mercoledì 29 marzo - Pressenza - International Press Agency

“La sospensione del memorandum Italia – Libia è un’occasione per mettere in discussione la politica degli accordi”

“Anche se gli effetti giuridici della decisione sono resi altamente incerti dall’elevata instabilità politica e istituzionale della Libia, si conferma quanto costantemente da noi evidenziato .” dichiara Dario Belluccio dell’ASGI “I governi devono concludere accordi internazionali unicamente rispettando le norme interne”. In Italia come in Libia.

di ASGI Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione

In una nota diramata a seguito della notizia della sospensione del Memorandum dall’Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione, l’ASGI ricorda che in Italia l’art. 80 della Costituzione prevede la ratifica del Parlamento nel caso in cui l’accordo abbia natura politica, comporti modifiche di legge o oneri alle finanze. Inoltre in materia di diritto degli stranieri e di diritto di asilo – argomenti di cui il Memorandum è oggetto – la stessa Costituzione italiana all’art. 10 (2° e 3° comma) stabilisce che vi debba essere una legge a definire le regole, e non accordi in forma semplificata che, essendo conclusi direttamente e solamente dal governo senza un intervento del Parlamento, di fatto violano tale riserva.

Il quotidiano Libya Herald aveva informato nei giorni scorsi che il Tribunale amministrativo di Tripoli ha sospeso, in via cautelare, l’applicazione del Memorandum of Understanding (MoU) firmato il 2 febbraio 2017 dal Presidente del Consiglio Presidenziale del Governo di Riconciliazione Nazionale dello Stato di Libia Fayez Mustafa Serraj e dal Presidente del Consiglio dei Ministri del governo italiano Gentiloni.

“In attesa di comprendere quali conseguenze la decisione del Tribunale di Tripoli avrà in relazione al memorandum, è necessario cogliere l’opportunità per rilanciare il dibattito sulla nuova politica degli accordi, mettendola radicalmente in discussione. “ si legge nella nota dell’ASGI .

E’ possibile e indispensabile – dal punto di vista giuridico, politico ed etico – dispiegare politiche radicalmente alternative – come quelle che indichiamo nel nostro Manifesto e ricordiamo brevemente nella nota – e non arbitrariamente selettive, antidemocratiche e lesive dei diritti umani come quelle attuali”, conclude l’avvocato Belluccio.




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