mercoledì 29 marzo - Oggiscienza

Il nuovo status symbol? Essere impegnati!

Come spendiamo il nostro tempo può dire molto sul nostro status sociale. Ieri il fortunato era quello ricco che se la spassava senza avere occupazione, oggi chi lavora di più e rinuncia alle vacanze “is the new black”.

di Sarastulle

Nel 1899 Thorstein Veblen, sociologo ed economista americano, nonché uno dei maggiori studiosi del concetto di status, ha suggerito che “una vistosa astensione dalle fatiche del lavoro” fosse l’indicatore più forte di uno status alto agli occhi degli altri. D’altronde è questa l’immagine che abbiamo della nobiltà di un tempo, così dedita al dolce far niente.
I fortunati, le celebrità, nella nostra percezione, sono quelli che non hanno nulla da fare eppure sono ricchi. Quelli che passano da una vacanza all’altra, quelli che si godono la vita, mentre l’operaio e l’impiegato sono al lavoro.

Eppure oggi, almeno negli Stati Uniti, il nuovo status symbol è essere occupati, lavorare un sacco di ore e non avere più tempo per sé. Lo dicono i risultati di una ricerca appena pubblicata sul Journal of Consumer Reasearch e condotta congiuntamente dalla Columbia University e dalla Harvard School.

Silvia Bellezza, professore associato di marketing alla Columbia, insieme a Neeru Paharia e Anat Keinan di Harvard, da tempo analizza le dinamiche dello status. “In uno dei nostri precedenti studi – spiega la professoressa, italiana di nascita, ma trapiantata all’estero – abbiamo osservato come l’essere anticonformisti (nello specifico indossare scarpe da ginnastica rosse in un contesto lavorativo formale o vestiti sportivi in una boutique di lusso) potesse operare come un segnale di status. In questo studio specifico, invece, abbiamo voluto vedere come la ‘spesa’ di tempo potesse essere vista, in termini di status, agli occhi degli altri.
In passato, è vero, una vita comoda e senza fretta era davvero il segnale più forte di uno status sociale alto. Ben lontano da ciò che accade oggi in America. Lamentarsi di essere molto impegnati e di lavorare troppo, piuttosto che essere in vacanza, è divenuto sempre più comune. Risposta tipica alla domanda ‘Come stai?’ è ‘Impegnato!’ Per di più l’analisi di centinaia di tweet di personaggi famosi e celebrità mostra chiaramente che il loro messaggio ricorrente è il lamentarsi pubblicamente di non avere una vita e di avere un disperato bisogno di vacanza”.

Così, intrigato da questo fenomeno, il team di ricercatori ha deciso di mettere a punto una serie di esperimenti e studi per indagare quanto siano legati tra loro l’essere impegnati e la percezione di un certo status agli occhi degli altri.


Gli sperimentatori hanno chiesto a un gruppo di partecipanti di leggere alcune storie di persone d’invenzione, con alcune varianti rispetto all’impegno di ore lavorative. C’era chi era descritto come uno che vive uno stile di vita molto tranquillo con tanto tempo libero e chi invece lavorava molte ore al giorno. Ai partecipanti veniva chiesto di dare un’opinione su quello che pensavano essere lo status di quelle persone nei racconti.
Ed ecco il risultato che per Veblen sarebbe incredibile: le persone più occupate erano generalmente percepite come quelle di più alta gerarchia.

Pare che “queste attribuzioni di stato siano fortemente influenzate dalle nostre personali credenze nella mobilità sociale. Più pensiamo che ci sia l’opportunità di affermazione sociale attraverso il lavoro duro, tanto più tendiamo a credere che le persone che rinunciano al tempo libero e lavorano moltissime ore al giorno, abbiano uno status più alto”.
In un altro esperimento affine è risultato subito chiaro che avere un auricolare bluetooth – che normalmente è associato all’uomo (o donna) impegnato con molti compiti lavorativi da risolvere contemporaneamente, il vero businessman insomma – manda a chi lo osserva un segnale di status elevato ben più forte rispetto a quello mandato dallo stesso soggetto che però porta con sé un paio di cuffie per la musica, un prodotto che i ricercatori hanno usato perché normalmente associato al tempo libero.

“I partecipanti – scrive la Bellezza in un suo report– hanno letto la descrizione di una donna trentacinquenne di nome Anna. Ciò che abbiamo variato è che cosa Anna indossava: cuffie per la musica o dispositivo bleutooth all’orecchio. Esattamente come previsto dagli studi precedenti, Anna è risultata di status più alto quando indossava il dispositivo bluetooth.”
Da quando avere tempo libero, viaggiare e “perdere tempo” ti facevano sembrare uno “arrivato” a oggi, dove l’essere impegnato è diventato il nuovo status symbol, sono passati poco più di cento anni. Le cose sono cambiate in fretta, anche se non per tutti.

Stando a un lavoro di approfondimento del team sulla questione, infatti, si riscontra una certa differenza culturale, che non sconvolge di certo noi italiani. In un esperimento dedicato, il team ha reclutato un gruppo internazionale di volontari, dall’Italia e dagli Stati Uniti: “Mentre l’essere impegnati al lavoro è associato con uno status più alto per gli americani – spiega la professoressa – abbiamo scoperto che l’effetto è esattamente l’opposto per gli italiani, che vedono ancora il tempo libero nella vita come uno status symbol”.

Secondo i ricercatori la differenza culturale starebbe nel fatto che gli americani pensano di vivere in una società mobile, quella del “sogno americano”, dove l’individuo che si dà da fare e lavora senza sosta può raggiungere il successo. Tra gli europei, invece, è ben più diffusa l’idea di vivere in usa società poco mobile, dove gli individui rimangono bloccati nel loro strato sociale di nascita. “E’ per questa diversità di visione della mobilità sociale che gli americani vedono il lavoro come una priorità e idealizzano il fatto di essere occupati, mentre gli europei considerano il loro tempo libero importante quanto il lavoro, o addirittura più importante. Brislin e Kim (2003) mostrano che nell’Europa dell’Est tranquillità e vacanze costituiscono gli eventi più significativi nella vita di molta gente. Mentre un ulteriore studio condotto sull’uso del tempo in Francia e negli Stati Uniti (Krueger et al. 2008) ha mostrato che i francesi si prendono mediamente 21 giorni di ferie l’anno in più rispetto agli americani.

Risultato inatteso? Forse non per noi italiani: “io sinceramente, da brava Italiana – chiude la Bellezza – continuo ancora a pensare che i veri ricchi non lavorano. Quindi per me, il fatto che in America considerino un workaholic piu’ ricco di una persona che si gode la vita in vacanza, ancora risulta sorprendente!”




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