venerdì 31 marzo - Riccardo Noury - Amnesty International

Eimirati arabi uniti, arrestato e scomparso difensore dei diritti umani

Ahmed Mansoor, blogger emiratino e difensore dei diritti umani di fama internazionale, è stato arrestato il 20 marzo nella sua casa di ‘Ajman e da allora non se ne hanno notizie.

Diverse ore dopo il suo arresto, l’agenzia di stampa governativa Emirates News Agency ha fatto sapere che Mansoor era stato arrestato su ordine del pubblico ministero per reati informatici: per l’esattezza, “uso dei social media per pubblicare informazioni false e fuorvianti che danneggiano l’unità nazionale e l’armonia sociale”, “danneggiare la reputazione del paese” e “promuovere un’agenda politica di incitamento all’odio e al settarismo”.

Fino a 10 giorni fa, Ahmed Mansoor era l’unica voce indipendente non ancora arrestata ad aver preso la parola contro le violazioni dei diritti umani all’interno del suo paese. Condannato nel 2011 a tre anni di carcere (ma subito graziato), aveva subito ripetute minacce di morte ed era stato costantemente pedinato e sottoposto a sorveglianza elettronica.

Lui stesso aveva rivelato che nel 2012 l’azienda italiana Hacking Team, grazie all’invio di un documento infetto, era riuscita ad installare uno spyware sul suo computer per consentire alle autorità locali di monitorare i suoi movimenti e di leggergli la posta elettronica.

Nel 2015, in risposta al suo coraggioso lavoro, ha vinto il prestigioso premio Martin Ennals per difensori dei diritti umani ma le autorità emiratine, che nel 2011 gli avevano confiscato il passaporto, gli hanno impedito di recarsi a Ginevra per ritirarlo.

Qui l’appello di Amnesty International agli Emirati arabi uniti per chiedere che Ahmed Mansoor sia rimesso in libertà e le accuse nei suoi confronti siano ritirate.




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