Dall’America all’Europa, l’Asia e persino l’ Africa. Avatar ha letteralmente sbancato il mondo.
In questo periodo, una parola, un nome, arrivano sempre più frequentemente alle nostre orecchie: Avatar, James Cameron. Il film che ha realizzato l’incasso più alto di tutti i tempi (2 miliardi di euro in tutto il mondo) prodotto e diretto dal regista campione d’incassi che si è esercitato con Titanic per dare alla luce il Capolavoro con la C maiuscola.
Facendo qualche calcolo si può notare che circa un sesto della popolazione italiana è andata al cinema, spendendo dai 7 agli 11 euro, per vedere questo film. Per verificare la veridicità di questi dati sarebbe bastato fermarsi ad osservare l’entrata di un qualsiasi multisala: intere famiglie con gli occhiali-3D in mano, code chilometriche ai botteghini, sale piene.
Ma, tirando le somme, la fervida attesa dell’ultima produzione cinematografica di Cameron ha convinto o deluso? Gli italiani non hanno dubbi, Avatar è magnifico. E, a quanto pare, anche la commissione dei Premi Oscar ha gradito, consegnando ad Avatar la candidatura a ben nove Oscar.
Ma cosa c’è dietro il "Fenomeno Avatar"?
Be’ la risposta più immediata è lavoro, innovazione, ancora lavoro e grafica a computer. Ma alcuni aspetti e alcune conseguenze del lavoro di Cameron non sono stati chiariti come meritavano.
Per esempio la sospensione della programmazione del film nelle sale cinesi, ordinata dal Regime Comunista. Chissà, forse per la forte analogia nella battaglia tra gli abitanti di Pandora per difendere la loro terra natia e quella dei cittadini cinesi che si sono opposti al regime per salvare le loro case dall’abbattimento per i grandi progetti edili del Governo Cinese. O forse perché le minoranze etniche represse dal Regime come i tibetani e gli uiguri si sarebbero potuti riconoscere nei giganti blu e nel tentativo da parte degli invasori terrestri di cancellare la loro impronta. I torti subiti dai Na’Vi da parte dei dittatori umani somigliavano troppo ai reati commessi dai dittatori dagli occhi a mandorla. E per questo, dopo l’ondata di successo iniziale, la Cina non ha potuto più andare al cinema e scegliere il film di James Cameron.
Sta proprio qui il potere di Avatar, un potere che va oltre il 3D, la colonna sonora di Leona Lewis. Avatar è in grado di suscitare un sentimento di uguaglianza, di identità nazionale, di ribellione alle ingiustizie. E questa capacità di emozionare è quella che differenzia un film da un Capolavoro.