venerdì 20 gennaio - Enrico Campofreda

Egitto: accuse di terrorismo a una stella del pallone

Per ora non finisce in galera come l’ex presidente Morsi, ma l’accusa per l’ex campione del calcio egiziano Mohamed Aboutrika è la stessa rivolta a qualsiasi aderente alla Fratellanza Musulmana: terrorismo. 

E’ quanto stabilisce la legge in vigore dal 2015 che ha fatto sentenziare migliaia di anni di galera contro i militanti di vertice e di piccolo cabotaggio del gruppo islamista. Aboutrika, dall’alto della sua ricchezza (era il secondo calciatore più pagato del Paese dopo Salah, che sta guidando l’attacco della Roma), sarebbe accusato di aver finanziato l’attività della Confraternita. Come tanti cittadini e personaggi pubblici, si spese a favore della candidatura alla presidenza di Mohamed Morsi nella campagna elettorale del giugno 2012 (quando l’esponente della Fratellanza si misurò con Shafiq e vinse) però, nega di aver mai finanziato il gruppo. Il trentottenne trequartista, ritiratosi dallo sport nel 2013, resta al centro dell’attenzione dei media in virtù di un’invidiabile carriera con cui ha vinto otto scudetti col club Al-Ahly, ha ottenuto in quattro occasioni la palma del miglior giocatore africano, segnando il gol che nel 2006 fece conquistare alla nazionale la Coppa d’Africa. Ora, finito nella ‘lista dei terroristi’, si ritrova nell’impossibilità di muoversi dal Paese.

Avrà il passaporto congelato per tre anni, lasso temporale di questa misura restrittiva, una sorta di limbo che costituisce una punizione minore, visto che altre aggravanti conducono i presunti terroristi direttamente nel braccio denominato ‘Scorpione’ della prigione cairota di massima sicurezza di Tora. L’ex presidente Morsi e la giuda spirituale della Brotherhood Badie, tanto per citare due nomi noti, sommano la presenza nella lista e anche in prigione. L’indice rivolto contro Aboutrika si collega agli ultimi arresti - nove - di adepti della Fratellanza additati come capi dalle forze di sicurezza che li hanno arrestati. Un’operazione piazzata a ridosso del fatidico 25 gennaio, data ormai significativa per l’Egitto che osò ribellarsi al regime dei militari e di Mubarak e che in seguito ha trovato conferma peggiore nella presidenza Sisi. E’ lui la massima autorità che ostacola la verità sull’omicidio di Giulio Regeni e di centinaia di persone finite allo stesso modo e mai ritrovate. Ora il regime sarebbe in fibrillazione per possibili nuove manifestazioni, seppure d’entità ridotta, in ricordo del ‘giorno della collera’; come già prospettato un anno fa quando il ricercatore friulano scandagliava gli umori di lavoratori, prima di cadere nella rete intessuta da informatori e repressori.

 

Enrico Campofreda, 20 gennaio 2017 articolo pubblicato su http://enricocampofreda.blogspot.it




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