciata dall’elettorato e dato la fiducia a tre governi.

Roba da record che trova la sua ragion d’essere nell’anomala rappresentanza di un singolo partito (che è arrivato a prospettare una “costituzione di partito”) che disponeva di una inedita maggioranza proprio grazie a quella legge incostituzionale di cui si è detto. Adesso che facciamo? Ricominciamo? Una legge che magari pochi mesi dopo il voto verrà dichiarata incostituzionale per questo o per quello, ed il Parlamento (che ovviamente resterà in carica) dovrà aggiustarla e lo farà con un’altra legge incostituzionale chissà per quale altra ragione. Mi pare che abbiamo già dato e non è il caso di ripetere la solfa. Peraltro, già l’idea di cambiare la legge elettorale a pochi mesi dal voto è cosa che dovrebbe essere proibita dal buon senso prima che dalle norme di legge.

Ed allora, magari facciamo una cosa: chiamiamo in causa la Corte Costituzionale già da prima. Fra le pochissime cose buone che la riforma Renzi-Boschi conteneva, ce ne era una per la quale le leggi elettorali erano sottoposte alla Corte Costituzionale prima ancora della loro promulgazione. Ci vuole troppo tempo? Va bene: per ora votiamo con il Consultellum e dopo, se la Corte approva il nuovo testo, questo varrà la prossima volta. Anche perché si immagina che le leggi elettorali non debbano cambiare ogni 5 anni e quindi andrà bene per allora. Il M5s, che ha detto che mai avrebbe votato una legge elettorale incostituzionale, potrebbe farsi interprete di questa esigenza presso gli altri partiti già durante la discussione di questa legge, basterebbe inserire un articolo piccolissimo ricavandolo dal testo della riforma Boschi-Renzi e concordare le modalità dell’invio alla Corte, magari riassorbendo in questa soluzione le eccezioni di incostituzionalità che iniziano a fioccare. So di poter contare sulla sensibilità del M5s per la legittimità costituzionale.

Aldo Giannuli




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