Un puzzle di storie, ‘La stracciata pazzia’ di Stefano Bernazzani (MobyDick, ottobre 2011, pag.270, euro 18).
La notizia di un nuovo incontro in Provincia si era sparsa fin dalla mattina, riscaldando la fabbrica più dell’impianto di condizionamento, perché avevano tutti pensato che da quella riunione sarebbe scaturita la lista inappellabile degli esuberi. Giovanni non aveva dubbi. Era il terzo incontro fra le parti dopo la firma dell’accordo preliminare, e se il primo doveva essere servito per le scaramucce e il secondo per gli affondi, il terzo doveva essere quello in cui si scrivevano nomi e cognomi al posto dei numeri. Sicuro.(pag. 134 – Giovanni)Nonostante la nascita di Davide, e la felicità che aveva portato, Lucia non poteva dire che le cose fossero migliorate troppo, tra lei e suo marito. Durante la gravidanza aveva sperato che l’arrivo di un figlio avrebbe cambiato Giuseppe una volte per tutte, caricandolo delle sue responsabilità e rilanciando il loro matrimonio come le sembrava che succedesse per le altre coppie. Come doveva sempre succedere, secondo lei. Era così naturale… Ci si fidanzava, poi ci si sposava, e dopo pochi anni, trovata la quadratura del cerchio, si andavano a prendere i figli. Semplice, no?(pag.58 – Lucia)Quando pensava all’attentato, Vincenzo era sicuro che non avrebbe avuto problemi, se ci stava anche Davide. Probabilmente sarebbe filato tutto liscio, ma se anche fossero spuntati degli imprevisti, insieme li avrebbero risolti nel miglior modo possibile. Non era affatto una novità, anzi, sembrava che fare la cosa giusta fosse la specialità della ditta. Una volta erano rimasti a piedi di ritorno dalla discoteca, ne bel mezzo di una stradina sperduta nella nebbia. La macchina di Giovanni si era spenta di colpo perché uno stupidissimo sensore aveva deciso di bloccare la benzina. Be’, se fosse stato solamente con Davide o con Giovanni, Vincenzo si sarebbe sentito in pericolo in un caso del genere. Per la nebbia, per il buio, e perché chissà dove si trovavano. Invece, essendoci in tre, non si era preoccupato neanche un istante.(pag.196 – Vincenzo)- Cosa c’è? – le chiedo, come se non lo sapessi.Intanto arriva la padrona con due boccali di birra. Serve prima Valentina, che mi guarda sorniona.- E il tuo amico, come farà adesso, da solo?E io resto a bocca aperta senza capire più niente, come un ladro colto in flagrante. Perché anche se lei non lo sa, quella è la domanda più vera che poteva farmi, quella che ho cercato di scansare fin dal primo giorno. Come farà Giovanni? Non so cosa rispondere, non riesco neanche a fingere, lascio passare il tempo finché sul volto della signora spunta l’imbarazzo per aver detto qualcosa di sbagliato, come se avesse chiesto di uno che non c’è più.- Se la caverà – dico infine, lasciandola con chissà quale dubbio.(pag. 163 – Davide)
Bauman dovette inserirsi nella disputa: “La prego buon uomo, non faccia tutto questo chiasso. Non si lamenti poi seg li homeless vengono trattati come rifiuti della società liquida postmoderna. Individui gettati ai confini della società perché incapaci di adeguarsi alle regole del consumismo, scaraventati in quartieri dormitori dove non c’è spazio per gente cosiddetta perbene, schiava della propria vena spendacciona, uomini donne bambini che vivono per comprare, spendere, consumare senza neppure rendersi conto di essere merce loro stessi!”“Dammi la tua gallina.”“Non se ne parla neppure, è mia e non la cedo a nessuno.”“Zygmunt, non ti permettere di chiamarmi gallina.”“Hoppo, non capisci? E’ una strategia per toglierci di mezzo questo zotico.”Ma quello non se ne andava. Anzi, abbandonò la fila alla cassa per far sapere a tutti che nel bar c’era un vecchio con una gallina. Dalla stanza a fianco, una donna inferocita strillo: “Un vecchio con una bambina? Dov’è che lo accoppo!”.Da lì in poi la tragedia. La frase, passata di bocca in bocca, assunse ogni volta contorni sempre più cupi.(pag.104-105)
Ammetto che un’esperienza simile mi mancava. Attraversare Bagan, nel cuore della Birmania, era come cancellare di colpo qualsiasi ricordo del mondo occidentale e delle relazioni à la Facebook. In un’area che conta più di cinquemila templi, tacere e ammirare la bellezza artistica di cotanta spiritualità è pressoché d’obbligo.Chiaramente non eravamo lì per fare i turisti. Anche se, sperduti nel mercato Nyaung Oo, ci sentivamo decisamente pellegrini.“Che belle quelle infradito.”“Per carità Zygmunt, lasciamo le infradito ai buzzurri occidentali.”“Ma sono comode.”“E brutte.”“Tu odi le infradito perché sei un coniglio e non puoi usarle.”“Oh insomma, è mai possibile che pure in Birmania troviamo un motivo per litigare! Lasciati cullare da quest’aria di libertà.”“Hoppo, che libertà e libertà, qui c’è la dittatura.”“Intendevo qui al mercato. Guarda che carina quella lampada.”“Veramente quella è una lepre scuoiata.”“Va bene, sto zitto.”(pag.119)