lunedì 6 agosto 2012 - di Luca Troiano

Hillary Clinton, tour in Africa per contenere l’avanzata cinese


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Per gli Stati Uniti l'Africa sta diventando sempre di più una priorità strategica. Dopo aver incrementato la propria presenza militare nel Continente Nero, l'America cala ora la carta della diplomazia.

Col suo arrivo a Dakar martedì 31 luglio, Hillary Clinton ha dato il via ad un tour in Africa di 11 giorni che la porterà a visitare almeno sette nazioni del Continente Nero: Senegal, Sud Sudan, Uganda, Kenya, Malawi, Sud Africa e Ghana. Ad Accra il Segretario di Stato USA parteciperà al funerale di stato per defunto presidente John Atta Mills, improvvisamente scomparso la settimana scorsa.

Se in cima all'agenda della Clinton c'è il problema della sicurezza (con particolare riferimento a quanto accade in Mali, Nigeria e Somalia), fin da subito è apparso chiaro l'altro - implicito - scopo della sua missione. Per capire qual è, basta dare un'occhiata alla trascrizione del discorso pronunciato in Senegal (traduzione mia):

L'Africa ha bisogno di collaborazione, non di clientelismo [partnership, not patronage, n.d.t.]. E noi abbiamo cercato di proseguire questa sfida. E per tutto il mio viaggio in Africa di questa settimana, parlerò di ciò che vuol dire un modello di partenariato sostenibile che aggiunge valore piuttosto che strapparlo. Questo è l'impegno dell'America in Africa.
...
Allora il legame tra democrazia e sviluppo è un elemento che definisce il modello americano di partnership. E riconosco che in passato le nostre politiche non sempre sono state allineate con i nostri principi. Ma oggi, stiamo costruendo rapporti qui in Africa occidentale e in tutto il continente che non sono transazionali o transitori. Sono costruiti per durare nel tempo. E sono costruiti su una base di valori democratici condivisi e del rispetto dei diritti umani universali di ogni uomo e donna. Vogliamo aggiungere valore ai nostri partner, e vogliamo aggiungere valore alla vita delle persone. Così gli Stati Uniti lotteranno per la democrazia e i diritti umani universali, anche se potrebbe essere più facile o più redditizio l'opposto, per mantenere il flusso delle risorse. Non tutti i partner fanno questa scelta, ma noi lo facciamo e lo faremo.

Curioso intervento. La Clinton è riuscita a parlare della Cina senza mai nominarla.

Che l'attivismo di Pechino desti la preoccupazione di Washington non è una novità. La Cina investe ingenti risorse in Africa. Proprio giovedì 19 luglio, il presidente Hu Jintao ha dichiarato che il suo governo sta considerando l’ipotesi di raddoppiare i finanziamenti in favore delle popolazioni del continente fino ad arrivare alla somma di ben 20 miliardi di dollari, senza però specificare ulteriori dettagli.

Secondo il Washington Post (link sopra), è probabile che la Clinton inviterà anche gli altri leader africani a considerare con attenzione i progetti proposti dall'Estremo Oriente suscettibili di incoraggiare la corruzione e il malaffare a danno degli abitanti di alcune delle nazioni più povere del mondo.

Quante probabilità di successo ha la missione della Clinton? Poche. La retorica americana non basterà a dissuadere i Paesi africani dall'accettare gli investimenti cinesi. Pechino promette sanità, istruzione ed infrastrutture in cambio di risorse, a fronte di un Occidente che dalla decolonizzazione in poi ha trafugato il Continente Nero attraverso la schiavitù del debito. 11 giorni di cortesie non potranno cancellare cinquant'anni di saccheggi. Pechino è percepita come un partner più affidabile rispetto a quello più tradizionale d'oltreoceano: non cerca di imporre principi, ma solo di concludere scambi. Tratta coi governi in posizione di parità, senza pretende di essere per loro una guida e non predica democrazia alla luce del sole per poi fomentare l'instabilità sottobanco.
Infine, i cinesi hanno un'arma in più: 3.500 miliardi di dollari di riserve valutarie da investire in giro per il mondo. E il denaro è sempre più eloquente delle parole.

(Carta tratta da Abrocoma.com - clicca per vedere questa e altre sei mappe sulle sfere di influenza in Africa)





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