martedì 8 agosto - Pressenza - International Press Agency

Emergency sulle navi in Libia: un atto di guerra contro i migranti

La decisione del Governo italiano di inviare navi militari in Libia è un atto di guerra contro i migranti.

di Emergency

Il codice di condotta per le ONG che operano nel Mediterraneo mette a rischio la vita di migliaia di persone e costituisce un attacco senza precedenti ai principi che ispirano il lavoro delle organizzazioni umanitarie.

Emergency è impegnata da anni nell’assistenza a migranti, profughi e sfollati in paesi in guerra come in Italia; pur non essendo attualmente coinvolta in operazioni di ricerca e salvataggio in mare, Emergency ritiene inaccettabile il codice di condotta imposto dal Governo Italiano alle organizzazioni umanitarie impegnate nelle azioni di ricerca e salvataggio (SAR).

In particolare, la richiesta di consentire l’accesso a bordo di personale militare, presumibilmente armato, è di fatto un’aperta violazione dei principi umanitari che sono il pilastro delle azioni delle ONG in tutto il mondo.

Tale concessione rischia di creare un pericoloso precedente che potrebbe essere mutuato in altre realtà dove da anni siamo riusciti a far accettare il principio per cui le nostre strutture di ricovero e cura sono aperte a tutti coloro che hanno bisogno di assistenza, e dove nessuna persona armata può avere accesso. Ciò non ha mai impedito a governi e istituzioni di vigilare sulla correttezza e sulla trasparenza del nostro operato.

Questo codice di condotta è la foglia di fico di un’Europa che continua a dimostrarsi indisponibile, ancora prima che incapace, a gestire questa crisi con responsabilità e umanità. Lo stesso coinvolgimento delle ONG nelle attività di ricerca e salvataggio in mare si è reso necessario principalmente per colmare una lacuna dei Governi europei, che hanno la responsabilità primaria di queste operazioni.

L’unica risposta sembra essere, ancora una volta, quella militare, sia nel Mediterraneo che nei Paesi di origine e transito. Sempre più spesso i fondi italiani ed europei destinati a progetti di sviluppo vengono deviati verso il potenziamento dei sistemi di sicurezza e degli apparati militari di paesi africani per arginare i flussi migratori. Inoltre, per blindare le proprie frontiere, l’Europa non esita a chiudere gli occhi davanti a gravissime violazioni dei diritti umani, in Libia e non solo.
L’invio di navi militari in Libia, approvato oggi dal nostro Parlamento, è l’evidente negazione dei diritti umani fondamentali di chi scappa dalle guerre e dalla povertà. Migliaia di persone verranno respinte in un paese instabile e saranno esposte a nuovi crimini e violenze, senza alcuna tutela.

Solo con un massiccio impegno in politiche di promozione della pace, di cooperazione e di sviluppo si affronteranno le vere cause delle migrazioni. Solo aprendo canali di accesso legali e sicuri per chi cerca rifugio nel nostro continente si garantirà il rispetto dei diritti contrastando la piaga del traffico di esseri umani. Solo proseguendo con le politiche di accoglienza e integrazione che il Governo italiano ha avviato in questi anni, seppur senza un reale sostegno dell’Unione Europea, si potrà assicurare la gestione dei flussi migratori in maniera lungimirante e sostenibile.



3 réactions


  • pv21 (---.---.---.41) 9 agosto 21:43

    DEMARCAZIONE >

    Il Codice Internazionale della navigazione fissa chiare modalità di soccorso e di salvataggio a fronte di malaugurati eventi accidentali. BEN diverso è stare a pattugliare certe tratte marine per incrociare prevedibili flussi “clandestini” e soccorrere dei natanti stracarichi e/o fatiscenti.


    Secondo. NON SI PUO’ negare la piena solidarietà per la moltitudine di esseri umani che fuggono da guerre e carestie. L’entità di tale esodo biblico non giustifica tuttavia una “miope” disponibilità verso gli “intrufolati” per interessi di natura economica.


    Ancora. Per chi “traffica” sulle persone si tratta di un puro business la cui redditività dipende dal numero degli imbarcati. Quelle ONG che “vanno a caccia” per soccorrere e “portare in salvo” tali disperati tendono di fatto a integrare, facilitare e quindi implementare il business dei trafficanti. Anche perché quello che parrebbe un “corridoio” solidaristico non è affatto avulso dalla prospettiva di “ritorni” in positivo (lustro, contributi, sovvenzioni, ..).


    Non ultimo. SALVARE VITE UMANE è un nobile imperativo etico che nessuno si sogna di contestare. Salvo che, arricchito del corollario “sempre e comunque”, echeggia come un potente incentivo per la lunga catena di migliaia di migranti predestinate “vittime” di simili messaggi illusori.


    SINTESI. In essere c’è un fenomeno enorme per dimensioni e per complessità.

    Visto che a fronteggiarlo non basta l’azione di un singolo Stato, di sicuro lo scenario non migliora affatto con gli slogan suadenti e/o le “autonome” iniziative di natura privata.

    Obiettivo ineludibile da conseguire è determinare la “rinuncia” dei trafficanti puntando sulle barriere ostative.

    Come è mistificatorio escludere che ci sia un costo da pagare, anche in termini di vite umane.


    Sono alcuni lustri che svariate tipologie di “intrallazzatori” sguazzano Dietro la cortina di Laminarie


  • pv21 (---.---.---.155) 10 agosto 19:43

    Sursum corda >

    Dopo la sua adozione il Codice di Condotta non sembra più quel cinico protocollo antitetico ai gesti di solidarietà verso migranti disperati.

    Gli sbarchi sono in calo mentre aumentano i dubbi sulla reale valenza di certe autonome modalità operative.


    FATTO sta che anche il Presidente della CEI, Cardinale G BASSETTI, pronuncia ora delle espressioni “più accorte”.

    A cominciare dal forte appello ad una “etica della responsabilità” e al “rispetto della legge”.

    Di più.

    Secondo il Cardinale, incitando a perseguire nobili “ideali” (spinti fino all’ingenuità) si corre il rischio concreto di “fornire il pretesto, anche se falso, di collaborare con i trafficanti di carne umana”. E quindi di “non difendere l’interesse del più debole”.


    Ergo. Perfino per i credenti vale la “regola” di vivere la realtà terrena con una Fede, senza miracoli


  • pv21 (---.---.---.155) 11 agosto 18:25

    Punti fissi > Sembra che non si voglia capire la sostanziale differenza di fondo che c’è tra terra e mare.


    In terraferma è possibile circoscrivere e delimitare in modo evidente una determinata superficie d’insediamento e magari installare un sistema di allarme per le eventuali intrusioni.

    Non solo.

    A NESUNA Organizzazione “benefica” viene consentito di occupare un territorio senza il preventivo assenso delle Autorità locali. Condizione vigente anche per ogni “saltuario” sopralluogo di aree che siano state teatro di scontri.

    Di più.

    I commilitoni (armati) che, in cerca di proficua assistenza, trasportano dei feriti non hanno alcun valido motivo di entrare a presidiare in armi la struttura di “ricovero e cura” da loro scelta.

    Per contro non è escludibile una subitanea ispezione di controllo dell’insediamento da parte delle Autorità locali; ispezione all’occorrenza armata.


    Postilla.

    NESSUNO vieta ad una analoga Organizzazione “benefica” di gettare le ancore in dei punti definiti e di aspettare l’arrivo di migranti risultanti bisognosi di soccorso.

    Non è Tutta colpa di Carosello se fanno testo gli slogan da reality …


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