venerdì 14 aprile - Pressenza - International Press Agency

Kashmir rosso sangue

La volontà del popolo kashmiri all’indipendenza non si spegne e il Kashmir è stato ancora macchiato di sangue.

di Francesco Cecchini

Il paese che vuole indipendenza è di 222,236 chilometri quadrati di terra, controllato da tre governi stranieri. Lo Jammu, la Valle del Kashmir e il Ladakh sono sotto controllo indiano e vengono chiamati Jammu e Kashmir. Il Pakistan amministra l’Azad Kashmir e i cosiddetti Territori del Nord, il Gilgit e il Baltisan dove troneggiano le alte vette della catena dell’Himalaya, Hindu Kush e Karakoram. Infine la Cina ha il controllo del Aksai Chin e del Shaksgam. Vi è un’alta densità di presenza militare: circa un soldato ogni otto abitanti.

Le elezioni dello scorso 9 aprile sono state sabotate con successo dai movimenti separatisti, l’afflusso alle urne è stato solo il 7.14%. Le manifestazioni contro le elezioni per assegnare un posto rimasto vacante all’assemblea statale sono state represse con violenza dalla polizia indiana. Il bilancio è di 8 manifestanti uccisi e circa 200 feriti.  

Nei mesi scorsi, dopo l’uccisione del militante separatista Burhan Wani molti sono stati gli scontri con la polizia indiana. Inoltre dal cessate il fuoco del 2003, la contabilità delle violenze è drammatico, nel silenzio quasi totale dei grandi media nazionali e internazionali: si contano un centinaia di vittime e circa12mila feriti, tra i quali bambini.

I movimenti separatisti del Kashmir hanno indetto due giorni di sciopero, mentre le autorità di occupazione indiane hanno aumentato le misure di sicurezza nella zona, ordinando anche la sospensione fino al 12 aprile delle comunicazioni via internet, uno strumento divenuto importante nella protesta.

La mattina del 12 aprile la vita è ritornata normale dopo i 3 giorni di sciopero. Fabbriche, negozi e scuole sono stati riaperto. Lo sciopero indetto principalmente da Hurriyat Conference and Jammu and Kashmir Liberation Front (JKLF), ribadendo il diritto all’autoderminazione, è stato un successo.

Le tensioni però rimangono, il cuore del problema rimane l’indipendenza del Kashmir sia dall’India che dal Pakistan o anche dalla Cina.

Sulla situazione nel paese vedi anche:

https://www.pressenza.com/it/2016/12/kashmir-continua-la-tensione/




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