venerdì 23 giugno - Aldo Giannuli

Elezioni | Ci saranno nuovi partiti alle politiche?

Ho visto che diversi lettori di questo blog ritengono azzardata la mia previsione di un’ondata di nuovi partiti. Molti si affidano alla clausola di sbarramento del 3%, che dovrebbe frenare il flusso, altri al fatto che di partiti ce ne sono già troppi, altri ancora pensano che saranno le nuove regole sulla raccolta delle firme a vanificare questi tentativi, poi il costo delle campagne elettorali, l’accesso alle Tv eccetera eccetera.

Partiamo da un elemento sul quale non so se concordate: il dato di fondo di questa crisi politica è lo stato fallimentare dell’offerta. I partiti che hanno governato nella seconda repubblica, sono decotti ed impresentabili mentre i nuovi partiti (M5s e Si) non appaiono ancora maturi per la sostituzione. I dati occupazionali e dei consumi sono ai minimi termini, lo stato delle infrastrutture penoso, la corruzione dilaga, il debito pubblico è ormai oltre la soglia di solvibilità, tagliare la spesa non serve più a nulla, perché gli interessi sul debito si mangiano tutto l’avanzo primario e qualcosa di più, la pressione fiscale è insostenibile e l’economia reale sta morendo asfissiata. I partiti “tradizionali” si dimostrano non in grado di fronteggiare la situazione e questo ormai è chiaro alla maggioranza degli italiani (se consideriamo il totale del corpo elettorale, compresi gli astenuti, la somma dei partiti “tradizionali” non arriva al 30%) che ormai cercano altro.

Partiamo da questo dato generale e consideriamo che:

a. c’è una bolla astensionista che assomma oltre il 40% e che dà segni di nervosismo, per cui potrebbe liberare flussi rientranti capaci di modificare la situazione

b. c’è un’area di votanti intorno al 15% che vota liste civiche e che costituisce un serbatoio cui potrebbero attingere nuove forze politiche

c. ci sono centinaia di deputati e senatori iscritti ai rispettivi gruppi misti, frutto della scomposizione delle forze politiche di governo o delle infelici epurazioni del M5s.

d. ci sono diversi gruppi che sono sotto o a cavallo della soglia di sbarramento del 3% (La Destra, Scelta Civica, Ala, Conservatori progressisti, Udc-Ncd, Si, Mdp, Rifondazione Comunista ed altri minori) che saranno costretti ad apparentarsi, magari con nuovi gruppi, nel tentativo di raggiungere la soglia di sicurezza.

e. Ci sono diversi gruppi localmente consistenti (Tosi a Verona, Pizzarotti a Parma, Marchini a Roma, De Magistris a Napoli, Fitto in Puglia e Orlando a Palermo)

f. Diversi notabili locali del Pd ( come Emiliano in Puglia e De Luca a Salerno) che danno segni di turbolenza, mentre compaiono alcuni abbozzi di nuovi partiti (come quello di Parisi, cui sembra aggiungersi Quagliariello)

In questo quadro distinguiamo alcune tipologie di possibili comportamenti: quello dei “localisti”, quello dei “posizionisti” e quello degli “scambisti” (no, non sono quello che state maliziosamente pensando!).

I localisti sono i personaggi che hanno una forte base locale concentrata (ne abbiamo elencato alcuni, ma potremmo far riferimento anche ad alcune liste civiche che hanno superato il 20%), hanno un certo potere contrattuale, in particolare verso liste in affanno per superare la soglia del 3% e, in una certa misura, verso le maggiori in vista di un pur improbabile 40%, oppure, considerata l’attuale distribuzione dei seggi nelle piccole circoscrizioni dell’Italicum-Consultellum, potrebbero essere determinanti nella conquista di un seggio di circoscrizione (e più ancora se la legge elettorale venisse modificata reintroducendo i collegi uninominali). Potrebbero anche contribuire a dar vita ad una lista nazionale, dando credibilità ad essa (ad esempio, intorno a Pizzarotti, potrebbero aggregarsi molte schegge di ex M5s). Non è detto che i localisti cercino sempre di avere qualche eletto, potrebbe anche bastare una candidatura che contribuisca a mettere “sotto chiave” il proprio gruzzolo elettorale, magari in vista delle regionali del 2020.

E questa ultima osservazione è al limite del comportamento dei “posizionisti”, cioè quei gruppi che, pur avendo poche speranze di superare la barriera del 3%, cercano di “piazzare” il proprio simbolo in attesa di futuri accordi, ad esempio in vista delle europee del 2019 o delle successive elezioni politiche che potrebbero arrivare molto prima della scadenza naturale.

Gli “scambisi” sono quei gruppi che, avendo un pacchetto di qualche consistenza in uno dei due rami del Parlamento (normalmente la Camera) offrono il loro appoggio ad un partito o un candidato nell’altro ramo, in cambio di un appoggio dove sono più forti. Ad esempio un partito “forte” alla Camera, sceglie di aderire ad una coalizione al Senato (dove la soglia è ben più alta) per essere appoggiato (con denaro, pubblicità o anche passaggio di un pacchetto di voti) alla Camera. Questo può avvenire sia da parte di partiti in blocco che da parte di singolo candidati, per cui il capolista alla camera del partito X, che ha qualche speranza di “scattare” in quella circoscrizione, offre i suoi voti al candidato del partito Y nella stessa circoscrizione, in cambio di un pacchetto di voti di quest’ultimo alla Camera.

E naturalmente lo “scambista” può anche essere un “posizionista”, cioè puntare, anche in caso non sia eletto, a maturare un buon potere negoziale per elezioni successive.

Già questa considerazioni dicono attraverso quali modi potremmo assistere alla formazione di nuovi raggruppamenti politici, ma c’è da considerare anche le possibili defezioni di quanti non siano ricandidati.

Dunque ci sono diverse probabilità che si affermino diverse nuove sigle. Ad esempio (non prendetemi alla lettera, sono solo esempi di fantasia) sarebbero strane nuove aggregazioni come un “Movimento sei stelle” composto da fuorusciti del movimento cui si aggreghino quanti non ce la facciano alle primarie on line? Oppure una sorta di Lega Sud fra Emiliano, Orlando e De Magistris? O magari una lista Parisi-Quagliariello, Tosi, Fitto con un po’ di liste civiche? E Verdini dove andrà a posizionarsi? Come vedete non mancano le ipotesi, ma sin qui siamo restati all’interno del recinto della politica ufficiale, ma l’Italia è un paese ricco di associazioni, gruppi locali, singoli personaggi che irrompono all’improvviso sulal scena politica e non è detto che la fortuna non arrida a qualcuno di essi. Ad esempio, vi sembrerebbe così strana un movimento anti corruzione presieduto da Cantone che si presenta alle alezioni, magari in compagnia di Davigo? Ovviamente è un altro esempio di fantasia.

Per cui, rilassiamoci e stiamo a vedere cge succede.

Aldo Giannuli



2 réactions


  • Lucia Talarico Lucia Talarico (---.---.---.199) 23 giugno 10:06

    Buongiorno, Giannuli, "rilassiamoci" è un parolone impossibile nel disastro che ci vede tutti coinvolti. Io temo che qualsiasi nuova sigla che si presentasse (anche con ogni buon proposito) impatterebbe violentemente contro la non credibilità che la politica ha seminato a piene mani.
    E’ questo il terribile risultato al quale ci hanno condotto: rabbia mista a rassegnazione e indifferenza, difficili da scuotere e da combattere. E’ stato tutto voluto e perpetrato scientemente, pochi a imperare, tutti a subire. Quello che accade sopra la nostra testa, noi non lo possiamo neanche immaginare, affannati nel quotidiano e nel governare la nostra piccolissima barca. "Questi", con uomini, mezzi, denari e corruzione, ci remano contro e tentano di farci affondare, resisteremo?
    Grazie a tutti per l’attenzione.


  • pv21 (---.---.---.121) 25 giugno 19:45

    Muraglia >

    Già oggi i diversi partiti in campo hanno serie difficoltà a stilare un programma di governo che risulti organico ed esauriente.

    Salvo modifiche, costituire nuove forze politiche e relative candidature significa raccogliere e certificare la firma di assenso di almeno 60mila aventi diritto al voto. Il tutto mettendo in conto un bel gruzzolo di spese da sostenere.


    NOTA. In attesa dell’esito delle elezioni Tedesche (24 settembre) gli Organi UE studiano tutte le formule “compatibili” per tenere in standby i problemi comunitari.

    Ossia. Come affrontare il 2018 sarà un’impresa tutt’altro che facile per qualsiasi nostro governo.


    Mai porre limiti al domani. Ma risparmiamoci una certa politica da “masochisti”.

    Non è solo Tutta colpa di Carosello se quel che conta è fare …


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