mercoledì 17 maggio - Aldo Giannuli

Elezioni | Selezione dei parlamentari: qualche consiglio al M5s

A breve il M5s dovrà affrontare la selezione dei candidati per il Parlamento e della squadra di governo e la cosa pone problemi che in passato non c’erano, a cominciare dal fatto che mai il M5s si era mai trovato nelle condizioni di indicare una formazione ministeriale. Ma, soprattutto, il M5s è diventato “grosso”, attira appetiti malsani e non ha ancora gli anticorpi necessari.

Per cui occorre attrezzarsi contro i pericoli di infiltrazione che non sono più quelli di qualche singolo pidocchio carrierista, ma operazioni organizzate ben più pesanti e i nemici più temibili, a mio avviso, sono tre: qualche partito concorrente interessato a piazzare un gruppo di uomini suoi pronti a fare una scissione quando questo dovesse servire, pezzi di grande criminalità, parimenti interessati a piazzare qualcuno, magari come possibile ministro o sottosegretario alla Giustizia o all’Interno, ma, più di tutti, qualche servizio segreto (italiano o estero non importa) interessato a piazzare suoi agenti nelle commissioni parlamentari ed (eventualmente) nei dicasteri sensibili (Interno, Difesa, Economia, Giustizia, Esteri).

Ed ormai occorre tener presente che ci sono servizi in grado di manipolare (anche solo in parte limitata) elezioni statali su siti che si immaginano ben più protetti di quelli del M5s. Da un punto di vista tecnico non sono in grado di suggerire niente perché tecnologicamente sono una capra, mi limito a segnalare il problema, sperando che alla Casaleggio associati (dove qualche piccolo genio non manca) riescano a far quadrare il cerchio. Però posso dare qualche altro consiglio di altro genere che forse può attenuare il rischio se non eliminarlo del tutto (ragionando sulla legge elettorale esistente, dopo vedremo se dovesse cambiare cosa si può fare).

In primo luogo, forse si potrebbe puntare sui “già conosciuti”. Mi riferisco agli attuali parlamentari: in primo luogo io confermerei senza discussione quanti hanno svolto funzioni di capogruppo, anche perché si immagina che abbiano acquisito un a certa familiarità con i meccanismo del Parlamento. Per quanto riguarda gli altri parlamentari, ciascuno dovrebbe presentare un rapporto di attività su quello che ha fatto (partecipazione a commissioni, proposte legge, interventi, emendamenti eccetera), sottoponendosi al giudizio della base, chi supera la soglia del 50% di approvazione (oppure un voto medio superiore al 5 in una scala da 1 a 10) sarebbe automaticamente inserito in uno dei posti di capolista. Gli altri, ovviamente, sarebbero “bocciati” e, in quanto tali esclusi dalle liste.

Considerando che un quarto degli eletti della scorsa volta è uscito dal movimento o ne è stato escluso, e che altri passerebbero (o almeno dovrebbero in base alle norme vigenti nel Movimento) al Senato, e che probabilmente alcuni non supererebbero il giudizio, quasi certamente residuerebbero un certo numero di posti di capolista alla Camera che potrebbero essere riservati ad un turno riservato ai consiglieri regionali (modificando l’attuale regolamento che li escluderebbe) o almeno al primo dei non eletti delle liste regionali, politiche ed europee. Ammetto che non è un metodo molto democratico e che limita nuovi accessi, però non è una soluzione definitiva, ma servirebbe, almeno per il momento, ad attenuare (anche se non eliminare) il rischio di “assalti alla diligenza”. Almeno si potrebbero giocare carte già conosciute ed emerse quando nessuno poteva sapere quale sarebbe stato il successo del movimento ed il rischio di infiltrazioni di gruppo non si profilava ancora.

Resta comunque il problema di qualche posto di capolista scoperto e degli altri: a fare conti grossolani, i posti di capolista “bloccati” che l’attuale legge prevede sono un centinaio alla Camera ed anche nella denegata ipotesi che il M5s non prenda il premio di maggioranza, è realistico che si aggiudichi almeno altri 50 seggi che sarebbero attribuiti con le preferenze. Quindi a differenza della volta scorsa, non importa con quanti voti un candidato entri in lista, può essere anche l’ultimo, tanto poi decidono le preferenze raccolte ed il rischio di infiltrazioni si fa anche maggiore (basti pensare ad un candidato di organizzazioni criminali nelle regioni del sud).

Un possibile rimedio potrebbe essere quello di presentare una pre-candidatura due mesi prima delle parlamentarie, da sottoporre ad una apposita commissione elettorale centrale composta da Beppe Grillo, Davide Casaleggio (come garanti del movimento) e da un certo numero di persone votate dalla rete, scegliendo fra da parlamentari che non vogliano ripresentarsi, deputati europei, consiglieri regionali, sindaci ecc.

La commissione riceverebbe eventuali segnalazioni negative ed inviare sul territorio degli ispettori del movimento con l’incarico di raccogliere informazioni. Questo presuppone che si formi subito un gruppo di militanti (ovviamente conosciuti, affidabili e non candidati nelle elezioni in questione). Poi sulla base delle relazioni raccolte, la commissione centrale deciderà chi ammettere alle parlamentarie e chi escludere perché non dia sufficiente affidamento.

Il problema è che bisogna evitare assolutamente espulsioni successive o esclusioni dalle liste dopo che si è votato: l’operazione di pulizia fa fatta prima, mentre, dopo, la frittata è fatta. E questo per evitare situazioni del tipo Genova o come quelle che in passato hanno impedito la presentazione di liste di movimento ad alcune regionali.

Altra avvertenza: la volta scorsa si adottò un rigido criterio territoriale, per cui ciascuno si presentava nel collegio di residenza e, se raccoglieva i voti necessari, era inserito nella rispettiva lista ufficiale. Però la volta scorsa le circoscrizioni erano abbastanza ampie (quasi sempre pluri provinciali), questa volta, con questa fesseria dei collegi piccoli, nascono una serie di problemi, magari perché uno risiede in un collegio, ma lavora ed è conosciuto in un collegio limitrofo, oppure si verifica una situazione per cui in un collegio hai diversi ottimi candidati magari molto votati, mentre nel collegio a fianco hai candidati che hanno preso pochissimi voti.

Io suggerirei candidature di ambito mono o pluri provinciale (se non regionale) e poi la commissione elettorale, sulla base di una serie di una serie di valutazioni (preferenza del candidati, necessità di coprire adeguatamente il territorio, voti raccolti in rete, eventuali incompatibilità –ad esempio è opportuno che il dirigente di un ufficio fiscale, un carabiniere, un magistrato ecc. si candidi nel collegio in cui esercita il suo ufficio?- componga le liste collegio per collegio.

Terza riflessione: le attuali norme del movimento escludono quanti abbiano rivestito incarichi in altre formazioni politiche o si siano presentati ad elezioni in concorrenza al M5s. La norma ha l’evidente scopo di evitare operazioni di riciclaggio di politici in pensione. Ed è uno scopo condivisibile, che però crea problemi su un altro fianco. In primo luogo può benissimo darsi che una persona sia stata sindaco 15 anni fa e magari lo abbia fatto più che dignitosamente e non si vede perché escluderlo, e poi, un conto è che uno sia stato dirigente di un partito come Forza Italia o Ncd, ed un conto è se lo è stato nell’Italia dei Valori da cui, peraltro, provengono diversi attivisti del Movimento.

Ma, soprattutto, uno che ha militato politicamente è persona già nota, si cui è più facile raccogliere informazioni e farsi una idea. E’ con i totalmente sconosciuti che si prendono le peggiori scottature. Se io fossi il dirigente di un servizio segreto e dovessi infiltrare qualche mio agente, sceglierei la persona più anonima del mondo, con un certificato penale da esposizione universale, che fa un lavoro del tipo importatore di crostacei, con la faccia color tappezzeria e che parli il meno possibile. Sono questi i tipi da temere. Anche la malavita organizzata non ti manda il suo avvocato, ma il figlio del cugino dell’avvocato, che magari vive in un’altra regione e tu non sai chi è.

Magari sarebbe il caso di prevedere eccezioni alla norma anti-riciclati, da sottoporre alla commissione elettorale con notevole anticipo.

Altra cosa: il M5s chiede il certificato penale ed è giusto, ma basta? Ad esempio, non sarebbe opportuno presentare anche la dichiarazione dei redditi? Sapeste quante cose si capiscono da un 730! Allo stesso modo sarebbe interessante che l’eventuale candidato dica per quali motivi sceglie il M5s e cosa si attende da esso. E magari indichi pure in quale settore intenderebbe dare il suo contributo: se indica uno de settori “sensibili” forse è il caso di dare una occhiata più accurata.

Ultima idea: e se il candidato fosse “presentato” da due personaggi o associazioni che ci mettono la faccia? Ad esempio: Tizio è presentato da uno scrittore come Carlo Lucarelli, da Chiara Appendino (tanto per fare dei nomi e mi scuso con gli interessati chiamati in causa) o da una associazione ambientalista, mentre Caio è presentato dal dottor Carmelo Vattelappesca e dall’avvocato Ciccio la Coppola di Vigata . Direi che sia l’elettore che la commissione elettorale hanno qualche elemento di giudizio in più vi pare? Naturalmente, non è il caso che tutti abbiano presentazioni altisonanti come quelle citate tanto per capirci, magari nella maggior parte dei casi ci saranno sottoscrittori più modesti, ma è comunque qualcosa. Anche questi sono modi per “annusare” i personaggi.

Bene, non pretendo affatto di aver fornito la formula magica per risolvere il problema o che tutte le proposte siano condivisibili, ho voluto solo attirare l’attenzione sul problema ed indicare qualche possibile soluzione. Tutto qui.

Aldo Giannuli



1 réactions


  • pv21 (---.---.---.8) 18 maggio 19:33

    RETAGGIO >

    Nei 3 mesi appena trascorsi il nostro DEBITO pubblico è cresciuto di circa 43 miliardi, di quasi il +2%. Nel contempo il PIL è aumentato del +0,2% (circa 3.350 milioni).

    E’ da aggiungere che una tale marcata differenza non è una novità del 2017. Si sta riproducendo l’infausta combinazione già vista da svariati trimestri.


    Nel merito.

    Di fatto si dimostra che la “svolta” tanto promessa  e le decantate riforme “epocali” servono a ben poco se difettano le “ingenti” risorse necessarie a ridare ossigeno (spinta) a un mercato interno segnato dalla crisi.


    Cosa aspettarsi.

    In questo clima da perdurante campagna elettorale parlare di come, dove e quanto “incidere” per liberare tali risorse è diventato vero argomento “tabù”. Perfino la Commissione UE sta per ora tergiversando sul fronte delle “scadenze” procedurali.


    Di più.

    NON sarà affatto invidiabile la posizione di quel governo (?) che, a settembre, avrà l’incombenza di stilare i contenuti per la Legge di Stabilità del 2018.

    Soltanto ALLORA appariranno chiare la reale entità e le tappe forzate di una non più differibile manovra “correttiva” (decine miliardi).

    Resta solo da augurarsi che l’effetto “traino” di un’economia mondiale in più decisa ripresa ci renda meno amaro il boccone da digerire.


    Di sicuro vedremo certi esponenti politici, oggi dal facile sorriso stampato, cambiare faccia e “sermone”.

    Anche nel paese del Barbiere e il Lupo non mancano soluzioni davvero …


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