martedì 14 febbraio - Fabio Barbera

Il teatro come laboratorio sociale | A Roma Gianluca Cecconello ne fa scuola

 

Salve Gianluca, benvenuto su Agoravox Italia.

Buondì a voi e grazie per avermi invitato, sono felice di essere vostro ospite.

Attore, testimonial, autore. I media rappresentano il tuo habitat naturale, ambienti in cui riesci a muoverti con disinvoltura, ma la passione più grande sembra essere sempre quella che porta al contatto diretto col pubblico: il teatro.

Il teatro è stato in assoluto il mio primo amore, perché iniziai a studiare recitazione all'età di 14 anni; divenne un lavoro di istruzione e costruzione anche caratteriale: capire cos'è un personaggio, chi è, come concepirlo, viverlo e interpretarlo per essere esattamente LUI. Dopo tanto studio (tutt’ora non si finisce mai) che ha coinvolto più aspetti - tra questi la dizione: con cui ho perso il mio accento veneto; il canto e il ballo - a vent'anni sono arrivato a Roma, città che amo e che è diventata la mia casa. Allora andava forte il musical e si cercavano figure complete che fossero in grado di recitare, cantare e ballare. Mi ci sono buttato e tra i vari provini, la fortuna è arrivata e ho ottenuto il mio primo contratto col Teatro Sistina, dove Pietro Garinei (della famosa ditta Garinei&Giovannini) e con Gino Landi, mi scelsero per "Aggiungi un posto a tavola". Lì è nata la prima realtà… i primi sogni realizzati. Far parte di un cast così grande, con uno spettacolo così gigantesco a vent'anni è un’esperienza indescrivibile e unica.

Da lì è stato un viaggio tra centinaia di caratterizzazioni...

Beh, sì… a volte è caratterizzando un personaggio che si arriva direttamente a lui e molti dei personaggi che ho avuto la fortuna di interpretare, anche dal punto di vista psicologico, mi hanno permesso di diventare ciò che sono oggi. Il lavoro e il tipo di recitazione cambia a seconda del mezzo in cui si opera, ossia un palcoscenico, un set cinematografico-televisivo-pubblicitario o una sala di doppiaggio… ma in ogni caso: come tu dai vita a un personaggio, quel personaggio ti lascia qualcosa di suo… talvolta facendoti scoprire lati e sfumature di te, che non pensavi di avere. E sono fondamentali, quindi… anche tutte le persone, gli amici, i direttori, i registi, gli assistenti, le produzioni e i colleghi che ti affiancano.

A Roma ne hai fatto scuola, palestra, laboratorio, di che si tratta?

Il tutto nacque quasi per gioco: stavo facendo uno spettacolo con Franco Mescolini, di lì a poco avrebbe condotto uno dei suoi laboratori teatrali e stava cercando docenti… mi ritrovai così a fargli da assistente, mentre insegnavo movimento scenico, coreografia e dizione. Avevo comunque poco più di ventiquattro anni ed ero ancora alla ricerca d'esperienze e formazione. Ma verso i trent'anni ho sentivo di voler trasmettere un po' delle emozioni e delle sensazioni che questa mia passione continuava e continua a darmi, ed è nata così anche la volontà di insegnare, di raccontare e di cedere un po' delle mie esperienze… creando seminari-laboratori e stage. L'esperienza è andata così bene da aver avuto seguito: ad oggi ho tutti i pomeriggi una scuola diversa, insegnando recitazione (e musical) a tutte le fasce d'età, dai bambini agli adulti, con le tutte loro sfaccettature e le diverse tipologie. Un percorso permanente interessante, coinvolgente, ricco di possibilità e di ricerca di se stessi.

Il regista è come il capitano di una nave: deve avere un occhio su tutto e su tutti, percezione dei caratteri, dei tempi, degli umori, del testo, del ritmo, della luce, della scena e del backstage. Ci racconti le tue attività? Le dinamiche che si sviluppano dietro le quinte quando il sipario si apre.

Dici bene, quando fai regia occorre sviluppare una serie di dinamiche che ti vogliono attento su tutte le attività che costituiscono il prodotto che andrà in scena. Non hai un'unica parte da seguire come quando sali sul palco, perché hai in testa le parti di tutti i personaggi, i loro caratteri, come interagiscono, come si rapportano. Il lavoro dietro le quinte si divide per me in due parti: le prove e lo spettacolo. Durante le prove si crea il tutto, si plasmano i ruoli e le personalità e gli attori diventano efficaci all'interno di una storia... se il mio obiettivo, ad esempio, è farti interpretare il ruolo di uno stronzo o di un simpaticone, io devo riuscire a tirarti fuori quelle stesse caratteristiche. La seconda parte del lavoro di backstage è quello che ti porta alla messa in scena: arrivi sul palco e ti trovi l'agitazione di tutti, il panico, la paura di non ricordare le battute, il rischio di avere problemi tecnici e che devi risolvere (computer, musiche, luci, ambiente, scene)... quando tutto questo si crea ed è ben confezionato si arriva alla prova generale, ma a volte nemmeno ci s'arriva per mancanza di tempo e quindi vai direttamente in scena. Tutta quest'adrenalina è il motore per creare uno spettacolo… Il teatro in fondo è questo: passione ed emozione… vere, tangibili, condivisibili, coinvolgenti.

Il regista è quindi tanto attore, quanto spettatore, segue le dinamiche con un pieno coinvolgimento.

Esattamente! Pensa che durante le prove io salgo e scendo dal palco… poi durante la generale sto in regia, così gestisco il lato tecnico dello spettacolo e gli attori sono costretti ad arrangiarsi, tirano fuori quello che sanno e gestendo autonomamente il loro sano panico. Durante lo spettacolo vero e proprio spesso mi ritrovo dietro le quinte, ad assistere e soccorrere tutto e tutti. E' impegnativo sì, ma divertente... e alla fine la magia accade sempre… e "The show must go on".

L'aneddoto più strano e curioso accaduto sul palco?

Me ne viene in mente uno in particolare da attore, accaduto durante una pièce di teatro per ragazzi, uno spettacolo veramente sciatto ambientato nell'antica Roma: era corto e sconclusionato, con qualche sprazzo di comicità creato da noi attori e un po’ di nozioni storiche… rischiava di essere una palla mostruosa. Iniziamo e mi accorgo che dopo appena quindici minuti, eravamo a pagina dodici, solo una pagine e saremmo arrivati alla fine... mi accorgo della gravità della cosa e in quel frangente mi ricordato che una delle attrici poco prima dell’inizio aveva raccontato d'aver trovato aneddoti curiosità interessanti che si prestavano a coprire la situazione, così ho fatto una corsa fino all’altra quinta e mi sono accordato con lei per salvare la situazione e con quel canovaccio, io divenni uno schiavo tontolone a tratti ubriaco ubriaco e lei un'ancella che voleva riscattarsi… siamo rimasti in scena per oltre trenta minuti improvvisando, i bambini ridevano come i pazzi e i genitori ci riempirono di complimenti… da quella volta, il copione venne trasformato e divenne più divertente, utile e coinvolgente.

Un bel feeling, la capacità di comprendersi rapidamente e agire ed interagire con successo in conseguenza ad una scena potenzialmente imprevedibile diventa un superpotere.

Eh sì, condividere il palco - specialmente in situazioni come quelle - è come condividere un'intimità. Uno scambio intenso, pieno, pervasivo. Lo capisci solo se lo vivi e se lo fai per tanto tempo. A volte capitano dei black-out e chi è più sveglio trascina l’altro… alcune volte hai scene così strazianti che ti ritrovi a soffrire col tuo stesso personaggio. Altre volte, invece, capita che non si riesce ad andare avanti perché l'imprevedibilità può provocare attacchi di risate mostruose e si fatica a riprendersi… come è successo qualche giorno fa durante uno spettacolo che ho scritto in soli due giorni, diretto e interpretato con due amiche e colleghe, commissionatomi per sensibilizzare l'adozione e che ha riscontrato un successo inaspettato… durante una delle scene più divertenti, l'autoritaria governante folletta, la mamma insensibile ed il bambino dispettoso che stavamo interpretando ci colsero di sorpresa e ci portarono a ridere fino alle lacrime... ilarità contagiosa che coinvolse anche e soprattutto il pubblico, scambiarono quelle endorfine con numerosi applausi che ci vennero in aiuto e supporto. Il bello di questo lavoro è anche questo, se non la parte più diverte: in scena ci siamo tutti, pubblico compreso.

E dietro le quinte?

Soprattutto gli scherzi, trascorriamo assieme ore e ore e diventa inevitabile giocare. Ricordo con un po’ di nostalgia e tanto affetto, tantissimi momenti vissuti durante una tournee estiva durata tre anni: stessi amici, stesso gruppo, costantemente assieme, praticamente una famiglia; dietro le quinte ne abbiamo combinate di cose, scherzi che non arrivavano ovviamente sul palco: il pubblico non doveva accorgersi di nulla per non compromettere lo spettacolo.

Dal palco alla tv il passo è breve...

Sono ambienti diversi ma altrettanto stimolanti. Ho preso parte a diversi spot e campagne pubblicitarie, tra questi ricordo l’ultima come Testimonial dell’Enel Energia 2016, e interpretato molte fiction come “Un Medico In Famiglia”, “Modugno”, “Una Grande Famiglia 2” “Alla Ricerca Della Felicità”, “Non è Stato Mio Figlio”… e in film tv dove ultimamente mi diverto anche più del solito perché mi offrono personaggi con personalità particolari: cattivi, avvocati senza scrupoli, psicopatici e serial-killer. Per la tv presenzio in ruoli scomodi, in cui vengono ricostruiti casi particolari all’interno di tematiche molto forti e spesso sgradevoli, che denunciano e aiutano chi è in difficoltà… casi veri, riproposti in diverse reti televisive. Sono stimoli nuovi e spesso complicati, anche emotivamente… con la faccetta che mi ritrovo fino a poco tempo fa mi capitavano sempre parti da buono, ruoli da giovane padre, da bravo ragazzo… ora direi che comincia il divertimento.

Poi c'è la radio, senza volto tutto si sviluppa attraverso testo e voce. L'immaginazione rende tutto più magico e permette di spaziare, sperimentare. Quali sono le tue esperienze dietro un microfono e con addosso le cuffie?

La conduzione per me è come una seconda pelle, ho condotto per dieci anni in diretta una trasmissione in un’emittente locale romana, luogo in cui mi sono formato artisticamente, per poi passare a Sky con un programma culturale dove presentavo e intervistavo autori di libri. Sono stato dietro ad un microfono per la prima volta con Radio Kiss Kiss, con interventi brevi, comici, sketch e tanto cazzeggio. Qualche anno dopo, come conduttore e autore, sono arrivato a Radio Bimbo: un'emittente sempre in FM, un contenitore divertente e interessante dove giocavo col pubblico e chiacchieravo con tanti amici e colleghi. Il capo si fidava di me e in quel periodo mi lasciò la radio in mano per gli ultimi mesi estivi, mentre lui si occupava degli eventi esterni. Dopo un iniziale imbarazzo, ho cominciato a costruire qualcosa di vivo e reattivo. Fu un'attività imponente, che richiedeva contenuti a getto continuo e un team tecnico che avesse sempre sott'occhio tempi, ritmi, entrate ed uscite. Io mi sono trovato gli argomenti, i temi, gli ospiti e gli ho dato una mia narrazione e un mio colore. Ore di dirette che scorrevano ininterrottamente. Decisamente molto bella la radio: una finestra sul mondo in cui la voce offre spunti e coltiva l'immaginazione... e poi la musica è la mia vita. Ho potuto arricchire, perfezionare e raffinare questo tipo di linguaggio poi grazie al doppiaggio, lo faccio da anni con ruoli più o meno importanti… film, serie tv, cartoni, manga, reality, over sound, documentari e telenovele… ultimamente sono la voce italiana di Duda Nagle in “Malhacao”. 

Un libro sul comodino, un film su pen-drive e una canzone sul cellulare che ti sentiresti di suggerire e perché...

Ne sto leggendo uno che mi sta piacendo molto: è “L'ombra del vento” di Carlos Luis Zafòn; uno psico-thriller dalle ampie e coinvolgenti sfumature, scorre e colpisce. Non ho film in pen-drive ma ho amato molto quelli musicali dagli anni ’60 a oggi, come “Sette Spose per Sette Fratelli”, “Sweet Charity”, “Mamma Mia”, “Nine”, “Chicago”, “Moulin Rouge” e tutti quelli firmati da Walt Disney. Un film che su tutti vince per la fotografia è “Brokeback Mountain”, mi ha fatto scoprire una regista dello spessore di Ang Lee e due attori straordinari: Heath Ledger e Jake Gyllenhall. In realtà assaggio tutti i generi: da “Il Discorso del Re” ai vari “Scary Movie”, dai film di Totò alle commedie post-moderne, dai gialli all'animazione Disney, passando per le serie tv americane come “Dexter” in primis con un meraviglioso Micheal C. Hall, seguite da “Glee”, “American Horror…”, Scandal”, “Quantico”, “Ghost Whisperer”, che stanno raggiungendo un’altissima qualità, sono scritte e girate benissimo e vantano cast senza eguali. Il mio sogno è di lavorare con loro!

Ti piacciono i musical?

Molto! Ne ho fatti tanti e spero di poter tornare presto a interpretarne altri, sono macchine gigantesche che ti catturano con una carica emotiva pazzesca. Ma amo anche le commedie musicali, più leggere e divertenti che spesso ti catapultano da un’atmosfera ad un’altra.

Siamo appena usciti dal periodo del Festival di Sanremo in Tv, qual è la tua musica? Cosa ascolti quando metti le cuffie e vai a fare jogging?

Amo il pop, in particolare tutte le interpreti che ballano e cantano sensuali nei loro video, prima tra tutte JLo e a seguire per doti e tecnica Chritina Aguilera, Lady Gaga, Adele, ma ammetto che gli americani non sbagliano un colpo nemmeno qui e vantano artisti sensazionali; di solito mi ritrovo ad ascoltare gli “One Republic”, ”Axwell/Ingrosso”, gli “Extreme”, “Jason Derulo”, “Rob Tomas” e non possono mancare i “Queen”. Sono molto anni Ottanta, ma spesso mi ritrovo a cantare le canzoni che hanno creato le varie edizioni del nostro Festival. Il mio cantante preferito comunque, la colonna sonora dei miei attimi, è Robbie Williams. Per me è un genio, poliedrico ed eclettico, davvero fuori dal comune.

Dove trovarti on-line?

Sulla mia pagina facebook e, ovviamente su quella di "Living on of stage", l'associazione attraverso cui sviluppo tutte le attività di cui abbiamo parlato.

Prossimi appuntamenti che ti riguardano e che puoi condividere con i lettori?

Sono tre anni ormai che mi occupo di realizzare spettacoli per bambini, tanto nei teatri quanto nelle scuole. Il prossimo lavoro si intitola "Il Fantasma di Carnevale", proporrò un Pulcinella simpatico che saprà rallegrarvi.

E allora... Sipario! Arrivederci a teatro.

Grazie per questa simpatica chiacchierata. A presto!




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