martedì 6 giugno - Riccardo Noury - Amnesty International

Iran | L’accanimento contro le fosse comuni dei massacri del 1988

Nell’estate del 1988, dopo una fallita incursione dalle sue basi irachene dell’Organizzazione dei mojahedin del popolo, in molte carceri dell’Iran vennero selezionati, posti in isolamento e poi uccisi migliaia di prigionieri politici.

Gran parte di loro era in carcere da anni, in molti casi per aver solo distribuito giornali e volantini, preso parte a manifestazioni pacifiche o militato in gruppi di opposizione. Alcuni avevano già completato il periodo di pena ma non erano tornati in libertà in quanto avevano rifiutato di dichiarare il loro “pentimento”.

Nessun rappresentante dello stato iraniano è stato indagato per quelle esecuzioni extragiudiziali. Alcuni dei presunti responsabili continuano ad avere cariche politiche o a mantenere incarichi importanti, come nella magistratura.

I corpi dei prigionieri uccisi vennero gettati in fosse comuni scavate in tutta fretta e ricoperte di cemento. L’ubicazione della maggior parte di loro rimane sconosciuta.

Le famiglie non hanno mai riavuto indietro i corpi e quelle che hanno individuato il luogo dove si trovano i resti dei loro cari vi compiono meste visite, tra lo scherno e il disprezzo delle autorità: è loro vietato di svolgere commemorazioni e di abbellire le fosse comuni con messaggi e iscrizioni in ricordo di coloro che le autorità definiscono “fuorilegge” non meritevoli di una sepoltura adeguata.

Secondo l’organizzazione non governativa “Giustizia per l’Iran”, una delle poche fosse comuni note, quella di Ahvaz, nel sud del paese, sta per essere dissacrata e distrutta.

Dovrebbe contenere i resti di almeno 44 prigionieri.

Le foto e i video forniti da “Giustizia per l’Iran” e riesaminati da Amnesty International mostrano delle scavatrici al lavoro accanto alla fossa, circondata da spazzatura e detriti. Le autorità iraniane non hanno mai fatto dichiarazioni ufficiali ma un operaio si è lasciato sfuggire, parlando con un familiare delle vittime, che il progetto prevede l’ampliamento della strada che scorre accanto alla fossa, la distruzione del blocco di cemento che la indica (nella foto ©Human Rights Activists News Agency/HRANA) e la successiva realizzazione di uno “spazio verde” o di un centro commerciale.

Come detto, le autorità iraniane non hanno mai voluto indagare sul massacro delle carceri del 1988. Ma se distruggeranno la fossa comune di Ahvaz, elimineranno prove fondamentali che, un giorno, potrebbero essere usate per fare luce sul numero e sull’identità delle persone uccise e negheranno per sempre alle famiglie delle vittime il loro diritto alla verità, alla giustizia e alla riparazione.

Quella di Ahvaz, peraltro, non è neanche l’unica fossa comune del 1988 a rischio di distruzione. “Giustizia per l’Iran” ha avuto notizia del tentativo di danneggiare un’altra fossa comune, nella città di Mashhad, nel nord-est del paese, dove potrebbero essere stati sepolti fino a 170 prigionieri politici.

Le famiglie che, nel marzo di quest’anno, erano venute in visita in occasione del Capodanno, hanno scoperto che l’area, precedentemente piatta, era stata ricoperta da cumuli di terra. Non è chiaro il motivo di questa variazione anche se vi è il timore che le autorità iraniane stiano tentando di eliminare, anche in questo caso, ogni traccia delle esecuzioni extragiudiziali di massa del 1988.

 



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