martedì 18 aprile - Riccardo Noury - Amnesty International

Israele, carcere: politiche illegali e crudeli contro i prigionieri palestinesi

Da ieri, Giornata del prigioniero palestinese, oltre 1000 prigionieri palestinesi detenuti nelle carceri israeliane hanno intrapreso uno sciopero della fame. Chiedono la fine delle limitazioni alle visite e ai contatti con i familiari, un migliore accesso alle cure mediche, l’aumento della durata delle visite da 45 a 90 minuti; la rimozione della lastra di vetro per le detenute madri in modo che durante le visite possano prendere in braccio i loro figli, la fine delle restrizioni all’ingresso di libri, vestiti, cibo e regali da parte delle famiglie, il ripristino di alcune attività educative e l’installazione di più telefoni.

Trattenere nelle prigioni israeliane palestinesi arrestati nei Territori occupati e a Gaza, ha ricordato Amnesty International, costituisce una violazione della Quarta Convenzione di Ginevra che prevede che la detenzione di persone dei territori occupati debba svolgersi nel territorio occupato e non in quello della potenza occupante.

Si tratta di una politica crudele, oltre che illegale, nei confronti sia dei detenuti che delle loro famiglie, che spesso non possono incontrarsi per mesi e in alcuni casi per anni.

Secondo l’organizzazione non governativa “Associazione dei prigionieri palestinesi”, 6500 prigionieri palestinesi sono attualmente detenuti in 17 prigioni e centri di detenzione gestiti dalle autorità israeliane.

Tra i 6500 detenuti, le donne sono 57I minori di 18 anni sono 300, tra cui 13 ragazze. Della popolazione carceraria fanno parte anche 13 componenti del Consiglio legislativo palestinese.

Almeno 500 palestinesi si trovano in detenzione amministrativa senza accusa né processo, una prassi contraria al diritto internazionale.

Secondo Hasan Abed Rebbo, portavoce della Commissione che si occupa dei prigionieri palestinesi, almeno 1000 di loro non possono ricevere visite dei familiari per “motivi di sicurezza”. Da 15 a 20 sarebbe il numero dei prigionieri tenuti in isolamento, ossia senza poter incontrare neanche altri detenuti.

I regolamenti del Servizio israeliano delle prigioni prevedono che tutti i prigionieri possano ricevere visite familiari ogni due settimane. In realtà, poiché le famiglie dei Territori occupati devono chiedere il permesso alle autorità israeliane per entrare in Israele e questo può essere negato, le visite sono assai meno frequenti. Inoltre, possono essere annullate per motivi di sicurezza.

Per raggiungere i detenuti, le famiglie impiegano dalle otto alle 15 ore a seconda di dove sia la prigione e del luogo dei Territori occupati in cui risiedono. Prima della visita, sono sottoposte a estenuanti perquisizioni corporali che possono comprendere anche l’obbligo di denudarsi.

Il trattamento riservato ai detenuti di Gaza, attualmente 365, è più duro. Le famiglie della Striscia di Gaza possono effettuare visite solo ogni due mesi.

(Nella foto AFP, una manifestazione di donne a Nablus per chiedere la scarcerazione dei loro parenti detenuti in Israele)




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