domenica 12 marzo - Emilia Urso Anfuso

Governo italiano: nuovi aumenti Iva e abbattimento dei consumi. Fermiamoli...

Non sono un’economista, ma 2+2 so che fa 4. Ciò che sta per accadere, per ciò che riguarda un ulteriore aumento dell’i.v.a. è davvero paradossale.

Sappiamo tutti come l’Italia, sia la nazione europea con la più alta pressione fiscale in Europa. Sappiamo anche, che il debito pubblico nazionale, lievita di secondo in secondo, e – collateralmente – lievitano anche gli interessi, incredibili, che noi cittadini siamo chiamati a pagare, senza però aver mai ben chiaro cosa lo alimenti.

Sapete ad esempio, che per “debito pubblico” s’intendono i debiti che lo Stato contrae anche nel settore privato, in cui rientrano le famiglie, oltre a banche di credito ordinario e imprese? E cosa fa lo Stato, per abbattere il debito pubblico, che – sostanzialmente – significa che, le spese sostenute dallo Stato sono di gran lunga maggiori delle enormi entrate? Genera titoli di Stato, che immette sui mercati finanziari e che vengono acquistati, anche e in gran parte, dai cittadini.

Che ci pagheranno sopra, notevoli interessi a fronte di percentuali a credito risibili. Sono poi gli stessi cittadini, che sono già creditori dello Stato, e che pagano invece di avere indietro il proprio credito (debito pubblico) e che, addirittura, acquistano poi i titoli emessi dallo Stato per compensare il debito pubblico!

Paghiamo sempre noi, più di una volta, ciò che la politica sperpera a nostro danno.

Inoltre, nell’onnipresente debito pubblico, confluiscono anche le perdine di imprese varie ed eventuali, fallite per mala gestione, e il cui effetto ricade – ancora una volta – sulle spalle dei cittadini.

In questi ultimi anni, si parla spesso di “spending review”, di quella che dovrebbe essere una revisione della spesa pubblica che, coerentemente, dovrebbe essere tagliata. Nulla di tutto questo è mai stato fatto. Di governo in governo, si rimpallano il tema della spending review, promettendo che, “prima o poi”, qualcosa di sostanziale verrà fatto.

Nel frattempo, in special modo dall’avvento di Renzi al governo, per far vedere ai cittadini che qualcosa veniva fatto davvero a loro vantaggio – vedi i miseri 80 euro ai lavoratori, e non tutti, o i “bonus” per i 18enni o i docenti – sono state chieste parecchie deroghe a Bruxelles, per far si che, il famoso “pareggio di bilancio” tra deficit e PIL venisse spostato un po’ più in là nel tempo.

Ovviamente, in una situazione economica così critica, con un debito pubblico di oltre 2.500 miliardi di euro – detenuti in buona parte sotto forma di azioni di vario genere da investitori esteri – che ci fa salire al secondo posto, su scala mondiale, per il rapporto tra deficit e PIL, con gli interessi che salgono anche di circa 14 miliardi di euro in un solo mese, da Bruxelles continuano a lanciare moniti: una tra tutti, la richiesta all’Italia di abbattere le imposte dirette, magari aumentando un poco quelle indirette.

Cosa significa in termini semplici: che Bruxelles ritiene, in qualche modo giustamente, che la pressione fiscale calcolata sugli stipendi e alle imprese, deve calare, a svantaggio semmai, delle imposte indirette, quelle che paghiamo ad esempio, quando acquistiamo un qualsiasi articolo o servizio.

Ma questo tipo di “soluzione” non lo è nella realtà dei fatti.

E il motivo è semplice: se è pur vero che, abbattere, oltretutto di poco, la pressione fiscale sugli stipendi dei lavoratori con contratto stabile, farebbe guadagnare qualche spicciolo in più alle famiglie, ciò non accadrebbe al resto delle categorie di cittadini, come ad esempio pensionati o lavoratori autonomi o, ancor peggio, a chi un lavoro non ce l’ha. Inoltre, se da un lato una categoria di lavoratori andrebbero a percepire qualcosa in più in busta paga, poi - al momento di pensare ai consumi - gli stessi lavoratori, andrebbero comunque a consumare meno, visti gli aumenti delle merci operate dall'aumento dell'i.v.a.: è infernale tutto questo.

Di fatto, la minor pressione fiscale sui lavoratori, ricadrebbe sulle categorie più deboli, e quindi, non rappresenta affatto un miglioramento della condizione economica delle famiglie italiane.

Tornando al tema principale: quando – tra il 2011 e il 2013 – il governo approvò misure economiche che aumentarono l’i.v.a., gli effetti di queste misure, si rivelarono disastrose per i consumi, che calarono vertiginosamente.

Oggi, qualora il governo opererà un nuovo ritocco al rialzo dell’i.v.a., calcoli alla mano, realizzati ad esempio da Confesercenti, rischiamo di perdere oltre 8 miliardi di euro in consumi. Una vera assurdità.

Da un lato, si fa pensare a una fascia di cittadini – i lavoratori, che vedrebbero abbattere l’Irpef calcolata sulle buste paga – ma, anche gli stessi lavoratori, si vedrebbero comunque costretti a limitare i consumi, in considerazione del rialzo dei prezzi.

A questo punto però, sarebbe sano e coerente che, l’intera popolazione iniziasse almeno a tentare di ragionare, e di conseguenza, ad agire: possiamo davvero continuare a sopportare una situazione simile? Davvero siamo tanto ricchi da poter continuare a vivere in una nazione il cui Stato spende molto più di quanto percepisce, facendo regolarmente pagare i propri sprechi alla popolazione e negando qualsiasi forma di sostegno in quanto a Sanità, sicurezza, buona amministrazione e tutto il resto?

Non otteniamo nulla a fronte delle tasse che versiamo. Non facciamo che lavorare – nella migliore delle ipotesi – per versare circa sei mesi del nostro lavoro, ogni anno, allo Stato, che poi ci leva il resto di quanto guadagniamo attraverso le imposte indirette o attraverso un sistema di recupero del credito che spesso, ci fa pagare ciò che non dobbiamo.

Insomma, andiamo: possibile mai che non siate interessati a fare qualcosa contro tutto questo? Non è complottismo, non è qualcosa di vacuo: è la realtà dei fatti, e questa realtà, va avanti da anni e non accenna a cambiare.

Non siete stanchi di pagare un potere che non produce benessere, ma che - anzi - si autoalimenta sulle nostre spalle e ci nega qualsiasi tipodi diritto civile e costituzionale?

E’ sempre il momento buono, per fare qualcosa. E se andremo avanti sperando che, facendo finta che vada tutto bene, tutto andrà bene, c’è qualcosa di perverso, nel cervello umano.

Ma che fare, direte voi? Una cosa, ad esempio: unirci, in gran numero, tra connazionali. Unirci per dialogare con le istituzioni, e non per creare sterili, inutili e dannose manifestazioni di piazza, che – come sappiamo – non sortiscono alcun tipo di effetto.

Siamo tanti, abbiamo ragione, possiamo appellarci alla Commissione Europea, possiamo chiedere di far valere la Costituzione Italiana. Possiamo fare molto, e sarebbe un peccato e un danno, non farlo.

Se siete – come me – dell’avviso che tutto ciò è fattibile, scrivetemi: a volte, è da una riflessione, che scaturiscono le soluzioni.

emilia.ursoanfuso@gliscomunicati.com



7 réactions


  • Persio Flacco (---.---.---.100) 13 marzo 01:29

    Il nostro problema è che abbiamo sulle spalle una classe politica "di governo" che si mantiene al potere grazie ad una sterminata rete di clientele, fatta pagare ai cittadini, che i cittadini continuano a votare. Come pecore che pagano per essere tosate.


  • linuxfan (---.---.---.4) 13 marzo 18:53

    Ho l’impressione che le idee di unirsi, dialogare con "le istituzioni", appellarsi alla Commissione europea, siano idee ingenue. Il popolo si unisce e dialoga con le istituzioni al momento del voto - in un paese normale. Per quanto riguarda il rivolgersi all’Europa, dopo aver visto quello che ha fatto alla Grecia, direi che è meglio astenersi. Questa Europa non vuole e non può dare una mano ai bisognosi d’aiuto, è una congrega di egoisti, pronti ad alzare la voce per far rispettare "le regole" - quando gli conviene, vedi gli accordi di Dublino e il Fiscal Compact, ma non altrettanto pronti a rispettarle quando NON gli conviene (vedi per esempio il surplus commerciale della Germania, oggi, o lo sforamento del debito della Francia, ieri). No Emilia, le tasse sono un problema, ma è generato dallo sfacelo delle istituzioni politiche. Non si può partire dalle tasse per rimettersi in piedi, in questo momento non è possibile. Bisogna partire col cambiare una politica corrotta, egoista, ignorante, poco lungimirante. La Flat Tax è solo l’ultimo esempio di una politica che, per racimolare pochi spiccioli, aumenta la sperequazione tra ricchi e poveri. Questa sperequazione a sua volta indebolisce il paese, deprimendo il mercato, obbligando a ridurre salari e servizi, e la sperequazione aumenta ancora, eccetera. Il popolo, la sua capacità, la sua volontà, sono l’unica forza di un Paese. Ma in Italia il popolo è solo più una vacca da mungere, in cambio, ogni tanto, di una manciata di fieno da 80 euro.


  • Emilia Urso Anfuso Emilia Urso Anfuso (---.---.---.241) 13 marzo 19:09

    " Il popolo si unisce e dialoga con le istituzioni al momento del voto".
    Quale "voto", mi scusi. Mi sembra che lei non si sia accorto che, nel nostro paese, il popolo non decide proprio nulla, attraverso il voto, in special modo con le Leggi elettorali degli ultimi anni.

    L’Europa NON deve "aiutare i bisognosi", il popolo deve rapportarsi alle istituzioni nazionali, e anche a quelle europee, NON da vittime, bensì da persone pensanti.

    Non ho mai scritto che "per rimettersi in piedi bisogna partire dalle tasse". E’ il governo italiano che lo dice. E mente, quando fa pensare al popolo che "E’ l’Europa a chiederlo".

    No, non è l’Europa a chiedere questo ennesimo aumento dell’i.v.a: sono gli sfasci dei governi italiani, e Renzi ci ha messo un bel carico da 11, a furia di chiedere deroghe al pareggio di bilancio.

    Lei, peraltro, o non ha letto il mio articolo o lo ha letto "in diagonale": tantp è vero che, propone ciò che ho scritto. Si vede che era troppa fatica, dopo il titolo, leggere anche il testo.

    E se avesse letto, ho scritto pure qualcosa in merito alla miseria degli 80 euro.

    Peccato: o non ha letto, o non ha capito. Fa nulla.

    EAU


  • linuxfan (---.---.---.228) 14 marzo 11:34

    Gentile signora Emilia,

    l’articolo l’ho letto, e non in modo diagonale, ma dall’alto in basso. Dopo una dissertazione sul debito pubblico, e sulla politica fiscale dannosa eccetera, leggo "Ma che fare, direte voi? Una cosa, ad esempio: unirci ...". Ho capito bene? Credo di sì. Per questo la mia chiosa diceva che, il momento in cui il popolo si unisce e dialoga con le istituzioni è, in una repubblica parlamentare, il momento delle elezioni politiche. Io non credo che il voto non conti nulla, credo anzi che conti più di qualsiasi altra forma di attivismo, rivoluzioni a parte. L’attuale classe politica può inventare tutte le leggi elettorali che vuole (in effetti ci prova), ma per fortuna abbiamo ancora una Costituzione che limita le aberrazioni. Quindi ripeto: non si dialoga con le istituzioni corrotte, si manda a casa una classe dirigente nel momento costituzionalmente previsto. Se poi il risultato non è quello sperato, il problema è un altro - è un problema insito nella democrazia. Per quanto riguarda l’Europa, essa non ha gli strumenti per risolvere i problemi del popolo italiano, quand’anche volesse farlo.

    A parte quanto scritto sopra, non mi pare che io e lei diciamo cose molto diverse; forse non ci siamo capiti bene.

    Saluti.


  • pv21 (---.---.---.223) 14 marzo 19:40

    Per cominciare >

    A fronte dei tanti problemi tuttora irrisolti suggerire, come unica contro misura, di “unirsi in gran numero, tra connazionali, per dialogare con le Istituzioni", appare proposta a dir poco velleitaria.

    BASTI pensare alla crescente “divaricazione” tra una ristretta cerchia di ricchi e le corpose categorie di non abbienti se non addirittura bisognosi.

    Come non è dato sottacere che è proprio la Commissione UE a sollecitare il nostro governo  affinché tenga fede ai pregressi impegni (bilancio, investimenti, riforme ..) per non dover “subire” provvedimenti spiacevoli (tipo Grecia).


    Ne consegue che, vista l’eredità ricevuta, il premier GENTILONI si ritrova l’onere di varare, da subito, delle misure “correttive” di sicuro impopolari. Nel mentre il suo predecessore RENZI si permette di dire che alzare l’IVA sarebbe “un clamoroso errore politico”.


    Tutto ciò premesso.

    Forse è il caso di prendere in considerazione la proposta sortita da M Emiliano.

    Ossia. Ad aprile si terranno le primarie “aperte” del PD. Spendendo soli 2 euro e con il suo voto ogni cittadino potrà evitare che Matteo Renzi torni a essere Segretario del partito di maggioranza.

    Potrà cioè cominciare a “ricambiare” un certo modo di far politica.

    Procedere è anche imboccare il Ritorno alla Meta


  • Ribaldo Persichetti (---.---.---.139) 15 marzo 09:55

    Ma siamo sicuri che siano solo gli sprechi a determinare tutto questo? E che il debito sia davvero cosi decisivo? Perché l’ Italia è in avanzo primario dal 1993. Cioè lo stato raccoglie più di ciò che spende. E piuttosto, non saranno mica i vincoli europei come il rapporto deficit PIL o il Mes, ha costringere i governi a raschiare il barile? La spesa pubblica è ricchezza in tasca ai cittadini, perche copre i servizi con i soldi pubblici, anziché toglierli loro dalle tasche. E ogni stato finanzia il welfare non con le tasse, questa è una cazzata, ma a deficit. Se fossimo sovrani non avremmo bisogno di sottostare ai vincoli e decideremmo noi, non i mercati, i tassi di interesse dei TDS. Allora anziché appellarsi alla Commissione, non sarebbe meglio lottare per recuperare sovranità e ridiscutere in toto la UE? Abbiamo pagato 350 mld per la Grecia e di questi, 320 sono andati alle banche tedesche e francesi esposte nei confronti della Grecia......mi sa che ciò che non torna non sia solo dentro ai confini patrii.....


    • pv21 (---.---.---.48) 15 marzo 20:03

      Postilla >

      Quando si legge che “La spesa pubblica è ricchezza in tasca ai cittadini (?), perché copre i servizi con i soldi pubblici (?), anziché toglierli loro dalle tasche. E ogni stato (?) finanzia il welfare non con le tasse, questa è una cazzata, ma a deficit” si capisce perché certi illuminati governanti scelgono di far crescere il Debito per “far contenti” i cittadini (e aumentare i consensi).

      Oppure promettono che tutto si risolverà infischiandosene degli accordi sottoscritti con la UE.

      ENTRAMBI si avvalgono dello slogan “aspetta e spera” …


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