mercoledì 19 aprile - Ercole Marchi

Gabriel García Márquez: tre anni di solitudine a Macondo

Era il 17 aprile del 2014 quando a Città del Messico morì Gabriel José de la Concordia García Márquez, soprannominato Gabo. Aveva da poco compiuto 87 anni. Il premio Nobel morì nella sua casa di Città del Messico dopo che nei giorni precedenti era stato ricoverato, ma poi dimesso, per l'aggravarsi di una polmonite. Negli ultimi anni aveva limitato le apparizioni pubbliche a causa della malattia. Il presidente colombiano Santos ebbe a dire: "I giganti non muoiono mai".

García Márquez è stato uno scrittore, giornalista, saggista colombiano naturalizzato messicano, insignito del Premio Nobel per la letteratura nel 1982. Tra i maggiori scrittori in lingua spagnola, García Márquez è stato considerato uno dei più emblematici esponenti del cosiddetto realismo magico, la cui opera ha fortemente contribuito a rilanciare l'interesse per la letteratura latinoamericana. Con 'Cent'anni di solitudine', romanzo chiave del realismo magico ibero-americano, fu consacrato al successo mondiale. Come dimenticare le prime righe del romanzo? “Molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendìa si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre lo aveva condotto a conoscere il ghiaccio. Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica cos truito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche. Il mondo era così recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito.”

Dotato di uno stile scorrevole, ricco e costantemente pervaso di un'amara ironia, i suoi romanzi sono caratterizzati da articolate strutture narrative, con frequenti intrecci fra realtà e fantasia, fra storia e leggenda, con la presenza di molteplici piani di lettura, anche allegorici. Il suo romanzo più famoso, Cent'anni di solitudine, è stato votato, durante il IV Congresso internazionale della Lingua Spagnola, tenutosi a Cartagena nel marzo del 2007, come seconda opera in lingua spagnola più importante mai scritta, preceduta solo da Don Chisciotte della Mancia di Miguel de Cervantes.

Primogenito dei sedici figli del telegrafista Gabriel Eligio Basilio García e della sedicente chiaroveggente Luisa Santiaga Márquez Iguarán, Gabriel García Márquez nacque ad Aracataca, un paesino fluviale della Colombia settentrionale, il 6 marzo del 1927. Nel 1937 García Márquez si trasferì a Barranquilla per studiare. Dal 1940 frequentò il Colegio San José e si diplomò al Colegio Liceo de Zipaquirá nel 1946. L'anno dopo, García Márquez si trasferì a Bogotá per studiare giurisprudenza e scienze politiche presso l'Universidad Nacional de Colombia, ma presto abbandonò lo studio. Dopo i disordini del 1948 (nel periodo detto La Violencia, culminato con la dittatura di Gustavo Rojas Pinilla nel 1953), in cui nel rogo della pensione in cui abitava bruciarono alcuni suoi scritti, si trasferì a Cartagena dove cominciò a lavorare dapprima come redattore e poi come reporter de "El Universal". Alla fine del 1949 si trasferì a Barranquilla per lavorare come opinionista e reporter a "El Heraldo. Su invito di Álvaro Mutis, nel 1954 García Márquez tornò a Bogotá, a lavorare a El Espectador come reporter e critico cinematografico. L'anno successivo trascorse alcuni mesi a Roma, dove seguì dei corsi di regia presso il Centro Sperimentale di Cinematografia, in seguito si trasferì a Parigi.

Nel 1958, dopo un soggiorno a Londra, García Márquez tornò in Sudamerica, stabilendosi in Venezuela. Nello stesso anno, sposa a Barranquilla Mercedes Barcha e, dopo la salita al potere di Fidel Castro, visitò Cuba, dove ebbe modo di conoscere personalmente Che Guevara, e lavorò per l'agenzia Prensa Latina, fondata da Jorge Ricardo Masetti e dallo stesso Castro, del quale divenne un buon amico. Questa amicizia - che egli definì intellettuale e letteraria, più che politica - con il líder maximo gli fruttò diverse critiche, non impedendogli comunque che venisse stimato anche negli Stati Uniti. Nel 1961 si trasferì a New York, sempre come corrispondente di Prensa Latina. Sentendosi messo sotto sorveglianza dalla CIA e minacciato dagli esuli cubani anticastristi, decise di trasferirsi in Messico. Nel 1971, a causa dell'«affaire Padilla», molti intellettuali socialisti e comunisti, tra cui Jean-Paul Sartre, Simone de Beauvoir, Alberto Moravia, Mario Vargas Llosa, Federico Fellini e altri firmarono una lettera di critica al governo cubano, rompendo di fatto i loro rapporti e il sostegno a Castro: García Márquez fu, al contrario, l'unico degli intellettuali interpellati che si rifiutò di firmare questa lettera aperta, e il fatto che Vargas Llosa lo avesse invece fatto, interruppe il loro lungo rapporto d'amicizia (Vargas Llosa aveva scritto la sua tesi di dottorato proprio sull'opera di García Márquez); i due scrittori sudamericani non si sono parlati per oltre trent'anni, avendo troncato definitivamente ogni contatto dopo un acceso litigio a Città del Messico nel 1976, in cui, in parte per le divergenze politiche ed in parte per motivi personali, Vargas Llosa colpì García Márquez con un pugno in pieno volto. Solo nel 2007, nonostante Vargas Llosa fosse rimasto sulle sue posizioni anticomuniste e neoliberiste, avvenne una parziale riappacificazione.

Gabriel Garcia Marquez assieme al suo amico italiano Cesare Zavattini a Cuba è stato cofondatore della Scuola Internazionale di Cinema e TV, a San Antonio del Los Banos, alla periferia dell'Avana, tuttora molto attiva. Il suo esordio letterario avvenne nel 1955 con il romanzo Foglie morte, ma il primo racconto risale al 1947. Dopo il trasferimento in Messico, si dedicò in maniera costante alla scrittura. Nel 1967 pubblicò la sua opera più nota: Cent'anni di solitudine un romanzo che narra le vicende della famiglia Buendía a Macondo attraverso diverse generazioni. Un'opera complessa e ricca di riferimenti e allusioni alla storia e alla cultura popolare sudamericana, considerata la massima espressione del cosiddetto realismo magico, e che ha consacrato in tutto il mondo García Márquez come un autore del massimo livello. Nel 1973 abbandona temporaneamente, per circa due anni, la letteratura per dedicarsi al giornalismo sul campo, come segno di protesta per il colpo di stato cileno del generale Augusto Pinochet, che portò alla morte del presidente Salvador Allende.

Nel 1974, a Roma fece parte della seconda sessione del Tribunale Russell, organizzazione indipendente fondata dal matematico e pensatore Bertrand Russell e dal filosofo Jean-Paul Sartre ai tempi della guerra del Vietnam, che esaminò le violazioni di diritti umani in Cile. Negli anni successivi seguiranno numerosi altri romanzi e saggi, fra i quali spiccano soprattutto “L'autunno del patriarca”, “Cronaca di una morte annunciata” e l'ironico “L'amore ai tempi del colera”, pubblicati negli anni settanta e ottanta, che ottengono un grande successo di pubblico in tutto il mondo, e dai quali sono state tratte omonime versioni cinematografiche. Nel 1976 dichiara che non pubblicherà più nulla fino a che Pinochet deterrà il potere in Cile. Dal 1975, Gabriel García Márquez visse tra il Messico, Cartagena de Indias, L'Avana e Parigi. Nel 1982, venne insignito del Premio Nobel per la letteratura. Dagli anni Ottanta agli anni Novanta trascorse poco tempo in patria, insanguinata dalla guerra tra governo, narcotrafficanti e guerriglieri delle FARC. García Márquez si propose e svolse il ruolo di mediatore per cercare di ottenere la pace in Colombia, fino agli anni 2000. Nel 1986 conosce il leader sovietico Michail Gorbachev a Mosca, e partecipa a cerimonie politiche invitato da Carlos Andrés Pérez in Venezuela e François Mitterrand in Francia.

Negli anni Novanta, prima della malattia che lo colpì, diventò un simpatizzante del leader venezuelano Hugo Chávez e del socialismo del XXI secolo, anche se non ne apprezzò tutte le sue iniziative, sostenendo l'azione di Castro presso il leader bolivariano, che secondo lo scrittore servì a moderarne molte posizioni estreme ed intransigenti. Inoltre criticò il presidente colombiano Álvaro Uribe Vélez, ex liberale di sinistra passato al centro-destra, soprattutto per la sua politica proibizionista sulla droga che, secondo lo scrittore, rafforzava i cartelli dei narcotrafficanti di cocaina, anziché indebolirli, mentre la cessazione della war on drugs avrebbe potuto aprire scenari di pacificazione con le frange di popolazione che appoggiavano i cartelli, invitando questi ultimi a deporre le armi. Sui cartelli della droga scrisse anche il resoconto “Notizia di un sequestro”, un libro-intervista agli ostaggi di un sequestro di persona ad opera del celebre trafficante Pablo Escobar. Si oppose all'estradizione di Escobar negli USA, sostenendo che avrebbe dovuto essere giudicato per i suoi crimini in Colombia (Escobar morirà poi in uno scontro a fuoco con le forze governative) e alla militarizzazione del paese. Nel 1999 gli viene diagnosticato il linfoma non Hodgkin che lo spinse a iniziare a scrivere le sue memorie, alle quali si dedicò per parecchie ore al giorno, e nel 2000 il periodico peruviano "La República" diffuse l'errata notizia secondo cui il Nobel sarebbe stato ormai agonizzante.

In realtà era a Los Angeles, per sottoporsi ad alcuni cicli di chemioterapia; sostenne che il tumore è stata l'occasione per tornare a scrivere dopo un periodo di silenzio. Poco dopo circolò in rete un falso manoscritto “La Marioneta”, una sorta di commiato dagli amici più cari. In un'intervista al periodico mattutino salvadoregno El Diario de Hoy, datata 2 giugno 2000, fu lo stesso García Márquez a negarne la paternità, affermando, tra l'altro: «Quello che potrebbe uccidermi è che qualcuno creda che io abbia scritto una cosa così kitsch. È la sola cosa che mi preoccupa». In seguito, García Márquez e l'autore del brano, Johnny Welch, si incontrarono, ponendo fine alla querelle. Nel 2002 pubblicò la prima parte della sua autobiografia intitolata “Vivere per raccontarla”. Nel 2005 García Márquez vinse definitivamente la sua battaglia contro il cancro e tornò alla narrativa con quello che sarebbe stato il suo ultimo romanzo, “Memoria delle mie puttane tristi”, mentre nel 2010, riprendendo la linea autobiografica, pubblicò il saggio “Non sono venuto a far discorsi”, raccolta di discorsi da lui scritti e pronunciati in varie occasioni. Nel 2012 l'amico Plinio Mendoza dichiarò che lo scrittore era stato colpito dalla malattia di Alzheimer e che pertanto non avrebbe potuto più scrivere. La notizia fu confermata dal fratello Jaime, secondo il quale "Gabo" era affetto da demenza senile, ma non dalla moglie, secondo cui i problemi di memoria erano quelli fisiologici delle persone anziane. Lo stesso scrittore dichiarò alla stampa, per il suo 86º compleanno, il 6 marzo 2013, di essere "molto felice di essere arrivato a quest'età" senza fare alcun cenno alla presunta malattia.

García Márquez ricomparve in pubblico il 30 settembre 2013, in buone condizioni di salute. Nel 2014 la salute dello scrittore declinò nuovamente, e il 17 aprile 2014 Garcia Marquez morì in una clinica di Città del Messico, dove era stato ricoverato pochi giorni prima per un problema respiratorio dovuto a polmonite e per un'infezione delle vie urinarie. Per commemorare la scomparsa del premio Nobel colombiano, il presidente Juan Manuel Santos dispose il lutto nazionale per tre giorni. Gabriel García Márquez fu uno dei quattro scrittori latinoamericani coinvolti per primi nel boom letterario latinoamericano degli anni Sessanta e Settanta; gli altri tre autori erano il peruviano Mario Vargas Llosa, l'argentino Julio Cortázar e il messicano Carlos Fuentes, ad essi è da aggiungersi anche Jorge Luis Borges.

Sarà Cent'anni di solitudine il romanzo che gli porterà fama internazionale di romanziere del movimento magico-realista della letteratura latinoamericana, che influenzerà gli scrittori di periodi successivi, come Paulo Coelho e Isabel Allende. Egli appartenne alla generazione che recuperò la narrativa fantastica del romanticismo, lo stile dei poemi lirici, epici e mitologici che andavano di moda fino all'alba del romanzo moderno nel XVIII secolo, quando la particolare mescolanza di reale e invenzione venne relegata nella letteratura del romanzo gotico. Come una metaforica e critica interpretazione della storia colombiana, dalla fondazione allo Stato contemporaneo, “Cent'anni di solitudine” descrive diversi miti e leggende locali attraverso la storia della famiglia Buendía, che per il loro spirito avventuroso si collocò entro le cause decisive degli eventi storici della Colombia — come l'arrivo della ferrovia in una regione montuosa; la Guerra dei mille giorni (Guerra de los Mil Días, 1899–1902); l'egemonia economica della United Fruit Company; il cinema; l'automobile; e il massacro militare dei lavoratori in sciopero come politica di relazioni fra governo e manodopera. La ripetitività del tempo e dei fatti è appunto il grande tema del romanzo, un tema in cui l'autore riconosce la caratteristica della vita colombiana ed il delinearsi di altri elementi: l'utilizzo di un "realismo magico" che mostra un microcosmo arcano in cui la linea di demarcazione fra vivi e morti non è più così nitida e in cui ai vivi è dato il dono tragico della chiaroveggenza, il tutto con un messaggio cinicamente drammatico di fondo, di decadenza, nostalgia del passato e titanismo combattivo di personaggi talvolta eroici ma votati alla sconfitta. Su questa linea si fonderà tutta l'opera di García Márquez, in equilibrio tra l'allegoria, il reale e il mito, influenzato dalle tematiche surreali di Franz Kafka e dal simbolismo. Lo stile presenta notevoli intrecci ed il narratore è spesso esterno e onnisciente, cioè conosce già gli avvenimenti futuri.




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