mercoledì 15 febbraio - Camillo Pignata

La direzione del Pd

Nella direzione PD, è guerra sui tempi del congresso. Una lotta di potere tra Renzi che vuol restare segretario e l'opposizione che lo vuole scalzarlo.

Per il momento l'unica idea, che accomuna tutti nel partito democratico, maggioranza e opposizione, è la necessità dell'uomo forte per dirigere il partito e di un suo spostamento a sinistra. E' una contraddizione che nasce e si sviluppa in una logica di conquista del consenso, e non di servizio verso il popolo.

E allora non serve a niente dire che tutto ciò non ci piace, lanciare o ribadire qualche vaga idea di cittadinanza basata sullo ius sanguinis (Serracchiani), di intervento pubblico nell’economia (Orfini),di superamento dei vaucher (Bersani), se poi non si cambia direzione.

Si tratta di vedere piuttosto come è avvenuto lo spostamento del PD verso la destra radicale, perché si è arrivato a questo punto.

La destra avanza nel partito e fuori del partito, perché non c'è la sinistra e la sinistra è assente perché ha perso i suoi punti di riferimento valoriali ed ideologici.

Per questo il PD partiti di sinistra da riformisti sono diventati pragmatici, e nel pragmatismo hanno trovato la giustificazione per votare, in Italia, insieme a Verdini ed Alfano, e in Europa, insieme al PPE, la politica dell’austerità e la distruzione dei diritti politici e sociali delle persone.

La cancellazione dell'articolo 18 dello statuto dei lavoratori, il jobs act, il pareggio di bilancio, il silenzio che è diventato complicità, sul golpe della Troika in Grecia, hanno impresso un connotato di destra al partito difficilmente cancellabile.

Così come è dufficilmente cancellabile dalla mente della gente, l'abbandono del Il PD delle periferie, dei luoghi di lavoro, del conflitto per la politica di palazzo, per fabbricare il consenso, e non le soluzioni per i problemi del paese.

Il Pd non ha saputo interpretare il presente, e lavorare per il futuro. Non ha capito che viviamo in una società mediatica e globale, e quindi il valore strategico della comunicazione, la sua funzione che non è solo diffusiva, ma costruttiva di idee e linee politiche, e strumento di lotta politica.

La personificazione della politica, la fine dei partiti come organismi di intermediazione tra istituzioni e popolo, la loro trasformazione in comitato elettorali e strumenti di consenso,non sono nati per caso.

Non ha capito che la comunicazione è elemento fondamentale di analisi e di valutazione politica. Il PD si è schierato per la globalizzazione, senza distinguere, questa dalla sua gestione. E così ha supportato una gestione liberista della globalizzazione, e non sociale; ha favorito il capitale globale e non i diritti globali.

E d'altra parte, il partito democratico non ha saputo lottare contro il razzismo, non ha rotto ogni rapporto con le forze politiche che lo rappresentano, ma ha dialogato con loro legittimandole.

Il PD non ha capito che in una dimensione politica internazionale, dove i problemi sono radicali, e radicali sono gli attacchi della destra ai diritti delle persone, ci vuole un partito di sinistra, internazionale e radicale.

Ancora ieri, nella direzione, le analisi, le valutazioni, le proposte avevano una impronta riformista e nazionalista.

Tutti queste incomprensioni, ritardi, hanno consentito alla destra di lucrare consensi ed autorevolezza, all’interno del partito.

 




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