mercoledì 4 gennaio - Marco Barone

La dea sicurezza non è immortale. Militarizzare le città è la vittoria del terrore e la fine della democrazia

Il tempo non esiste, è una regola, per dare un senso a ciò che un senso non ha, per dare una risposta a ciò che una risposta non ha, l'infinito, l'ignoto l'oltre. Vuoto e buio. E nel corso del tempo l'uomo si è impegnato a favoleggiare, a criticare, a pensare, a sognare.

Ma la sua fonte d'ispirazione è stata sempre, nel bene o nel male, la realtà. Si parla spesso di 1984 (Nineteen Eighty-Four) che è uno dei più celebri romanzi di George Orwell. Citato spesso a sproposito, e soprattutto senza averlo neanche letto. La sintesi omologata ha prodotto il mostro del grande fratello, del grande occhio che ti osserva, controlla, governa, nel nome di un sentimento, di una sensazione comunemente accettata in base alle esigenze dell'epoca vissuta o temuta. Nessuna Cassandra, nessun Oracolo.

E' fin dai tempi dell'antichità che l'uomo sogna di controllare e governare tutto. Prima del grande occhio di Orwell, che non è nulla di originale, vi era il grande orecchio di Dionisio in Sicilia. Secondo la tradizione il tiranno Dionisio fece scavare la grotta nella quale venivano rinchiusi i prigionieri, e appostandosi all'interno di una cavità superiore ascoltava i loro discorsi. Dalla grotta di Siracusa, al mondo intero, il passo è breve ed è segnato dalla tecnologia. Progresso e tradizione insieme. Qualcuno si è certamente ispirato ad Orwell nella società odierna, così come Orwell si è ispirato al passato in un tempo senza soluzione di continuità. Ma l'unica cosa certa è che il terrore ha vinto. Ha vinto nella misura in cui le città sono state militarizzate. Certo, già da tempo in tutta Italia vi sono più di 7500 militari che presidiano il territorio. Ma quanto accaduto il 31 dicembre del 2016 è diverso. 

Cecchini, droni, mezzi blindati ovunque, accettati nel nome di una sicurezza che non può essere garantita, perché la follia umana è imprevedibile e la notte di Istanbul lo conferma. Militarizzare le città, assediare le città, è una sconfitta, e la cosa è destinata a peggiorare, perché senza volerlo abbiamo dato il consenso per la limitazione della nostra libertà nel nome di una dea sicurezza che non potrà mai essere eterna. Gli dei non sono più immortali. E siamo dentro una guerra senza ancora averlo pienamente capito.
 
Vi sarà sempre un controllore ed un controllato, ma chi controlla il controllore del controllore? La democrazia nel momento in cui si autoblinda, ha finito di essere tale. Trasformare le città in luoghi da guerra, in set cinematografici, anche solo per mostrare i muscoli, è un deterrente mediatico, o forse un qualcosa in più, ma certamente inutile per la sicurezza globale, perché ci sarà sempre un particolare che non potrà essere controllato, utile, invece, per quella limitazione delle libertà, che qualcuno ha sempre voluto, sognato, desiderato e che ora nel nome della sicurezza e di un terrore senza forma, senza nome e con mille identità sfuggenti, è possibile raggiungere. Questa è la realtà e non serve Orwell o l'orecchio di Dioniso per capire dove stiamo precipitando.
Marco Barone
 
Questo intervento è stato pubblicato sul Piccolo edizione di Trieste come lettera del giorno il 3 gennaio 2017
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