lunedì 15 maggio - Aldo Giannuli

Il caso Boschi-De Bortoli-Banca Etruria

Ferruccio De Bortoli sta ricevendo un lancio in grande stile per il suo nuovo libro, grazie ad una anticipazione per la quale il ministro Boschi avrebbe chiesto a Federico Ghizzoni (all’epoca a capo di Unicredit) di assorbire la Banca Etruria nel suo gruppo (o comunque dare un qualche aiuto) e questo quando ancora la situazione debitoria della banca non era di pubblico dominio.

Se la notizia fosse confermata, questo significherebbe:
a.  che la Boschi ha mentito quando ha affermato di non sapere nulla della situazione della Banca prima dello scoppio dello scandalo
b.  che ha parimenti mentito quando ha sostenuto di non essere mai intervenuta a favore della Banca nella sua veste di membro del governo. Infatti è evidente che, in un contatto del genere non c’è bisogno di alcun atto ufficiale e che l’interlocutore è ben cosciente che la richiesta gli viene da un ministro.

E, dunque, al ministro non resterebbe che dimettersi, sempre che l’accertamento di altri particolari della vicenda non configuri reati ministeriali.

Siamo garantisti e lo siamo sempre, per cui, anche nei confronti della Boschi, vale il principio della presunzione di innocenza, ma è evidente che il fatto è tale da esigere spiegazioni molto convincenti, sia perché l’affermazione viene da un giornalista del peso e dell’autorevolezza di Ferruccio De Bortoli che non è sospettabile di essersi inventato tutto di sana pianta, sia perché, se in campo penale, per condannare ci vuole la prova provata, in campo politico anche un sospetto (della moglie di Cesare…) o un comportamento non delittuoso, ma inopportuno, può determinare la sfiducia ad un ministro.

Dunque la cosa merita di essere approfondita nelle sedi adatte. La prima è quella giudiziaria, se la Boschi vorrà dare querela, ovviamente concedendo ampia facoltà di prova al querelato, e, quindi, assumendosi il rischio che emergano aspetti della vicenda che possano metterla in serio imbarazzo o, addirittura, determinare la nascita di un procedimento penale nei suoi confronti. Però si va alle calende greche: difficilmente il dibattimento inizierebbe prima del tardo autunno e potrebbe dilungarsi per qualche mese, troppo tempo per una questione così delicata, anche perché tutta la campagna elettorale si svolgerebbe all’ombra di questo scandalo irrisolto.

La seconda sede è quella parlamentare. In tempi ordinari, questo dovrebbe spingere alla costituzione di una commissione di inchiesta sugli scandali bancari (ma avrebbe dovuto farlo già al sorgere della questione nel 2015), ora però siamo a pochi mesi dalla fine della legislatura e, se anche si arrivasse a scadenza naturale, i tempi sarebbero troppo stretti.

Infatti occorre considerare quelli necessari per l’approvazione (nei due rami del Parlamento) della legge istitutiva, poi la nomina del Presidente, quella dei commissari, quindi l’insediamento, l’approvazione del regolamento della commissione. Si e no ci sarebbe tempo per una o due audizioni. Quindi occorre andare alla prossima legislatura e si tratta di tempi troppo lunghi. Dunque, si può ripiegare sul dibattito parlamentare sulla mozione di sfiducia presentata alla Camera (e perché alla Camera e non al Senato?) dal M5s. Ma si tratterebbe di una soluzione inefficace, perché non ci sarebbe la possibilità di fare alcuna indagine, di fare un faccia a faccia fra la Boschi, De Bortoli e Ghizzoni, acquisire documenti ecc. Tutto si risolverebbe nelle dichiarazioni della Boschi senza contraddittorio e nello scontato voto favorevole dei suoi amici di partito. A che serve una cosa del genere?

Forse la via più immediata ed insieme efficace potrebbe essere un’altra: la costituzione di un giurì d’onore di nomina dei Presidenti delle Camere, che ascolti in contraddittorio le parti ed eventuali testi e che, nel caso fosse necessario, possa acquisire i documenti necessari. Il primo problema è che il giurì è un istituto per vertenze fra parlamentari e De Bortoli non lo è. Però se un parlamentare facesse sue le affermazioni di De Bortoli e sentisse il giurì con la Boschi si potrebbe poi sentire De Bortoli e Ghizzoni come testi. Ci si muoverebbe su un filo di rasoio e, se pure questo marchingegno funzionasse, il rischio potrebbe essere quello di uno stallo, con la parola della Boschi contro quella di Ghizzoni; comunque una via più praticabile nei tempi e nei modi a nostra disposizione.

Di fatto in questa direzione spinge anche qualche incauta dichiarazione di Renzi che ha sostenuto che la questione dei vaccini potrebbe essere per il M5s quello che la Banca Etruria è stato per il Pd. Dal che si capisce che il Pd ha motivo di serio imbarazzo quando si tocca quel tasto, che dei vaccini non gli interessa assolutamente niente, ma che ha bisogno di un diversivo per reggere lo scontro. Bella dichiarazione!




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