lunedì 27 febbraio - Emilia Urso Anfuso

Italia: balle politiche e progresso recessivo

E’ già tornato dal viaggio negli States, e non sembra affatto un “libero cittadino” bensì un politicoin piena attività: Matteo Renzi, sembra anzi ritemprato e parecchio agguerrito. Caso mai qualcuno avesse davvero dubitato della sua fuoriuscita dalla scena politica. Semmai, si è preso una vacanza, lasciando il proprio governo a gestire le beghe nazionali, strategicamente, in un periodo storico molto critico per tutta la cosiddetta “area di Sinistra italiana”.

Con Renzi, la stoccata finale al centro sinistra, è stato davvero un giochetto da ragazzi, anzi: da pseudo rottamatori della vecchia classe politica. Ha introdotto un nuovo stile, quello del “Dichiaro una cosa, ma faccio il contrario”. In realtà, è sempre accaduto, ma in maniera diversa, più pudica, più nascosta.

Lui no: ha introdotto il metodo“La politica fa quello che gli pare, e non deve darne conto ai cittadini”. Di più: i politici fanno quello che gli pare, ed è l’unica cosa fatta in totale trasparenza.

La vergogna, non è di casa, nei palazzi istituzionali.

Ne approfitto peraltro, per far notare come, i cosiddetti “scissionisti del PD”, avessero già da tempo preparato la contromossa: un bel partito di “Sinistra”, con tanto di nome e registrazione già avviati da tempo “Articolo 1 – Democratici riformisti” (Gruppo chiuso su Facebook, ma pare sia in essere da almeno un anno)

Le cose sono due: o i politici hanno capacità predittive, e si preparano a tempo debito, o in politica funziona così: fanno pensare alla popolazione che c’è vero scontro, che esiste un dibattito, sia mai che la popolazione si accorga che, nella realtà dei fatti, sono una banda di amici mattacchioni…

Altra possibilità: è noto come, in ambito politico, si ami fondare associazioni e fondazioni, spesso segrete manco fossero carbonari: un esempio per tutti, le associazioni che fanno capo a Renzi, come Link o Festina Lenta, di cui è difficile trovare traccia, ma attraverso le quali transitano fiumi di denaro. Che anche il novello movimento di Sinistra, altro non sia se non la trasformazione di un'associazione pre esistente? Per ora, mistero.

Insomma, Renzi torna dalla vacanza statunitense, e che fa? Inizia immediatamente la campagna elettorale, unico reale impegno, nei confronti della popolazione, dei politici nostrani.

Torna a magnificare il vittorioso “Jobs act”, che a suo parere, ha davvero aumentato il numero di lavoratori. Come sempre, evita di dire la verità, e cioè che non vi è stato alcun aumento dei posti di lavoro, ma solo una trasformazione – e a tempo determinato – di contratti di lavoro. Scaduto il periodo delle agevolazioni fiscali alle imprese, un bel calcio nel culo, e addio sogni di contratto a tempo indeterminato.

Poi, torna sul versante della digitalizzazione aziendale, la cosiddetta "Quarta rivoluzione industriale" e sembra preoccuparsi dell’inesorabile perdita di posti di lavoro che questo inevitabile processo di sviluppo verrà a creare.

In realtà, vedrete, le imprese che adotteranno la digitalizzazione, a danno del diritto al lavoro degli esseri umani, otterranno agevolazioni. E chi se ne frega se, ancora una volta, padri di famiglia, giovani e meno giovani, verranno buttati – letteralmente – in mezzo a una strada. E’ il progresso, bellezze…

Guardate cosa sono riusciti a combinare coi "voucher lavoro": non si sono nemmeno preoccupati di informare i cittadini che no, i voucher non contribuiscono al computo pensionistico,. dal momento che fanno parte di una disciplina speciale, e - al massimo - vengono calcolati, ai fini pensionistici, solo due mesi per ogni anno.

Non basta: Renzi ora cavalca la propaganda legata al cosiddetto “lavoro di cittadinanza” in netta contrapposizione con la vecchia idea del “reddito di cittadinanza”, cavallo di battaglia dei grillini, che a loro volta, promettono ma non possono mantenere, visto che serve solo a fare propaganda politica.

Attenzione però, perché dietro alla proposta di “lavoro di cittadinanza”, non si cela affatto “La dignità dei lavoratori” come blandisce Renzi, bensì un’ulteriore riforma del mercato del lavoro, che ricorda tanto le famigerate Riforme Hartz, made in Germany. Quella secondo la quale, se hai poco o nulla reddito e non lavori, puoi rientrare nel mercato del lavoro, a patto che accetti di fare lo schiavo, per qualsiasi tipo di lavoro – anche a giornata – e per la “considerevole cifra” di circa 600 euro al mese. E se non accetti uno dei brillanti impieghi che ti vengono proposti – compreso pulire i cessi o fare il badante, anche se non lo hai mai fatto – esci dal sistema, e non becchi più un centesimo.

La dignità, secondo Renzi, è un apostrofo nero tra le parole “vi fotto tutti”.

Nel frattempo, a Roma fanno a gara a chi la spara più grossa: sul tema dello stadio da realizzare a Tor di Valle, davvero, siamo alle comiche. Per far passare il messaggio che “non è Grillo a comandare” e che Virginia Raggi decide di sua sponte, fanno prima dichiarare a Grillo che “mai e poi mai lo Stadio a Tor di Valle, territorio dove - tra le altre cose – c’è grave rischio idrogeologico”, per poi – dopo solo tre giorni, e un ricovero di poche ore, che sa tanto di fregatura, visto che la sindaca il malore lo ha avuto proprio il giorno in cui si doveva dibattere sullo stadio (a pensar male si fa peccato, ma…) approvare la realizzazione dello stadio proprio lì, a Tor di Valle. Colleghi giornalisti: oliamo le tastiere e prepariamo le dita delle mani: avremo molto da scrivere, su questo ennesimo papocchio all’italiana…

Non sono pessimista, ma mi considero realista. La situazione in Italia, sta degenerando, e lo scrivo e dico da tempo. Andando avanti, e se nulla verrà fatto per arrestare questo immenso caos generato ogni giorno dalla politica, non potremo che ottenere la degenerazione totale, il dissesto finale, il fallimento del sistema paese.

D’altronde, siamo a pochi mesi dalla vera resa dei conti: quando l’Europa ci chiederà conto e ragione di conti, bilanci e avanzi di bilancio, e allora sì, che arriverà la tempesta per tutti i cittadini comuni, altro che “lavoro di cittadinanza” “stadio a Tor di Valle” o “processo di digitalizzazione nelle imprese”.

Unico moto di ribellione popolare, in un'Italia che sembra abitata da persone ignare di quanto accade loro intorno ogni giorno, quello realizzato da tassisti e ambulanti, incazzati come bufali per il diritto - negato - a lavorare.

Personalmente, non mi importa chi sarà ad iniziare il processo inverso, un processo di ribellione a questo sistema delirante di potere assoluto, ma diamine: che qualcosa accada. Non sostengo la violenza, ma il sistema politico ed economico nazionale, ha superato ogni limite di accettabilità.

E' urgente fare qualcosa.




Lasciare un commento