giovedì 1 giugno - Carmelo Musumeci

Ergastolo: la voce dei detenuti, delle famiglie e di chi vive il carcere

La “Rassegna Stampa” dal fine pena 9.999. Numero 9 - Giugno 2017

Questa volta il mio editoriale non sarà tanto breve perché riporterò una sintesi del reclamo che Francesco Annunziata ha inoltrato al suo magistrato di sorveglianza. In tal modo, verrete a sapere che non solo il carcere è criminogeno, ma è anche una fabbrica di stupidità umana. Non aggiungo altro perché trovo veramente assurda tutta la faccenda, sembra una storia di Kafka, oppure un film surreale di Fellini.

 

Al Magistrato di Sorveglianza di Cagliari

Il sott.o Annunziata Francesco nato a Roma il 04/10/1974 attualmente ristretto presso la C.R. di Oristano,

Propone

reclamo avverso il diniego da parte di questa Direzione, di consegnare libri tramite sopravvitto, e depositati al magazzino detenuti all’atto di consegnarli.

In fatto

Il reclamante, acquistava tramite sopravvitto la seconda uscita della collezione: “Geni della Matematica”, per un approfondimento accademico e culturale verso autori e personaggi storici di grande rilevanza, anche in funzione del percorso di studi universitari intrapreso.

Venerdì, 3 marzo, l’addetto al sopravvitto comunicava al detenuto che il libro richiesto era stato acquistato e depositato al magazzino detenuti, e che il giorno successivo avrebbe provveduto alla consegna. (Già di per sé, che qualcosa acquistato tramite l’impresa di mantenimento debba essere depositato prima al magazzino e poi consegnato, risulta incomprensibile, se non per un atto di inutile burocrazia, che anziché snellire i tempi già lunghi, finisce per accentuarli).

Il giorno successivo, dopo mille peripezie, per riuscire a comunicare con il responsabile del magazzino attraverso l’agente di polizia in servizio nella sezione, al fine di richiedere la consegna del libro acquistato e ivi depositato il giorno prima, verso le ore 12:00 circa, questi comunicava al detenuto, che il suo collega agente di P.P. in servizio al magazzino, aveva risposto che il libro non sarebbe stato consegnato, perché con copertina rigida.

Or dunque non sfugge al giudice che ci legga, che si tratta di una “fregatura”, il libro è stato acquistato da personale interno, quindi acquistato per poi non poterlo neppure avere?

Acquistato a proprie spese, per tenerlo a prendere polvere in magazzino? A cui si aggiunge che in ogni caso, il detenuto nemmeno lo ha visto da lontano questo libro, perché nemmeno te lo fanno vedere.

E si ripresenta anche la questione che prima lo portano al magazzino, senza alcuna “verifica” da parte del detenuto, se quanto acquistato corrisponda a quanto voluto. Il libro non arriva proprio in sezione al detenuto, ma va direttamente al magazzino. Poi il magazzino decide quando dartelo e nel caso se dartelo, ovvero se il commissario, il direttore, il DAP, Il Presidente della Repubblica, il Papa, autorizza. Una masseria senza padrone, dove ognuno decide, stabilisce, nega a seconda dell’umore di giornata, e senza averne le caratteristiche istituzionali per assumere determinate decisioni.

Non sfugga al giudice che stiamo parlando di un libro!!!

E non sfugga al giudice che ci legge che non si capisce a quale norma si faccia riferimento, per negare un libro. In ogni caso, l’unico requisito per l’acquisto di libri in istituto è quello (non con quale copertina siano rilegati) che tali libri siano “in libera vendita all’esterno” (art. 18, comma 6 O.P.): e “Geni della Matematica” lo è.

Dunque, la domanda da porsi è se l’art.18 comma 6 O.P. lo consente; ed abbiamo visto che così è (se vi pare).

L’eventuale diniego della direzione alla ricezione di libri è subordinato all’obbligatorietà dell’acquisto da parte dell’amministrazione di quanto richiesto dal detenuto, peraltro in tempi immediati poiché solo una più che sollecita evasione della richiesta assicura appieno il soddisfacimento del diritto allo studio e di quello all’informazione.

Non è previsto per legge il trattenimento di testi pubblici in libera vendita; la mancata consegna, non persegue alcuno scopo legittimo, anzi è in netto contrasto con il diritto allo studio e, più in generale, con la libertà a un’evoluzione culturale; non tutela alcuno degli interessi previsti dall’art.8 della Convenzione.

Per qualsivoglia ragione (allo stato attuale resta sconosciuta per mancata risposta delle autorità competenti che hanno deciso il diniego), se le autorità avessero ritenuto che il libro potesse contenere generi e oggetti atti a turbare l’ordine e la sicurezza interna, (… l’hanno acquistato loro… sic!!!) avrebbero dovuto informarne il magistrato previo inoltro allo stesso, unico organo preposto a decidere.

Il trattenimento al magazzino, senza giustificato motivo, risulta in violazione delle più elementari e democratiche norme. Oltre a ciò, potrebbero ravvisarsi svariate ipotesi di reato, come ad es. truffa, estorsione, forse rapina e furto con destrezza, poiché si sono presi i soldi: il libro prima lo acquistano e poi stabiliscono che non lo puoi avere.

Il reclamante ha formalizzato l’iscrizione al corso di ingegneria presso l’ateneo di Cagliari e si appresta a sostenere esami, alcuni dei quali per il mese di aprile, e i testi acquistati se consegnati avrebbero avuto grande rilevanza ai fini del risultato finale. Ciò comporta in maniera evidente una compressione del diritto allo studio e un danno penalmente rilevante. Perché se a causa di quanto espresso, e quindi per la mancanza delle nozioni e/o informazioni contenute nei testi che il detenuto aveva provveduto ad acquistare, non si riuscissero a superare gli esami, vi sarebbe un dolo evidente non solo economico, ma anche psicologico e morale.

 

P.Q.M.

Voglia la S.V. Ill.ma accogliere il reclamo, ordinando alla direzione la consegna dei libri depositati al magazzino.

Oristano li, 07-03-2017

Con osservanza

Francesco Annunziata

 

Voci da fuori

Da cinque anni lavoro nella Casa di Reclusione di Spoleto come docente di scuola primaria ed Italiano per stranieri e forse questo sarà il mio ultimo anno in questa sede. Ho chiesto il trasferimento in altre scuole per ragioni personali, ma profonda tristezza per il fatto di dover abbandonare questo lavoro (mio malgrado, tornerò fra gli innocenti, dopo essere stata tra gli infami, come mi disse qualcuno cinque anni fa, suscitando il mio sdegno e la mia collera).

In questi cinque anni ho conosciuto molti detenuti italiani e stranieri e lentamente ho preso coscienza dei loro problemi, ma soprattutto dei problemi della giustizia italiana. Ho perso molte certezze, barattate con dubbi e insicurezze, ma sono diventata una persona e un'insegnante diversa.

Attualmente vivo con insofferenza i miei doveri professionali (registri, schede di valutazione, verifiche, programmazioni didattiche e simili) perché ho capito che non servono a nulla se opposti alla solitudine, all'isolamento, alla disperazione di molti dei miei studenti. Ieri, uno di loro è sceso per salutarmi prima di uscire, perché ha trascorso in carcere un anno, in attesa del processo. Gli ho stretto la mano a lungo, augurandogli un futuro sereno e gli ho detto che sono sicura che non lo rincontrerò più "dentro" e lo spero sinceramente

Subito dopo ho cambiato sezione e lungo il corridoio ho incontrato un detenuto "lavorante" che ha passato 23 anni in carcere (credo più della metà dei suoi anni), e poi mi sono ritrovata in un'altra classe dove c'è un mio studente che ha passato 26 anni in carcere. Anche lui non ha futuro. Mi si è stretto il cuore ancora una volta.

Stasera ho firmato la tua petizione contro l'ergastolo ostativo: non sapevo cosa significasse fino a poche settimane fa, ma ora conosco e disapprovo nel modo più assoluto questa forma di giustizia medioevale ed incivile. Insieme ai miei studenti dell'AS abbiamo letto alcuni articoli su questo tema e mi sono impegnata ad informarli sulle novità, sperando che ce ne siano: ecco perché ti scrivo.

A che punto siamo? Cosa si può fare?

Un saluto cordiale

Susanna

 

Voci da dentro

Dopo tanti anni, continuo a non capire questo sistema chiamato “giustizia” che niente di giusto sa fare. Purtroppo qui, dato il tentativo di due evasioni di due compagni, hanno sospeso tutte le attività. Non riesco ad accettare la regola che condanna la massa per colpa di uno.

Prociones, Carcere di Como

Carissimo Carmelo, mi piacerebbe darti belle notizie. Non ne ho. La tua idea di scrivere al magistrato per sbloccare il permesso è un’idea eccellente, ma non ci riesco. Io cerco con le migliori intenzioni di scrivere qualcosa d’accettabile da parte del sistema, della società, della chiesa, ma non ci riesco. È da tre giorni che cerco di scrivere per fare un pieno atto di colpa, stapparmi le vesti e chiedere scusa. Non ci riesco. Quanto si può vendere l’anima per riavere il corpo?

Roberto, Carcere di Padova

 

 

A cura di Carmelo Musumeci per l’Associazione Liberarsi http://www.liberarsi.net

 

 




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