lunedì 24 aprile - Carmelo Musumeci

Ergastolo: 41bis, pena e perdono. La Rassegna Stampa dal fine pena 9.999

La Rassegna Stampa dal fine pena 9.999. 

 Sabato 8 aprile 2017 a Firenze c’è stato un importante Convegno dal titolo “ 1992-2017: 25 anni di 41 bis-25 anni di tortura”.

Un ringraziamento all’Associazione Liberarsi che ha organizzato l’evento e ha dato voce e luce ai detenuti che vengono “democraticamente” torturati nelle sezioni del regime di 41 bis.

Si può vedere e ascoltare l’intero dibattito su http://www.radioradicale.it/scheda/505372/2017-25-anni-di-41-bis-25-anni-di-tortura

E un parziale intervento di Carmelo Musumeci su https://www.youtube.com/watch?v=oW3ekEdnHe4&feature=youtu.be

 

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  “Non ci sto: continuerò a chiamarla cella di Carmelo Musumeci

 Dopo il mio articolo dal titolo “Non ci sto: continuerò a chiamarla cella” a commento della Circolare del Dipartimento Amministrativo Penitenziario che cambia il linguaggio burocratico delle carceri, trasformando il lessico e, tra le varie, disponendo di cambiare il nome alle “celle” in “camere di pernottamento” ho ricevuto alcune critiche da persone delle Istituzioni, ma anche alcuni consensi.

Giuliano mi ha scritto: Camere di pernottamento significa che di giorno si debbono tenere chiuse ...Ma per i 41 bis (e non solo) il pernottamento è di 22 ore su 24 ... un po' eccessivo! Secondo me, ritornando ai cambiamenti lessicali della circolare, la prima lettura è quella tua, che a me sembra super valida. È fastidioso sentire l'ipocrisia di ciò che scrive il DAP ...Non più le dame di compagnia ... ma sì che rimangano le aree riservate (e anche lì, non potrebbero trovare una parola diversa da "riservate"? Una parola più vera? Per esempio "aree di isolamento"? Ci sentiamo presto. Un abbraccio

 

Voci da fuori

Mi domando quanti anni dovranno passare perché una pena così disumana come l’ergastolo ostativo venga abolita. Sono necessari uomini illuminati che sappiano cambiare coraggiosamente le cose. Tu ne vedi all’orizzonte? Chissà perché se una cosa si rompe, si cerca di ripararla, se un uomo impazzisce lo si cura con gli psichiatri, se si è affetti da depressione gli psicologi cercano di risollevarti, se si ammala una parte del corpo, i chirurghi ti operano per eliminare il male o per sostituire un organo. Allora se una persona ha sbagliato non sarebbe meglio cercare di correggerla invece di sprofondarla in una pena disumana? A me sembra talmente logico che non riesco a capire perché non venga fatto. Ciao, non demordere.

Giorgio

Buongiorno...Salve, Ciao…

Non so nemmeno come iniziare questa email, non so cosa dirle e nemmeno cosa chiederle… Una cosa ci tengo a dirla: Grazie, Lei è una persona che vale, ed è giusto sentirselo dire sa. Riconoscere che c'è ancora qualcuno che lotta per qualcosa, che crede ancora in qualcosa, che non si fa fermare da un mondo di pregiudizi, di odio, di vendetta. Grazie perché non si è fatto fermare da tutto questo, dal suo "destino"... è caduto e si è rialzato. Ha sbagliato e ha pagato.

Ma chi siamo noi per dire cos'è la giustizia? Per scegliere cosa si può perdonare e cosa no, cosa può tornare a brillare, e cosa invece è da buttare... Il confine è molto labile... Non sono nemmeno sicura che esista questo confine, quello tra giusto e sbagliato, tra bene e male. Se sia una linea netta, o più come in un quadro, in cui i colori si mescolano alla perfezione creando un paesaggio uniforme e dove rimane solo qualche schizzo vicino ai bordi... forse il confine sono proprio quegli schizzi... Forse il confine sono le paure, i dolori, le fragilità… Forse il confine è la vita, o noi che non riusciamo a comprenderla. Perché è così… Noi la vita il più delle volte ce la dimentichiamo, non riusciamo a vederla né a tenercela stretta. Però condannarla, quello ci riesce benissimo. E non condanniamo solo la vita, ma questo lei forse lo sa meglio di me. Perché anche se non riusciamo più a sentire il calore del sole, del vento che soffia e fa muovere gli alberi, delle parole dei bambini, dei nonni, il diritto a proclamarci giudice o giuria, quello lo sentiamo.

Le chiedo scusa per questo, per tutti gli uomini che sentono questo diritto più della pietà, più del perdono, più della speranza. Ma, nonostante gli uomini, il mare continuerà ad essere così immenso e il cielo così infinito... E spero di non farmi mettere in ginocchio, come non ha fatto lei. Grazie. Le prometto che continuerò a lottare e a credere che qui nessuno è migliore. Con affetto.

Chiara.

 

Voci da dentro

(…) Alcune persone sono convinti totalmente della mia innocenza in merito al reato contestatomi di omicidio, anche se io ormai ho capito che non importa poi molto se sono o meno innocente. Certamente sono d’accordo con me che tutto nella “giustizia” italiana è lentissimo, anche quando permette alla verità di emergere, e tutto questo indubbiamente può far perdere non poco la voglia di tener duro. Alcuni giorni fa ho ricevuto una lettera da parte della mia seconda figlia Sofia e mi ha fatto sentire che non sono finito nel nulla e che sono nel cuore di varie persone e queste persone hanno bisogno di me. Probabilmente so che non sono stato un buon padre, in merito alle mie scelte di vita certamente sbagliate, infatti in conseguenza di queste oggi i miei figli sono soli, senza una figura paterna di riferimento accanto a loro. E so bene sulla mia pelle cosa significhi e quanto pesante possa risultare loro l’assenza di un padre accanto, perché a mia volta l’ho vissuto purtroppo in prima persona e certamente questo ha creato loro un danno enorme che probabilmente nulla potrà ripagare e aggiustare. Anche per questo non potrei mai permettermi di fare cose che possono causare o aggiungere altro dolore a loro più di quanto abbia già causato tutto quello che sto vivendo ora. (…)  

Roverto Cobertera, Carcere di Padova,

 

Su Rai Tre regionale hanno dato la notizia che molti detenuti delle sezioni AS hanno scritto una lettera dove denunciavano che il direttore non aveva applicato le disposizioni che il DAP aveva prescritto su indicazione del Garante Nazionale dei detenuti Prof. Mauro Palma. Il direttore ha risposto che ha fatto tutto quello che ha potuto, non può più fare niente perché ha poco personale. Bugia più grande non poteva dire, perché a parte la cyclette in saletta (sala comune in sezione), una giornata intera per i colloqui e l’area verde per i colloqui realizzata su disposizione del DAP, in realtà, per fare un colloquio lì occorre l’autorizzazione di lui stesso in persona. Pertanto, bisogna avere la fortuna che capiti lui prima del colloquio, in caso contrario non si accede.

Per il resto non è cambiato niente: le domandine di qualsiasi genere sono un labirinto senza fine, non ci viene notificato se le risposte sono positive o negative, ci vogliono mesi per avere qualche risposta. Dal mese di giugno mi è stato autorizzato l’acquisto di un supporto di plastica per il computer, ma ancora devo riceverlo.

L’agente che monta in servizio sembra un telefonista, perché deve telefonare agli uffici competenti per avere informazioni sulle domandine. Questi signori gli rispondono anche male: sono sicuri della protezione che godono, che ricevono sicuramente dal direttore. Lui dice che ha poco personale: certo che non gli basterà mai, perché si inventa delle disposizioni cervellotiche che non hanno nessun senso. Hanno bisogno di molto personale perché è lui che crea burocrazia per tenere l’istituto in una ragnatela asfissiante, sia per tenere sotto controllo e sia per impedire che il carcere abbia una normale quotidianità di civiltà europea.

Dopo lo sciopero è stato costretto a concederci la stampante, ma per complicare le cose, come è il suo solito, né ha messa una per tutto il carcere, con turnazioni settimanali per ogni sezione. Così, se manca l’agente addetto, non si stampa e si salta il turno. Dobbiamo scendere con il computer nella stanza dove è stata messa la stampante collegata a un computer, lì c’è anche una specie di schedario dove ci sono i nostri DVD; dobbiamo caricare i file sul DVD, inserirlo nel computer collegato e stampare. Quando sarebbe più semplice darci il nostro DVD per caricarci i file da stampare e scendere con il DVD. Ciò ci sarebbe utile anche per scambiarci tra di noi scritti vari, film ecc.…

Dobbiamo fare la domandina a metà settimana, perché dopo deve andare all’ufficio preposto per fare lo scarico sul nostro conto corrente. Non ha messo la stampante in ogni sezione perché a suo dire non c’è il locale, ma è una bugia perché c’è una stanza di fronte all’ufficio dell’agente di sezione. Inoltre avevamo proposto una delle nostre stampanti, perché nel casellario-magazzino ci sono molte stampanti personali. Da questa questione della stampante si può capire come complica le cose, alimentando una burocrazia fine a sé stessa. Con la stampante in sezione, non ci sarebbe più burocrazia e tanto altro lavoro per la polizia penitenziaria.

Ci sono tante altre diverse cose anacronistiche che non hanno senso, imposte esclusivamente per opprimere. Faccio un altro esempio: abbiamo tute, pigiama, maglioncini, giubbotti, calze, cappellini, scalda colli di fibra in pile, ma c’è il divieto delle lenzuola di pile. Qual’ è il motivo? Mistero! Così come ci impedisce di avere il copriletto e coperte personali, insieme a due paia di lenzuola. Il Regolamento di Esecuzione stabilisce, all’art. 9, che possiamo avere il corredo personale del letto, ma il direttore ci consente solo un paio di lenzuola personali. Inoltre, in trent’anni di carcere, è la prima volta che non c’è il copriletto dell’amministrazione. Dove sono finiti? Possibile che gli organi di tutela non capiscano che il problema è il direttore, che non vuole nessun cambiamento? Lui ha altri incarichi. Pertanto ha dato la gestione del carcere a persone fidate della polizia penitenziaria che non vogliono aperture di nessun genere.

 Pasquale De Feo Carcere di Massama (Oristano)

 

A cura di Carmelo Musumeci per l’Associazione Liberarsi http://www.liberarsi.net




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