Fabio Chiusi
L’Europa dice no alla censura del web #StopACTA
Oggi è il giorno delle proteste in tutta Europa contro ACTA, per dire no alla censura su Internet. Per Cory Doctorow, che fornisce un modulo per chiedere ai propri rappresentanti politici di fermare il trattato anti-contraffazione, potrebbe essere l’occasione buona per segnare una vittoria decisiva, come già per SOPA/PIPA. Staremo a vedere. Nel frattempo, questa mappa fornisce un’idea delle (...)
Le foto che hai cancellato da Facebook sono ancora su Facebook
Avete cancellato delle foto da Facebook? Non siatene così sicuri. A quanto documenta Ars Technica, infatti, le immagini, pur eliminate dal sito, restano accessibili tramite link diretto. E questo a mesi o addirittura anni di distanza da quando l’utente crede di averle rimosse per sempre.
Il sito di notizie tecnologiche aveva denunciato il fatto per la prima volta già nel 2009 (sottolineando (...)
Sulla (tardiva) discesa in rete del Pdl
Io non so se nel Pdl se ne rendano conto, ma all’alba del 2012 uscirsene con frasi come "oggi, dopo diciotto anni siamo qui ad annunciare la nostra discesa in rete convinti che la rete sia la nuova agorà un formidabile luogo di incontro" (Silvio Berlusconi) o "da oggi l’Agenda Digitale è un tema centrale nel nostro programma politico, dalla rete possono nascere migliaia di (...)
Qualche considerazione sulla chiusura di Megaupload
1. Non mi è chiaro che fine faranno i file non illeciti immagazzinati sui server del sito di file sharing. La chiusura imposta dall’Fbi ha tenuto conto dei diritti dei cittadini digitali che usavano il servizio in modo legale?
2. L’Fbi usa per Megaupload il termine «Mega-cospirazione». Lo stesso termine che Julian Assange, nel 2006, utilizzava per definire organizzazioni come l’Fbi. E in effetti (...)
Leghisti che insultano Bossi e lo vogliono cacciare
L’ultima tappa dello psicodramma leghista – nell’attesa di quello che si consumerà a Milano il 22 gennaio – è riassumibile nello status che Matteo Salvini ha pubblicato sulla sua pagina Facebook:
Scorrendo alcuni dei profili dei big del Carroccio, non mancano militanti ed elettori che hanno risposto all’appello. Il problema è la quantità di commenti che chiede a gran voce «Maroni segretario» – e di (...)
Malinconico e il ‘Paese normale’
E se le dimissioni di Carlo Malinconico dimostrassero, più che siamo finalmente in un «Paese normale», che siamo lo stesso Paese di prima? La domanda si pone dopo aver letto la prima ipotesi in svariati post in rete e, soprattutto, sulle colonne dei principali quotidiani italiani. Le dimissioni? Un gesto che «potrebbe farci sperare di essere finalmente in un Paese normale. Un Paese nel quale (...)
Perché non posso liberarmi di Facebook
Devo ammetterlo: anche io, come Giacomo Cannelli, ho pensato di sfruttare un momento di ebbrezza per cancellare il mio profilo Facebook. Le ragioni non mancherebbero, e non tutte sono riconducibili a quelle – arcinote ma sempre attuali – riguardanti l’inserimento di Timeline e del concetto di frictioneless sharing (la condivisione automatica dei contenuti), che rendono la presenza del social (...)
Morozov e il Grande Fratello digitale: «Sorvegliare l’industria della sorveglianza»
Nel keynote speech al Chaos Communication Congress svoltosi a Berlino dal 27 al 30 dicembre, Evgeny Morozov affronta un problema non nuovo, ma di grande attualità: la sorveglianza digitale compiuta dai dittatori attraverso la tecnologia ottenuta da aziende occidentali. E’ un vero e proprio mercato, dice Morozov, che conduce (in molti casi consapevolmente) alla violazione di diritti umani, e si (...)
Perché la Lega si è rimessa a sbraitare
Ma se non usasse i fischietti in Aula, se non esponesse striscioni con scritto «governo ladro», se non avesse rispolverato il parlamento padano e giurato di battere moneta padana, se non urlasse al colpo di Stato, se non minacciasse lo sciopero fiscale, se non dicesse a Monti di dimettersi perché altrimenti i tartassati lo vanno a prendere a casa, se un suo deputato non avesse parlato a (...)
Tre cose sulla morte di Kim Jong Il
Il dittatore nordcoreano Kim Jong Il è morto. Ma la mistica del regime, l’essenza del suo carattere distopico, vuole che la successione del leader non avvenga mai. Che il successore sia una emanazione del predecessore. Come se l’intera catena del comando non si spezzasse mai, fosse un sol uomo. Le foto campeggeranno una accanto all’altra sulle pareti, come già quelle di Kim Il Sung e Kim Jong Il. (...)
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