venerdì 3 marzo - Aldo Giannuli

Elezioni in Francia: come potrebbero condizionare l’Italia?

Fra poco più di due mesi la Francia sceglierà il Presidente, ma questo avrà effetti che non si limiteranno alla Francia e riguarderanno anche i precari equilibri italiani.

La prima conseguenza sarà di carattere generale e riguarderà l’Europa: se a vincere sarà la Le Pen, non c’è dubbio che salterà tutto in aria, Euro, Ue e compagnia cantante (dico subito che, nonostante la mia ostilità a questa Europa, non auspico affatto questo risultato perché una fascista, per quanto annacquata, all’Eliseo non è cosa che poi non comporti altre conseguenza assai meno desiderabili). Ma se dovessero vincere Fillon o Macron (e credo sia più probabile il secondo) questo non risolverà la crisi della Ue, ma, al massimo, gli darà un po’ di fiato per quale tempo, soprattutto se la Le Pen dovesse superare il 45%.

Peccato che Melenchon e Hamon non abbiano trovato un accordo che avrebbe portato un candidato della sinistra al ballottaggio e che si sarebbe rivelato un candidato più insidioso per la Le Pen, perché raccoglierebbe voti anche nelle sue fila, cosa molto più difficile ad un tecnocrate di centro, comunque si chiami. Del resto, le elezioni tedesche potrebbero riaprire tutta la partita, ma ne parleremo a parte.

Ma veniamo all’Italia e vediamo gli effetti dei sue scenari in vista delle prossime politiche.

Vittoria della Le Pen: ovviamente il maggior beneficiario sarebbe Salvini, che potrebbe aspirare alla leadership della destra e ad un risultato con almeno il 2 davanti per il suo partito, soprattutto se Toti ed i suoi amici dovessero staccarsi da Fi. Simmetricamente, calerebbe, sino a tramontare del tutto, la stella del Cavaliere che dovrebbe rassegnarsi alla marginalità o ad accettare la leadership di Salvini. Scenario da incubo per il Pd che dovrebbe fronteggiare una marea anti euro e non avrebbe neppure un possibile alleato di governo (Fi), costretto a schiacciarsi contro la sua sinistra e cercare qualche intesa con il M5s. Se il segretario fosse ancora Renzi, il suo declino acclererebbe e la crisi del Pd si approfondirebbe con rischio di nuove scissioni.

Scenario non bello neanche per il M5s che scoprirebbe che la Lega non è un possibile alleato, ma un temibile concorrente che inizierebbe a insidiare il suo elettorato.

Per il Mdp potrebbero aprirsi spazi nel caso di crisi del Pd, ma potrebbero ridursi se questo portasse ad una nuova segreteria più di “sinistra” del Pd che potrebbe portare al rientro di almeno una parte del partito appena nato. Sinistra Italiana, in questo caso, potrebbe giovarsi del rapido declino di Mdp, ma molto dipenderebbe dal suo dinamismo politico.

Morale generale: fine della legislatura già dal giorno dei risultati e nove elezioni entro sei mesi.

Vediamo, invece lo scenario che vede la Le Pen sconfitta. Ovviamente, il maggiore danneggiato sarebbe Salvini che forse pagherebbe il prezzo di una scissione di Bossi e vedrebbe archiviato il suo sogno di diventare il leader di tutta la destra, Per converso, questo segnerebbe il rilancio del Cavaliere che potrebbe tornare ad essere il punto di attrazione della destra e non solo per i leghisti e FdI, ma anche per la residua area di centro (Alfano, Casini, Verdini e frattaglie varie, da Tosi a Marchini a Fitto e ai resti dell’ex area Giannino ecc) e questo potrebbe riportare Fi oltre il 20 e l’area di centro destra verso un pericoloso 34-35%.

Per il Pd sarebbe una (amarissima) mezza vittoria, perché gli darebbe l’alleato con cui fare un governo di “unione nazionale” o giù di lì, ma potrebbe farlo diventare terzo schiacciato fra la nuova destra ed il M5s: brutto affare che riproporrebbe la crisi interna. Il M5s potrebbe uscirne bene, evitando la concorrenza della Lega (che però, in uno scenario del genere, difficilmente potrebbe appoggiare dall’esterno un governo Di Maio, ammesso che i voti possano bastare), ma, se (come sembra probabile) non dovesse raggiungere il 40%, si troverebbe a fare i conti con la delusione della sua base (ma di questo parleremo a parte).

Per Mdp la situazione potrebbe farsi difficile qualora i suoi voti fossero determinanti per un governo Pd-Fi. Sinistra Italiana dovrebbe giocare di conserva infilandosi nelle contraddizioni altrui.

Morale: probabile governo Fi-Pd e durata un po’ più lunga della legislatura, diciamo 2 anni.

Ci sono poi altre due conseguenze extra politiche: sino al ballottaggio francese resterebbe in bilico la scelta della nuova City: se vincesse la Le Pen il discorso di Parigi sarebbe chiuso, e l’alternativa secca sarebbe Milano-Francoforte. Se la Le Pen perdesse, Parigi surclasserebbe Francoforte e diventerebbe una rivale molto forte di Milano.

Secondo effetto extra politico è quello che riguarda la campagna acquisti in Italia di Bollorè e soci: una sconfitta della Le Pen rafforzerebbe quella campagna perché schiererebbe alle spalle di Vivendi un governo amico e vice versa nel caso di vittoria della Le Pen.

Riparliamone a metà maggio.

Aldo Giannuli




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