giovedì 26 gennaio - Aldo Giannuli

La sentenza della Corte Costituzionale: un commento

Dopo una attesa interminabile abbiamo finalmente la sentenza sull’Italicum: resta il premio di maggioranza, saltano ballottaggio, capilista bloccati e candidature plurime, non sappiamo nulla sulle soglie di sbarramento (vedremo nelle motivazioni). In teoria il sistema è pronto per votare, anche se è diverso fra Camera e Senato, ma ci sono diverse questioni che, nelle more dell’armonizzazione delle leggi fra i due rami del Parlamento, potrebbero risorgere (coalizioni, ampiezza collegi, preferenza unica o plurima, collegio nazionale per la quota proporzionale o meno ecc.). Dico subito che non è una sentenza splendida, anzi è molto criticabile.

Con tutto il rispetto per la Suprema Corte, ho l’impressione che i giudici costituzionali non abbiano sempre le idee chiarissime sugli effetti ed il funzionamento delle leggi elettorali. Di fatto, hanno varato un sistema che definiremmo “proporzionario”, proporzionale se nessuno prende il 40%, maggioritario, se uno lo prende. Certo la questione non è attualissima, perché non pare che nessuno arriverà a quella soglia (a meno di una improbabile lista comune Pd-Fi-Udc-Ncd-Ala), però quello che non si verifica oggi può verificarsi domani e, per la verità, non si capisce come risolvere il problema delle due Camere. Ad esempio, oggi non sembra che nessun partito possa raggiungere il 40%, ma se nelle more del “ritocco legislativo” tornassero le coalizioni, le cose potrebbero anche essere meno scontate.

Ad esempio un Pd al 32% con una “sinistra” alla Pisapia ed una destra Verdini-Alfano e frattaglie varie, potrebbe anche raggiungere quel risultato e, in quel caso, saremmo di nuovo nella situazione del 2013, quando il premio scattò alla Camera, ma non al Senato dove non è possibile dare un premio nazionale. Vedremo la motivazione della sentenza, per ora osserviamo che un premio sino al 14%, non è tanto basso (anzi c’è di che dolersi che la Corte lo abbia ritenuto costituzionalmente corretto), ma siccome non sembra che siano stati fissati paletti numerici, il Parlamento potrebbe abbassare il premio, ad esempio, al 37,5% che, ad un certo punto, doveva essere la soglia per ottenere il premio. Considerato il rispetto della democrazia del Pd, la cosa non sembra così irrealistica, non resta che sperare che si metta di traverso il “compagno” Berlusconi ( e vedete a che siamo ridotti!) e che la fretta di votare di Renzi eviti discussioni troppo lunghe sulla legge.

Bene, invece l’abolizione dei capolista bloccati che era un obbrobrio, c’è però da chiedersi se ci sarà una sola preferenza o più preferenze e questo ha a che fare con l’ampiezza delle circoscrizioni che l’Italicum aveva fissato a 100 di 6-7seggi in media. Non sappiamo se il dispositivo dica nulla, ma, nel silenzio, resterebbero come sono. Il che, se saltasse il collegio unico nazionale, provocherebbe una falcidia dei partiti “piccoli” (cioè tutti salvo M5s, Pd, Fi e Lega) costretti ad entrare nelle liste maggiori, con il che la soglia del 40% tornerebbe a balenare. Per non dire delle soglie di sbarramento.

In teoria, dicevo, si potrebbe votare subito, ma, se si dovessero rifare le circoscrizioni, non è detto che ci si riesca, soprattutto se il Parlamento decidesse di aspettare il deposito delle motivazioni. In questo caso, difficilmente il parlamento potrebbe essere sciolto a metà maggio per votare a fine giugno. Staremo a vedere. Sicuramente la tentazione potrebbe essere quella di approfittare della situazione per mettere mano ad una legge che rimetta in piedi il maggioritario, magari truccando un po’. E la cosa tornerebbe utile anche a far scattare il termine per il vitalizio che non fa mai male.

Mattarella sicuramente chiederà l’armonizzazione (impossibile) fra il sistema della Camera e quello del Senato, dando fiato a quelli che vogliono finire la legislatura e tutto dipenderà da Berlusconi (come abbiamo detto) e da Renzi. Allegriaaa!




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