giovedì 27 luglio - Aldo Giannuli

Francia: La popolarità di Macron è in discesa libera

Ad aprile, quando Macron fu trionfalmente eletto con il 62% dei voti, feci una scommessa: che la popolarità del nuovo e brillante capo di stato della Francia sarebbe durata anche meno di quella di Hollande, per non dire di Sarkozy.

 Mi pare di aver vinto la scommessa: i sondaggi, a solo un mese dalle politiche che gli hanno regalato una maggioranza inaudita, la sua popolarità è calata di colpo di 10 punti. Peggio di lui solo Chirac nel 1995, ma il povero Chirac doveva reggere il confronto con un grande Presidente come Mitterand, mentre Macron deve confrontarsi solo con quell’ectoplasma di Hollande.

Eppure credo che i francesi non sappiano apprezzare le qualità di questo nuovo presidente: ad esempio sceglie bene le scarpe, osservatele bene.
Il quadro europeo attuale è questo: Inghilterra premier la May che non è sopportata neppure dal suo partito, Francia Macron di cui s’è detto, Spagna Rajoy che regge solo perché gli spagnoli si sono stufati di votare a ripetizione, Italia sede vacante, e, in mezzo a tutti questi, la Merkel che, pur essendo una discreta massaia che eccelle nel bucato, sembra Bismarck. Peraltro va detto che dopo di lei sarà il diluvio perché si scorge solo una folla di mediocri ciabattini. Degli Stati Uniti non vale neppure la pena di dire. Ormai il ceto politico europeo sembra Biancaneve e i sette nani, dove anche Biancaneve è un po’ rachitica.
Mi pare che sia arrivato il momento di porci qualche domanda: ma come mai stiamo selezionando un personale politico così scalcinato e che si preannuncia sempre peggiore? E per di più dopo che c’è stata l’esaltazione dell’uomo solo al comando, del leader carismatico e via dicendo. Bel risultato, parlare di uomo forte, di condottiero e trovarsi con questa schiera di molluschi andati a male!

Ma il punto è proprio questo: la retorica dell’uomo forte è uno degli ingredienti del disastro, perché ha spostato tutta l’attenzione sulle caratteristiche eccezionali del leader, riducendo i partiti a mere appendici elettorali. In Italia siamo stati all’avanguardia producendo porcherie impresentabili come Forza Italia o il Pd, ma anche gli altri stanno messi decisamente male. Dove è più la Spd di un tempo. Con i suoi rapporti di massa e o suoi centri studi? E che fine ha fatto il Ps francese, che un tempo ferveva di dibattiti politici e culturali? Solo comitati elettorali animati da piccoli faccendieri o, al massimo, qualche onesto funzionario di periferia. I Partiti europei non producono più idee, non formano classi dirigenti, non organizzano conflitto sociale. Raccolgono solo voti sull’immagine del leader di turno.

Ma un leader carismatico, per definizione è un materiale umano un po’ raro e non si inventa. Sarebbe come dire “Adesso ci serve un Leonardo da Vinci, cerchiamo chi fa da Leonardo”. Solo che di Leonardo o di Napoleone ne nascono uno ogni tanto e non è affatto detto che ogni tempo ne abbia a disposizione qualcuno. Ed allora che si fa? Si costruisce quel che manca, o meglio, si costruisce l’immagine dell’uomo eccezionale che ci guiderà nei prossimi anni: “Vedrete, questo sarà migliore di tutti gli altri che lo hanno preceduto!”. Ed i media si mettono al lavoro per inventarsi il nuovo Napoleone e, ci riescono, nel senso che producono una emozione collettiva che dura il tempo di una campagna elettorale. Passato il giorno del voto, nel giro di qualche mese (a volte settimane) la parure da grande condottiero crolla come cartapesta sotto la pioggia e viene fuori il nanerottolo che stava sotto il trucco. I nostri leader sono solo prodotti da laboratorio pubblicitario. Ormai operiamo la selezione del ceto politico sulla base della “capacità comunicativa” del prodotto da vendere. Direte: ma quando uno non ha niente da dire, come fa a comunicare? Non è importante che dica qualcosa, ma che dia la sensazione di farlo e per questo è più importante la pausa, il piglio deciso, il gesto con cui accende una sigaretta, la battuta studiata a tavolino ma recitata con naturalezza, il sorriso seduttore e la grinta da domatore di belve.

L’importante è che “buchi il video”. Semplicemente noi non stiamo cercando un grande stratega, ma l’attore che, per qualche settimana, può vestirne i panni. In questo la televisione è stata un castigo di Dio che ha potenziato tutte queste pulsioni verso il nulla (mi torna in mente il Popper di “Cattiva maestra televisione”).

Facciamo una controprova di quel che dico: proviamo ad indicare tre personaggi di cui oggi possiamo dire, sul piano internazionale, che emergono come grandi decisori, in grado di esercitare un peso sulla scena internazionale. Io vi propongo Putin, Xi Jinping e papa Francesco. Sia chiaro che questo non significa condividere gli orientamenti di ciascuno o anche solo di uno di essi, ma solo una valutazione delle capacità politiche al netto di ogni altra considerazione. Poi mi direte se la triade è ben scelta o meno. E la prima considerazione che viene da fare è che questi tre personaggi hanno alle spalle grandi istituzioni, con una storia molto consolidata, con gruppi dirigenti reali: il partito comunista sovietico ed il Kgb-Fsb per Putin (che si è formato in epoca sovietica), il Partito Comunista Cinese per Xi Jinping e la Chiesa cattolica per papa Bergoglio. Strutture elitarie (certamente non democratiche) con apparati pesanti ed una selezione durissima In strutture del genere si imparano tante cose, soprattutto si impara che la politica è un’arte che chiede intelligenza, visione ampia a livello mondiale, densità strategica, tempismo, duttilità, intuito, eccetera. Anche semplicemente per scansare la tisana corretta al cianuro (cosa che ha la sua importanza in questi ambienti) ci vogliono queste capacità. E il risultato è una classe dirigente forse cinica, non sempre all’altezza dei suoi compiti, comunque, mediamente si tratterà di un personale politico di spessore (anche se questo non garantisce da momenti di decadenza).

Non sono un estimatore dell’elitismo e spero sempre in classi dirigenti frutto di una selezione democratica, ma questa attuale è solo una caricatura della democrazia.

Aldo Giannuli




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