martedì 18 aprile - Pompeo Maritati

Grecia | Tsipras un premier tradito o che ha tradito il suo popolo?

Leggevo qualche riflessione sulla situazione economica ellenica apparsa su qualche quotidiano in merito alla ulteriore stangata, ovvero sul taglio del 25% sulle pensioni. Una nota su Tsipras, sul suo programma governativo, caratterizzato da tagli sempre più draconiani, senza un esplicita prospettiva orientata alla crescita. Sembrerebbe che tutta la politica economica sia stata sbagliata, che la mancanza di privatizzazioni e apertura a capitali stranieri sia colpa di Tsipras. Addirittura lo si apostrofa come peggiore, o quasi, di chi lo ha preceduto. Si fanno paragoni con altre realtà europee. Una severa critica a tutto tondo, che io personalmente non condivido, in quanto priva di una analisi delle condizioni e delle cause che hanno generato lo stato di drammatica crisi economica di questo meraviglioso paese.

Come solito si guarda al presente senza guardare al passato, o quanto meno le dinamiche che hanno partecipato, nel percorso di questi ultimi decenni, a generare lo stato di crisi in cui versa la Grecia. Non solo, non si vuol nemmeno prendere in considerazione il percorso impervio fatto da Tsipras, agli inizi tanto osannato e da qualcuno ritenuto addirittura il nuovo faro di una Europa fuori dalla logica del rigore e delle formule finanziarie, per poi essere tradito, accoltellato alle spalle proprio da coloro che lo hanno citato ad esempio di una nuova virtù politica.

La Grecia è entrata in Europa e soprattutto nell’euro perché faceva comodo agli interessi inglesi, anche se, furbescamente, la Germania ha saputo intingere bene il suo biscotto, consapevoli dello stato della sua economia, schiacciata ed avvitata su se stessa.

Non si può giudicare asetticamente un premier solo per alcune decisioni prese in materia di risanamento dei conti, senza tener conto della difficoltà oggettiva in cui opera. La Grecia paga oggi la scellerata politica di decenni, posta in essere dai Papandreou e dai Karamanlis che si sono spartiti il potere dal dopo guerra. Un processo che ad iniziare dalla caduta del regime dei colonnelli, è stato caratterizzato da elargizione di prebende sotto forma di riforme sociali per accaparrarsi il potere, in un ambito gestionale di grande corruzione, che ha favorito l’inserimento dei pescecani della finanza, che hanno trovato gioco facile. Una situazione questa, come ho sempre asserito, di cui tutte le cancellerie europee erano a conoscenza, come lo erano tutte le banche centrali, ancora prima della fondazione della Banca Centrale Europea.

Tutti sapevano e a tutti faceva gola fare affari con i governi ellenici. Basta spulciare i costi delle varie opere pubbliche realizzate ante Olimpiadi, per comprendere quale straordinario bancomat sia stata la Grecia per molti stati europei. Basta ricordare quando in piena crisi, la Grecia fu obbligata ad acquistare due sommergibili e svariati centinaia di carri armati dalla Germania per un importo, si dice, superiore ai 4 miliardi di euro. Mentre con una mano le si concedevano sostegni finanziari, ovviamente finalizzati per ripagare i debiti e lo stato di crisi del sistema bancario, dall’altra si facevano affari con gli indigenti.

Tsipras ha portato avanti la sua battaglia sino a quando sapeva di poter contare su qualche sostegno internazionale (leggi Renzi – Hollande) quando ha capito che era stato abbandonato, ha ceduto, ed è mia personale opinione che il cambiamento di rotta di Tsipras sia stato determinato dall’ultimo colloquio avuto con Obama, di cui non ci è dato di saperne i contenuti, motivo per cui si possono solo ipotizzare tesi che come tali possono essere solo illazioni. Sta di fatto che Tsipras, pur avendo chiesto al suo popolo di esprimersi in merito alla politica di rigore, nonostante avesse avuto il 63% dei consensi ad una rottura delle trattative, accetta il piano di rientro del debito attraverso l’applicazione di ulteriori drammatici tagli alla spesa pubblica.

Vorrei che si prendesse in esame anche quest’altra mia riflessione per una più corretta valutazione del premier Tsipras, che è rappresentata dalla mancata formazione di una opinione popolare europea che appoggiasse la politica di Tsipras contro la Troika. Nessun movimento di pensiero, nemmeno i sindacati si sono mossi per creare quel sostegno popolare. Come mai? Era, com’è risaputo, che il popolo greco è in condizioni economiche drammatiche, essendo venuti meno i servizi sociali minimali, dove la carenza addirittura di alimentari e di farmaci salva vita costringono i greci ad una vita di particolare disagio. Non poche sono state le segnalazioni o meglio le accuse verso gli organi internazionali sul precario stato di vita di questo popolo. Il tutto senza che nessuno muovesse nulla in suo Favore. E’ qui che si dovrebbe innestare un processo di accertamento delle responsabilità di una comunicazione mediatica che è venuta meno, che viene spontaneo ipotizzare che sia stata invece astutamente manipolata.

Tsipras ha sbagliato a sottostare alla troika, pur in presenza del voto popolare contrario? Tsipras sta sbagliando ancora nella sua politica economica interna, sapendo di avere le mani legate da un potere finanziario che potrebbe essere ancora più malvagio?

Io penso che Tsipras non abbia alcuna via d’uscita, sia politica sia economica. Ha solo una speranza, che è quella della vittoria del dilagante scontento popolare che ha già investito Gran Bretagna, Stati Uniti con preoccupanti risvolti in Italia e soprattutto in Francia. La Grecia non ha ricchezze da spendere o da vendere, ha invece un mostruoso debito pubblico che gli riviene principalmente per sua colpa governativa, e che la pone nella condizione peggiore per poter trattare qualsivoglia condizione. L’Europa, attraverso la politica monetaria di Draghi è riuscita a trovare oltre 2000 miliardi per salvaguardare il sistema bancario, ma se ne guarda bene di trovare dai 70 ai 120 miliardi da destinare, ovviamente a fondo perduto, alla reale crescita economica e non per ripagarsi tranche di debito scaduto, peraltro appesantito da interessi tra i più alti al mondo.

Giudicare un premier su uno due o più atti di governo, secondo me è sbagliato. Nel caso di Tsipras, in considerazione di quanto ho avuto modo di dire prima, ritengo che solo tra qualche decennio potremmo dire se l’aver accettato supinamente le condizioni delle troika sia stato un tragico errore. Io oggi sulla base delle mie riflessioni, e come si suol dire in questi casi, con la pancia piena, avrei preferito vedere Tsipras abbracciare il volere del suo popolo e mettersi di traverso all’Europa intera. 




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