giovedì 3 agosto - Riccardo Noury - Amnesty International

Iran, come perseguitare i difensori dei diritti umani: “Nemici dello stato”

In un rapporto pubblicato ieri mattina, Amnesty International ha denunciato che da quando nel 2013 Hassan Rouhani è stato eletto alla presidenza dell’Iran, gli organismi di sicurezza e il potere giudiziario del paese stanno portando avanti una feroce repressione contro i difensori dei diritti umani, demonizzando e imprigionando chi ha il coraggio di stare dalla parte dei diritti.

Negli ultimi quattro anni decine di attiviste e attivisti per i diritti umani, spesso etichettati come “agenti stranieri” e “traditori” dai mezzi d’informazione statali, sono stati processati e condannati a seguito di false accuse di reati contro la “sicurezza nazionale”. Alcuni di loro sono stati condannati a oltre 10 anni di carcere solo per aver preso contatti con le Nazioni Unitel’Unione europea od organizzazioni per i diritti umani come Amnesty International.

Il rapporto di Amnesty International fornisce un quadro completo della repressione che ha preso di mira difensori dei diritti umani impegnati in campagne fondamentali e descrive 45 storie di attivisti contro la pena di morte, per i diritti delle donne e quelli delle minoranze, avvocati, sindacalisti e persone che chiedono verità, giustizia e riparazione per le esecuzioni extragiudiziali di massa e le sparizioni forzate degli anni Ottanta.

Uno dei casi più emblematici, anche perché si trova in gravi condizioni di salute, è quello di Arash Sadeghi, un attivista per i diritti umani che sta scontando una condanna a 19 anni di carcere per “reati” quali aver comunicato con Amnesty International e aver inviato informazioni al Relatore speciale delle Nazioni Unite sull’Iran e a parlamentari europei sulla situazione dei diritti umani nel paese.

Nonostante le sue critiche condizioni di salute, le autorità gli negano il trasferimento in un ospedale esterno al carcere per rappresaglia contro uno sciopero della fame che Sadeghi ha portato avanti tra ottobre 2016 e gennaio 2017 per protestare contro la detenzione di sua moglie, Golrokh Ebrahimi Iraee, “colpevole” di aver scritto un racconto sulla lapidazione (nella foto, i due coniugi).

La nota difensora dei diritti umani Narges Mohammadi, già direttrice del Centro per i difensori dei diritti umani in Iran, sta scontando una condanna a 16 anni di carcere per il suo lavoro in favore dei diritti umani. Il procedimento giudiziario nei suoi confronti è stato avviato dopo che aveva incontrato, in occasione della Giornata internazionale delle donne del 2014, l’allora responsabile della politica estera europea, Catherine Ashton.

Raheleh Rahemipour è stata condannata a un anno di carcere dopo che le Nazioni Unite avevano chiesto alle autorità iraniane informazioni sula sparizione forzata del fratello e della nipote durante gli anni Ottanta.

Anche i sindacalisti, come Esmail Abdi e Davoud Razavi, hanno subito intimidazioni e il carcere per aver preso contatti con organismi internazionali, tra cui l’Organizzazione internazionale del lavoro.

Non va meglio ai difensori dei diritti delle minoranze. Alireza Farshi, esponente della minoranza azera, è stato condannato a 15 anni di carcere per “reati” tra cui aver scritto all’Unesco per chiedere l’organizzazione di un evento in occasione della Giornata internazionale della lingua madre.

Tutti i difensori dei diritti umani le cui storie sono illustrate nel rapporto di Amnesty International sono stati condannati al termine di processi gravemente irregolari celebrati dai tribunali rivoluzionari.

Spesso, i processi sono estremamente brevi. Nel marzo 2015 Atena Daemi e Omid Alishenas, due attivisti per l’abolizione della pena di morte, sono stati condannati, rispettivamente, lei a 14 anni e lui a 10 anni di carcere al termine di un processo durato 45 minuti. In appello entrambe le condanne sono state ridotte a sette anni.

I processi nei confronti dei difensori dei diritti umani si svolgono generalmente in un clima di paura di cui fanno le spese anche gli avvocati, limitati nelle visite o nella corrispondenza riservata coi loro clienti e ostacolati nell’accesso agli atti giudiziari.

Difensori dei diritti umani che hanno osato denunciare le torture e i processi irregolari hanno a loro volta subito intimidazioni, radiazioni e condanne. Il noto avvocato per i diritti umani Abdolfattah Soltani è stato condannato a 13 anni di carcere, nel 2011, a causa del suo coraggioso impegno, anche col Centro per i difensori dei diritti umani.




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