domenica 2 luglio - Riccardo Noury - Amnesty International

Hong Kong: 20 anni dal ritorno alla Cina: diritti umani sempre più a rischio

Carrie Lam, la nuova governatrice di Hong Konk, ha già fatto capire chiaramente che non entrerà in contrasto col presidente cinese Xi Jinping in materia di diritti umani.

Non che l’esecutivo uscente avesse dato prova di baldanza. Nei giorni scorsi al presidente Xi, nella sua prima visita a Hong Kong in occasione del ventesimo anniversario del ritorno alla Cina, è stato evitato ogni “imbarazzo” rimuovendo dalla circolazione striscioni critici, erigendo barriere per ostacolare le proteste e arrestando manifestanti pacifici.

In futuro potrebbe andare peggio, teme Amnesty International. Il mese scorso il numero tre della nomenclatura cinese, Zhang Dejiang, ha sollecitato le autorità di Hong Kong a far entrare in vigore una legge sulla sicurezza nazionale il cui testo è la fotocopia di quello già in vigore sulla terraferma, ampiamente usato contro dissidenti, difensori dei diritti umani, minoranze etniche e promotori di petizioni.

L’articolo 23 della Legge fondamentale, in sostanza la mini-costituzione di Hong Kong, consente alle autorità locali di introdurre leggi contro “la sovversione nei confronti del governo centrale del popolo”, “il furto di segreti di stato” e l’istituzione di “legami con organizzazioni politiche straniere”.

Il potere giudiziario di Hong Kong, dal canto suo, è sempre più sottoposto a pressioni quando si tratta dei cosiddetti “casi sensibili”.

La sentenza che ha mandato in crisi Pechino è stata, a febbraio, la condanna di sette agenti di polizia che avevano assalito l’attivista per la democrazia Ken Tsank durante le proteste del Movimento degli ombrelli del 2014 (nella foto, l’arresto all’epoca di uno dei leader del Movimento), i media cinesi hanno lanciato una campagna ben orchestrata di attacchi al sistema giudiziario locale cui alla lunga potrà risultare difficile resistere.




Lasciare un commento