giovedì 2 febbraio - angelo umana

Il viaggio di fanny (i bambini e i mostri)

Una favola vera, un film proiettato un solo giorno, quello della Memoria. E’ vera perché è favola raccontata dalla protagonista che visse quei giorni, Fanny Ben Ami, che ora vive in Israele e viene mostrata in un breve filmato sui titoli di coda. Allora, nel 1943, lei che aveva 9 anni guidò e mise in salvo un gruppo di 9 bambini ebrei, due erano sue sorelline, da un collegio in Francia fino alla frontiera svizzera.

Qualche suggerimento dettole dai più grandi (una è la splendida Cecile de France, ora donna matura dopo la giovanissima barista che fu in Un po’ per caso un po’ per desiderio) la getta dapprima nel panico, poi le fa prendere decisioni, perché lei è una testa dura, le è stato detto all’inizio della fuga. E’ una fuga interpretata da bambini, proprio come essi la vivrebbero, con un mostro che non conoscono e che si vede poco, quasi solo immaginato, ma che sono i nazisti in cerca di ebrei. Il gioco e l’immaginazione dei bambini sono intermezzo frequente in questa fuga, ignorano il pericolo che corrono e si potrebbe dire che l’inconsapevolezza può far soffrire meno il terrore.

“How many roads must a man walk down before you can call him a man”: allora i soldati tedeschi eseguirono gli ordini di un pazzo, o di un gruppo di gerarchi pazzi. Eppure la sorellina più piccola di Fanny avrebbe la soluzione: se essere ebrei è pericoloso, basta non essere più ebrei. Del resto tutti gli uomini sono uguali, qualsiasi “casacca” religiosa o di partito o di stato indossino.

C’è tensione fino all’ultimo, anche se sappiamo come finisce, perché Fanny ha potuto raccontarla questa storia. Molti ragazzi avranno visto il film il 27 gennaio 2017, ma moltissimi avrebbero meritato di vederlo, un modo per educarsi all’avversione ad ogni nazismo e per sorridere delle brutture umane, ancora oggi tra noi. Il film può essere considerato per le scuole e per i ragazzi, ma è utile anche ai “vecchi” per vedere quel tempo con gli occhi di bambini: in ciò è il merito della regia e sceneggiatura; ottima la colonna sonora e la canzoncina infantile finale, liberatoria.

 




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