martedì 11 aprile - Marco Barone

L’indipendentismo di Trieste, sulla questione del TLT, che fine ha fatto?

Ancora oggi quando giungi nei pressi di Duino, lì dove per un periodo storico difficile e controverso vi era il confine tra Italia e TLT ( territorio libero di Trieste), anche se il TLT non si è mai formalmente costituito stante la mancata nomina comune di un Governatore, perché alla fine nessuno probabilmente voleva realizzare questo TLT, vedi da un lato un cippo che ricorda, con la solita retorica ottocentesca, il ritorno di Trieste all'Italia, e poco più avanti un palo della bandiera dove sventola l'alabarda.

Ogni tanto nella piccola area della contesa qualcuno effettua un presidio od effettua un banchetto conviviale, così come ogni tanto spunta sull'asfalto la scritta che indicherebbe il confine tra Italia e TLT, puntualmente rimossa, così come anche sui cartelli stradali. Ma si è ridotta a questi gesti simbolici la battaglia sulla questione del TLT? Dopo la grande manifestazione che ha impressionato tutti a Trieste per chiedere il TLT, si è scatenata una vera battaglia legale, legalitaria e giudiziaria pesante. Non ne veniva perdonata una. Dalla questione dei documenti d'identità, alle battaglie fiscali per arrivare all'ONU, a diversi eccetera di conflittualità variegata. Nel mezzo di tale conflitto, che ha visto la vittoria del sistema dello Stato italiano, vi è passata una pesante frammentazione del movimento, con divisioni su vedute, su come approcciarsi anche sulle questioni elettorali ed amministrative.

Insomma, si è passati nel giro di pochi anni dall'essere un problema politico serio per Trieste, con tanto di prime pagine dei giornali locali, richiami anche a livello nazionale, alla battaglia silenziosa sull'asfalto di Duino. Ma questo non significa che il movimento sia morto. Quel sentimento che lo ha fortemente animato è ancora vivo. E nelle periferie di Trieste lo si comprende bene. E se le cose continueranno ad andare come vanno, tra Brexit, richieste di indipendenza da parte di alcuni stati e ritorni di anacronistici nazionalismi, non è da escludere che un ritorno di una fiammata tutta in salsa triestina non possa riaccendere l'attenzione sulla vecchia questione del Trattato di Pace del '47. E' certamente vero che la violazione vi è stata, ma la storia, il mutamento del quadro geopolitico, accordi successivi, ne hanno determinato un chiaro ed effettivo e sostanziale superamento nella parte relativa al mai formalmente costituito Territorio libero di Trieste.
Un bel nome, nome potente nell'immaginario, stato cuscinetto, tra due mondi che non esistono più, e preso a cuscinate ancora prima di nascere per essere soffocato da interessi più alti, perchè non si poteva consentire di trasformare Trieste in un ponte per la Russia di Stalin. Ma se la rottura tra Tito e Stalin fosse avvenuta prima del '48 chissà se oggi si racconterebbe una storia diversa per questa piccola fetta di terra imprigionata tra nostalgia per l'impero caduto, malinconia per le occasioni mancate, assistenzialismo tutto italiano e mille interrogativi su quale possa essere il suo futuro nel dubbio amletico tutto triestino se pol o no se pol? Ma una vita senza dubbio, che vita mai sarebbe?
Marco Barone



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